La siccità distrugge i campi Persi raccolti per 400 milioni di euro
Il mais è il più colpito, con le piante appassite in decine di migliaia di ettari che non potranno neanche essere raccolte nelle regioni del nord, ma danni pesanti sono stimati anche per il pomodoro destinato alla trasformazione industriale con un crollo del 20% in media sulla produzione attesa
Ammontano ad almeno 400 milioni di euro i danni provocati alle coltivazioni agricole dalla siccità che con il grande caldo provocato da tre anticicloni sta 'soffocando” da oltre un mese l'Italia. è quanto emerge dal primo monitoraggio effettuato dalla Coldiretti in occasione dell'arrivo di Minosse dopo che il mese di giugno si è classificato al terzo posto tra i più caldi di sempre con la caduta del 71% di precipitazioni in meno rispetto alla media secondo Isac-Cnr. Il mais è la coltura agricola più colpita con le piante appassite in decine di migliaia di ettari che non potranno neanche essere raccolte nelle regioni del nord, ma danni pesanti sono stimati anche per il pomodoro destinato alla trasformazione industriale per la produzione di passate, polpe e sughi con un crollo del 20% in media sulla produzione attesa, anche se la qualità resta buona. La mancanza di precipitazioni ha ridotto la produzione anche dell'erba medica, foraggio necessario per l'alimentazione degli animali nelle stalle e quella di altre coltivazioni come il girasole e le bietole, ma a soffrire sono anche le verdure e la frutta per effetto della cosiddetta evapotraspirazione (la perdita di acqua dal terreno e dalle piante) che con le temperature bollenti ha raggiunto livelli che si registrano normalmente a fine luglio/agosto. Le coltivazioni infatti in questa fase stagionale si trovano in un momento critico di sviluppo e hanno bisogno dell'acqua per completare il ciclo produttivo. Il caldo ha pesanti effetti anche nel mondo animale con le api stremate dal caldo che non svolgono più adeguatamente il prezioso lavoro di trasporto del polline e del nettare mentre nelle stalle si registra un crollo delle produzioni del 10% per effetto dello stress a cui sono sottoposte le mucche.
Ma l'afa e le temperature hanno tolto l'appetito anche ai maiali che stanno consumando fino al 40% in meno della consueta razione giornaliera di 3,5 chili di mangime. La situazione è aggravata dall'umidità che, come per le persone, aumenta la sensazione di caldo anche per le mucche. In soccorso nelle stalle sono state allestite doccette, ventole e condizionatori e utilizzati integratori specifici a base di sali di potassio nell'alimentazione preparata dagli allevatori che fanno però aumentare in misura esponenziale i costi a carico delle imprese.

