Tra frodi e insidie dell’import. Le difficoltà di mangiare pesce
Pagri venduti per dentici o pagelli fragolini, saraghi o salpe per orate, cappe asiatiche come vongole nostrane, molve per merluzzi, sogliole oceaniche come sogliole del Mediterraneo, per non parlare delle diverse specie di squaliformi che vengono spacciate per il nobile pesce spada
Conoscere e scegliere le specie ittiche nostrane, soprattutto quelle poco conosciute, è garanzia di un consumo sicuro, conveniente e di qualità. Zerri, potassoli, muggini, razze, sugherelli, boghe, sciabole e alaccie, sono pesci al di sopra di ogni sospetto in termini di contraffazioni o frodi, anche perché, per il loro scarso valore commerciale, a nessuno verrebbe in mente di taroccarle. Più a rischio frode le spigole e le orate, i merluzzi e il pesce spada: sono così richiesti che per 'sopperire” alla domanda ci si rivolge alle specie importate da Paesi extracomunitari atlantiche e indo-pacifiche, che coprono oltre il 50% dei consumi ittici nazionali. Ecco allora pagri venduti per dentici o pagelli fragolini, saraghi o salpe per orate, cappe asiatiche come vongole nostrane, molve per merluzzi, sogliole oceaniche come sogliole del Mediterraneo, per non parlare delle diverse specie di squaliformi che vengono spacciate per il nobile pesce spada.Certo è che si naviga in un mare di denominazioni scientifiche o commerciali (circa 700 in totale) che disorienta anche i veterinari, figuriamoci il consumatore medio, ancora pigro e poco incline ad avvalersi dell'unica arma che ha disposizione: l'etichetta obbligatoria, che non è una concessione, ma un preciso obbligo di legge, come sottolinea Lega Pesca, ricordando che comunque i produttori non hanno alcuna responsabilità in queste contraffazioni. Piuttosto, ne vengono danneggiati insieme ai consumatori.
L'affidabilità del pescato locale non è cosa da poco, anche se si considerano le insidie dell'import dal punto di vista igienico-sanitario. Dall'inizio dell'estate, l'Italia ha notificato all'Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) 27 allerta riguardanti i prodotti ittici. Nessuna, segnala Lega Pesca con grande soddisfazione, ha riguardato il prodotto nazionale.
Piuttosto, sarebbe molto istruttivo per i consumatori scorrere ogni tanto la lista nera delle specie e delle provenienze che finiscono ogni giorno nel mirino dell'Efsa. Una lista, dove, neanche a dirlo, figurano in prima fila i filetti di pangasio provenienti dal Vietnam, ma anche tonno dallo Sri Lanka, dentici della Nuova Zelanda, maccarelli surgelati Norvegesi, e dove non mancano prodotti di provenienza europea, come tonno pinna gialla congelato dalla Spagna e tranci di pesce spada dalla Francia, solo per rimanere alle segnalazioni più recenti.
Sul fronte delle garanzie ai consumatori, per Lega Pesca, è importante sottolineare che le produzioni nazionali sono più sicure anche perché l'applicazione del nuovo regolamento europeo sui controlli viene monitorata con rigore dalle autorità di controllo. L'Unione europea ha stretto le maglie sulla tracciabilità, introducendo l'obbligo, per i produttori di pesca e acquacoltura, di fornire una documentazione a dir poco radiografica delle partite di prodotto, ben più ampia di quella che finisce in etichetta. Pescatori e acquacoltori sono chiamati a indicare in dettaglio il nome del peschereccio o dell'impianto di acquacoltura da cui provengono, il relativo codice Fao alpha 3, e perfino la data di cattura o di raccolta per le specie allevate. Sono informazioni che oggi ancora non arrivano nella carta di identità dei pesci che troviamo sui banchi delle pescherie, perché attualmente le informazioni obbligatorie riguardano: nome commerciale; nome scientifico; metodo di cattura (se pescato o allevato); zona Fao di produzione; se fresco o decongelato.
Il vuoto di riconoscibilità delle produzioni nazionali potrà però essere presto colmato grazie al sistema di etichettatura volontaria di 'prodotto italiano”, contenuto nel decreto sviluppo. Una bella sfida di trasparenza per la tutela dei consumatori e dei produttori, cui sono chiamati principalmente ristoratori, rivenditori al dettaglio e Gdo. Se in tempi di crisi il prezzo fa giocoforza la differenza, Lega Pesca avverte i consumatori che c'è low cost e low cost, anche in termini di valori nutrizionali. A parità di prezzo, calcolato su una media di 5/7 euro al Kg, non c'è confronto tra il pangasio, allevato in uno dei fiumi più inquinati del mondo, di scarsissimo valore nutrizionale, e le specie 'povere” di provenienza locale, che vantano miglior apporto proteico e di acidi grassi polinsaturi 'buoni', come gli omega-3. Ecco perché la vera convenienza sta nel fresco locale di stagione, soprattutto se assaporato nei ristoranti dei pescatori o acquistato senza il peso delle intermediazioni commerciali nella vendita diretta, alleati nella promozione del pesce dimenticato.
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