In Italia consumi di pesce in calo 3 su 4 provengono dall’estero
Negli ultimi 2 anni si è registrato un calo dei consumi di pesce in Italia: -6% nel 2010, -3,1% nel 2011. Il settore ittico è messo a rischio anche dalle crescenti importazioni dall'estero. Per ridare impulso ai consumi si deve puntare sulle molto apprezzate qualità nutritive e dietetiche del pesce
Gli italiani consumano pesce in media 2-3 volte alla settimana, con una frequenza minore nelle città delle aree interne e maggiore nelle zone costiere, in particolare nel Meridione. I motivi che, in linea teorica, favoriscono un avvicinamento ai prodotti ittici o un aumento dell'intensità del loro consumo sono essenzialmente tre: le caratteristiche salutistiche e dietetiche legate alla leggerezza del pesce e alla sua ricchezza di omega-3; la distribuzione più capillare del prodotto grazie allo sviluppo del reparto del pesce fresco in ipermercati e supermercati, che ha contribuito inoltre ad abbassarne i prezzi al consumatore finale; l'aumento del consumo del pesce crudo come fenomeno sociale di moda e di tendenza.
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Tuttavia, complice la crisi, i consumi di pesce in Italia negli ultimi 2 anni hanno subito una forte contrazione, con un crollo record del 6% nel 2010 (dati Ismea). Il settore ittico è a rischio inoltre per le crescenti importazioni dall'estero, con 3 piatti di pesce su 4 consumati in Italia che sono stranieri, soprattutto per quanto riguarda quello servito al ristorante dove l'indicazione della provenienza servirebbe sia a tutelare i consumatori che a difendere le produzioni made in Italy dall'import straniero. Nel 2011 si è registrato un calo dei consumi di pesce pari al 3,1% rispetto all'anno precedente, e si è confermata la generale diminuzione del consumo dei prodotti freschi a favore di quelli trasformati. La contrazione degli acquisti domestici di prodotti ittici si è avuta soprattutto nel dettaglio tradizionale (pescherie, ambulanti e mercati rionali), mentre gli ipermercati continuano ad aumentare la propria quota di mercato nella vendita dei freschi alle famiglie.
Il pesce nella ristorazione
Sul totale del pesce commercializzato in Italia, quanto è destinato ai consumi fuori casa? Quali sono le specie ittiche più richieste nei ristoranti? Per dare una risposta a questi interrogativi, Italia a Tavola ha intervistato alcune delle più importanti aziende ittiche d'Italia per cercare di delineare le caratteristiche del mercato del pesce nella ristorazione.
L'Orobica Pesca di Bergamo vende il 62,6% dei suoi prodotti ittici all'ingrosso (per la quasi totalità si tratta di ristoratori). Il restante 37,4% è invece destinato al commercio al dettaglio. Nel settore ristorazione le specie ittiche maggiormente richieste sono polpo, vongole veraci, cozze da allevamento, seppia, tonno a pinne gialle, salmone norvegese, astice, branzino, pesce spada e orata.
Il Gruppo Soho di Genova è specializzato nella vendita di pesce di stagione, soprattutto alla ristorazione. Il ceo dell'azienda, Damian Ranasinghe, ci ha spiegato che la quantità di prodotti ittici venduti ai ristoranti si aggira intorno al 70% e che il punto di forza sta nell'offerta di pesce fresco rispettando il più possibile la stagionalità della pesca. D'estate per esempio si privilegia il pesce azzurro, mentre in autunno vanno per la maggiore boga, cefali, lampuga, mormora, sardine, sugarelli, triglia di fango, gambero rosa e viola, ecc.
Per la Coam Industrie Alimentari Spa di Morbegno (So), il settore della ristorazione rappresenta una fetta di mercato più ridotta, circa il 20%. «Il prodotto più trainante per la ristorazione - spiega Anna Gusmeroli, responsabile marketing dell'azienda - è senz'altro il salmone affumicato, rappresentato per circa il 90% dal prodotto Atlantico di allevamento (Salmo salar), proveniente dalla Scozia e dalla Norvegia, mentre un 10% è interessato al prodotto di più alta gamma rappresentato dal Salmone Selvaggio Red King o Reale (Oncorhyncus tschawitscha) dell'Alaska e del Canada».
La stagionalità dei prodotti ittici
Fondamentale è il concetto di stagionalità del pesce: i prodotti ittici di stagione hanno infatti una maggiore probabilità di freschezza e il vantaggio di costare meno dal momento che provengono da mari vicini. Di seguito uno schema indicativo della stagionalità dei principali prodotti ittici in base ad una classificazione stagionale:
Vongola: da novembre a marzo.
Cozza: da maggio a agosto.
La pesca in Italia in cifre
Catture nel mediterraneo
Secondo le elaborazioni dell'Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) su dati Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura), il 22,8% del pesce pescato nelle acque del bacino mediterraneo proviene dalle coste italiane. Con oltre 220mila tonnellate su un totale di quasi 1 milione di tonnellate, il nostro Paese è al primo posto per catture tra quelli che si affacciano sul mar Mediterraneo. In seconda posizione troviamo l'Algeria (14,3%), seguita da Spagna (10,8%), Tunisia (9,9%), Egitto (9,2%), Grecia (8,8%) e Turchia (6,5%).
Gli acquisti domestici di prodotti ittici
Incidenza percentuale dei primi 20 prodotti ittici freschi sul totale acquistato dalle famiglie italiane (dati 2010)
Da un'analisi dei consumi domestici di prodotti ittici freschi effettuata dall'Ismea, emerge una sensibile concentrazione su poche specie: nel 2010, i primi dieci prodotti hanno coperto quasi il 56% della domanda domestica, mentre dal lato della spesa hanno rappresentato il 46% circa. Quattro dei primi cinque prodotti, ossia mitili, orate, spigole e vongole sono prevalentemente allevati, mentre l'unico prodotto esclusivamente pescato è l'alice, al primo posto nelle catture nazionali.
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Tuttavia, complice la crisi, i consumi di pesce in Italia negli ultimi 2 anni hanno subito una forte contrazione, con un crollo record del 6% nel 2010 (dati Ismea). Il settore ittico è a rischio inoltre per le crescenti importazioni dall'estero, con 3 piatti di pesce su 4 consumati in Italia che sono stranieri, soprattutto per quanto riguarda quello servito al ristorante dove l'indicazione della provenienza servirebbe sia a tutelare i consumatori che a difendere le produzioni made in Italy dall'import straniero. Nel 2011 si è registrato un calo dei consumi di pesce pari al 3,1% rispetto all'anno precedente, e si è confermata la generale diminuzione del consumo dei prodotti freschi a favore di quelli trasformati. La contrazione degli acquisti domestici di prodotti ittici si è avuta soprattutto nel dettaglio tradizionale (pescherie, ambulanti e mercati rionali), mentre gli ipermercati continuano ad aumentare la propria quota di mercato nella vendita dei freschi alle famiglie.
Il pesce nella ristorazione
Sul totale del pesce commercializzato in Italia, quanto è destinato ai consumi fuori casa? Quali sono le specie ittiche più richieste nei ristoranti? Per dare una risposta a questi interrogativi, Italia a Tavola ha intervistato alcune delle più importanti aziende ittiche d'Italia per cercare di delineare le caratteristiche del mercato del pesce nella ristorazione.
L'Orobica Pesca di Bergamo vende il 62,6% dei suoi prodotti ittici all'ingrosso (per la quasi totalità si tratta di ristoratori). Il restante 37,4% è invece destinato al commercio al dettaglio. Nel settore ristorazione le specie ittiche maggiormente richieste sono polpo, vongole veraci, cozze da allevamento, seppia, tonno a pinne gialle, salmone norvegese, astice, branzino, pesce spada e orata.Il Gruppo Soho di Genova è specializzato nella vendita di pesce di stagione, soprattutto alla ristorazione. Il ceo dell'azienda, Damian Ranasinghe, ci ha spiegato che la quantità di prodotti ittici venduti ai ristoranti si aggira intorno al 70% e che il punto di forza sta nell'offerta di pesce fresco rispettando il più possibile la stagionalità della pesca. D'estate per esempio si privilegia il pesce azzurro, mentre in autunno vanno per la maggiore boga, cefali, lampuga, mormora, sardine, sugarelli, triglia di fango, gambero rosa e viola, ecc.
Per la Coam Industrie Alimentari Spa di Morbegno (So), il settore della ristorazione rappresenta una fetta di mercato più ridotta, circa il 20%. «Il prodotto più trainante per la ristorazione - spiega Anna Gusmeroli, responsabile marketing dell'azienda - è senz'altro il salmone affumicato, rappresentato per circa il 90% dal prodotto Atlantico di allevamento (Salmo salar), proveniente dalla Scozia e dalla Norvegia, mentre un 10% è interessato al prodotto di più alta gamma rappresentato dal Salmone Selvaggio Red King o Reale (Oncorhyncus tschawitscha) dell'Alaska e del Canada».
La stagionalità dei prodotti ittici
Fondamentale è il concetto di stagionalità del pesce: i prodotti ittici di stagione hanno infatti una maggiore probabilità di freschezza e il vantaggio di costare meno dal momento che provengono da mari vicini. Di seguito uno schema indicativo della stagionalità dei principali prodotti ittici in base ad una classificazione stagionale:
- Inverno: triglia, sarago, sardina, ricciola, pagello, alice, pescatrice, palamita, sgombro, vongola verace, rombo chiodato, lampuga, polpo, seppia.
- Primavera: sugarello, sgombro, gallinella, branzino, sarago, leccia, palamita, pagello.
- Estate: sugarello, sogliola, orata, ricciola, branzino, gallinella, sarago, sardina, alice.
- Autunno: alalunga, branzino, triglia, rombo chiodato, gallinella, lampuga.
Vongola: da novembre a marzo.
Cozza: da maggio a agosto.
La pesca in Italia in cifre
- 900mila le tonnellate di pesce commercializzate ogni anno in Italia
- 220mila le tonnellate di pesce pescate nel mare italiano
- 1.167 milioni di euro è il volume d'affari del settore ittico (di cui 1/3 è il valore dell'export)
- 13.300 le imbarcazioni italiane impegnate nella pesca
Catture nel mediterraneo
Secondo le elaborazioni dell'Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) su dati Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura), il 22,8% del pesce pescato nelle acque del bacino mediterraneo proviene dalle coste italiane. Con oltre 220mila tonnellate su un totale di quasi 1 milione di tonnellate, il nostro Paese è al primo posto per catture tra quelli che si affacciano sul mar Mediterraneo. In seconda posizione troviamo l'Algeria (14,3%), seguita da Spagna (10,8%), Tunisia (9,9%), Egitto (9,2%), Grecia (8,8%) e Turchia (6,5%).Gli acquisti domestici di prodotti ittici
Incidenza percentuale dei primi 20 prodotti ittici freschi sul totale acquistato dalle famiglie italiane (dati 2010)
Da un'analisi dei consumi domestici di prodotti ittici freschi effettuata dall'Ismea, emerge una sensibile concentrazione su poche specie: nel 2010, i primi dieci prodotti hanno coperto quasi il 56% della domanda domestica, mentre dal lato della spesa hanno rappresentato il 46% circa. Quattro dei primi cinque prodotti, ossia mitili, orate, spigole e vongole sono prevalentemente allevati, mentre l'unico prodotto esclusivamente pescato è l'alice, al primo posto nelle catture nazionali.


