Agricoltura, turismo e cultura Le virtù sprecate dell'Italia
Il problema del nostro Paese è che per troppi anni si è pensato che l'economia nazionale potesse reggersi su pilastri importanti (ma obsoleti) come l'agricoltura, il turismo e la cultura. E intanto la politica non ha fatto nulla, anzi, molte volte ha "remato contro" in questi fondamentali settori
L'Italia è - e lo sarà sempre - un grande Paese. Per il futuro deve però cambiare atteggiamento. Per troppi anni abbiamo pensato che l'economia italiana potesse reggersi su pilastri importanti, ma obsoleti, come l'agricoltura, il turismo e la cultura. La politica in questi ultimi decenni non ha capito dove si doveva e poteva intervenire, abbiamo il patrimonio culturale più grande e importante del mondo, siamo un unico grande centro storico a livello mondiale, e non sappiamo valorizzarlo e venderlo. E nemmeno difenderlo dai vandali e dagli affaristi dell'ultima ora.
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Non so quanto di voi sono andati alla Reggia di Caserta, un grande palazzo reale abbandonato a se stesso senza cura. E quanti in Italia conoscono le dimensioni di questo patrimonio culturale? Ci sono stato di recente, e mi sono vergognato; si vergognato sottolineo, di essere italiano, e di vedere questa grande opera lasciata all'incuria, con venditori ambulanti, abusivi, all'interno delle struttura. Ma non è solo la Reggia di Caserta: Pompei, Paestum e tutte gli altri monumenti del centro-sud Italia sono in questo stato di degrado. Certo la colpa non è dei dipendenti o dei direttori che devono fare salti mortali per far quadrare i conti della gestione ordinaria. La colpa è della politica, degli enti, troppi e inutili, dei tagli assurdi che il patrimonio culturale ha subito in questi anni.
Abbiamo un vasto territorio di terreni demaniali, che lo Stato di recente ha deciso di mettere in vendita, e possiamo già immaginare chi parteciperà a queste aste... Bisogna ritornare alla terra. Persino Mussolini aveva capito che solo la terra poteva garantire al popolo ricchezza e sostentamento, tanto che le ultime leggi in materia agraria risalgono al periodo del Governo fascista, con la riforma agraria che diede un grande rilancio dell'economia e diede opportunità a tutti di lavorare ed avere una azienda.
Certo, i tempi oggi sono molti diversi, e per fortuna siamo in un sistema democratico, ma dobbiamo ripartire da dove abbiamo lasciato. Fino agli anni '70 l'Italia era ancora un'economia in cui l'agricoltura aveva un peso importante. Poi sono arrivate le grandi multinazionali, l'Europa, l'euro e la globalizzazione che non ha fatto altro che distruggere l'identità dei popoli. Si dice che la qualità della vita oggi sia migliore: dipende dai punti di vista. Non credo che avere un cellulare o la macchina a diciotto anni sia una condizione stupenda. E non è vero che non c'è lavoro e che molti giovani preferiscono lavori di ufficio: basti vedere nelle molte aziende sia del nord sia del sud, in particolare nei periodi estivi, quanti italiani vi lavorano e quanti stranieri. Spesso i nostri giovani preferiscono andare all'estero e lavorare come cameriere, lavapiatti o addirittura nelle aziende agrarie: in Australia molti sono i giovani italiani che fanno questo, spesso mi domando perché qui si e non in Italia. Ma posso capire.
Le condizioni di lavoro e di salario sono ben diverse, lo Stato italiano che garantisce come diritto costituzionale il lavoro deve in ogni forma, e a alla pari con i tempi, fare riforme che garantiscono questo diritto. In questi ultimi anni non ha saputo, o forse voluto, adeguarsi alla situazione economica, la terra non ha mai fatto morire di fame a nessuno, noi siamo costretti a buttar via le nostre arance, importare pomodori dalla Cina, mentre in Italia ci sono ettari di terreni abbandonati con casali che mettono anche tristezza.
Dobbiamo puntare su questo, se vogliamo sopravvivere, creando aziende con partecipazioni statali e dare ai giovani l'opportunità di fare impresa e soprattutto garantire la qualità del prodotto italiani sulle tavole nazionali. Spesso si parla di Made in Italy: per garantire la qualità bisogna puntare sul nostro territorio, quanto olio o vino Chianti ci sono nelle bottiglie che noi produciamo?
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E pensiamo al turismo in Italia: per fortuna siamo ancora nei primi posti mondiali come meta preferita, ma attenti che siamo sull'orlo di una catastrofe economica, ricordiamo che il turismo ancora porta soldi nelle casse dello Stato italiano, anche se su questo ho molti dubbi. Anche qui le multinazionali, ma direi i russi e i cinesi che per primi hanno capito l'importanza ci hanno messo le mani, abbiamo un sistema che non ha né capo né coda. Qui ci vorrebbe una riforma strutturale seria, non come quella che ha tentato di fare la Brambilla. Il turismo vuol dire servizi, ristorazione professionale. Per fortuna i nostri alberghi e ristoranti sono l'eccellenza nel mondo, e questo grazie al personale italiano, sempre meno purtroppo, poiché i costi di gestione di queste strutture sono sempre in aumento e quindi un direttore d'albergo o un titolare di un ristorante se vuole sopravvivere deve per causa di forza maggiore affidarsi a personale straniero in cerca di fortuna in Italia. E le leggi in materia di lavoro nel campo del turismo non garantiscono certamente il personale italiano, vedi l'ultima Legge sull'apprendistato.
Cosa bisogna fare? In primis, integrare la scuola alberghiera al mondo del lavoro, l'attuale legge dell'apprendistato va rivista se non cancellata del tutto; la scuola alberghiera deve essere integrata come parte del programma scolastico alle strutture ricettive, non solo per una forma di pratica del lavoro ma anche per garantire un lavoro serio e qualificato. Questa a mio avviso è la base, poi vanno fatte delle modifiche economiche sicuramente, io turista per esempio che vado in vacanza in un albergo qualsiasi del Paese Italia, perché devo pagare la tassa turistica? Saranno pure un euro al giorno ma qual è il mio beneficio? Che servizi ulteriori la regione o il comune offre al turista, il wi-fi nelle città?

L'Iva va rivista al ribasso le imposte regionali e comunali anche, e fare dei prezzi competitivi e soprattutto regolati; è in vigore il regolamento dei prezzi, ma varia da regione a regione: che differenza un 4 stelle a Milano e a Roma, o Taormina (Me), Roma è più importante di Taormina, o Amalfi (Sa) e meglio di Rimini, poi dobbiamo per una volta per sempre chiudere la vicenda delle aree demaniali: non si può più che uno stabilimento balneare paghi un retta di poco più di 5mila € mentre guadagna fior di milioni all'anno dichiarando solo una piccolissima parte, e guarda caso tutti gli stabilimenti balneari italiani sono sempre gestiti dalle solite società, qui va fatto una riforma seria, anche andando contro le lobby politiche.
Il governo attuale che purtroppo non ha saputo e non ha voluto fare le riforme che in Italia tanto cercano ma nessuno le fa, ha fallito; ha fallito non per colpa dei Ministri, anche se alcuni di loro molto vicini alle caste, ma per colpa dei partiti. Voglio ricordare solo un episodio che forse rende l'idea delle mie parole: BuonItalia è un ente creato e voluto dal ministero delle Politiche agricole, sono passati cinque Ministri, tutti hanno fatto un timido tentativo di chiudere questo carrozzone ma non ci sono riusciti del tutto, infatti è ancora viva per così dire, da circa sei mesi è stata messa in liquidazione ma chissà perché i dipendenti, che non hanno colpe, si recano in ufficio e non sanno cosa fare, vi propongo questo video girato da Off Report molto interessate che vi fa capire meglio le lobby italiane e la volontà italiana di cambiare le cose.
L'Italia è un grande Paese, ma siamo noi italiani che forse non lo sappiamo, e forse non ci crediamo in questa terra, non siamo uniti come lo siamo quando ci stringiamo intorno alla tv a vedere i colori azzurri della nazionale. Ecco noi dovremmo essere tutti uniti come in quelle occasioni, certo soffriamo ma uniti sappiamo dare il nostro meglio, è una caratteristica tutta italiana soffrire fino all'ultimo minuto per poi vedere i nostro tricolore sventolare alla faccia di chi ci critica, dobbiamo essere come i ragazzi di Prandelli, un po' Balotelli un po' Pirlo.
* General manger de Il Villaggio di Jeddah (Arabia Saudita)
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Non so quanto di voi sono andati alla Reggia di Caserta, un grande palazzo reale abbandonato a se stesso senza cura. E quanti in Italia conoscono le dimensioni di questo patrimonio culturale? Ci sono stato di recente, e mi sono vergognato; si vergognato sottolineo, di essere italiano, e di vedere questa grande opera lasciata all'incuria, con venditori ambulanti, abusivi, all'interno delle struttura. Ma non è solo la Reggia di Caserta: Pompei, Paestum e tutte gli altri monumenti del centro-sud Italia sono in questo stato di degrado. Certo la colpa non è dei dipendenti o dei direttori che devono fare salti mortali per far quadrare i conti della gestione ordinaria. La colpa è della politica, degli enti, troppi e inutili, dei tagli assurdi che il patrimonio culturale ha subito in questi anni.
Abbiamo un vasto territorio di terreni demaniali, che lo Stato di recente ha deciso di mettere in vendita, e possiamo già immaginare chi parteciperà a queste aste... Bisogna ritornare alla terra. Persino Mussolini aveva capito che solo la terra poteva garantire al popolo ricchezza e sostentamento, tanto che le ultime leggi in materia agraria risalgono al periodo del Governo fascista, con la riforma agraria che diede un grande rilancio dell'economia e diede opportunità a tutti di lavorare ed avere una azienda.Certo, i tempi oggi sono molti diversi, e per fortuna siamo in un sistema democratico, ma dobbiamo ripartire da dove abbiamo lasciato. Fino agli anni '70 l'Italia era ancora un'economia in cui l'agricoltura aveva un peso importante. Poi sono arrivate le grandi multinazionali, l'Europa, l'euro e la globalizzazione che non ha fatto altro che distruggere l'identità dei popoli. Si dice che la qualità della vita oggi sia migliore: dipende dai punti di vista. Non credo che avere un cellulare o la macchina a diciotto anni sia una condizione stupenda. E non è vero che non c'è lavoro e che molti giovani preferiscono lavori di ufficio: basti vedere nelle molte aziende sia del nord sia del sud, in particolare nei periodi estivi, quanti italiani vi lavorano e quanti stranieri. Spesso i nostri giovani preferiscono andare all'estero e lavorare come cameriere, lavapiatti o addirittura nelle aziende agrarie: in Australia molti sono i giovani italiani che fanno questo, spesso mi domando perché qui si e non in Italia. Ma posso capire.
Le condizioni di lavoro e di salario sono ben diverse, lo Stato italiano che garantisce come diritto costituzionale il lavoro deve in ogni forma, e a alla pari con i tempi, fare riforme che garantiscono questo diritto. In questi ultimi anni non ha saputo, o forse voluto, adeguarsi alla situazione economica, la terra non ha mai fatto morire di fame a nessuno, noi siamo costretti a buttar via le nostre arance, importare pomodori dalla Cina, mentre in Italia ci sono ettari di terreni abbandonati con casali che mettono anche tristezza.
Dobbiamo puntare su questo, se vogliamo sopravvivere, creando aziende con partecipazioni statali e dare ai giovani l'opportunità di fare impresa e soprattutto garantire la qualità del prodotto italiani sulle tavole nazionali. Spesso si parla di Made in Italy: per garantire la qualità bisogna puntare sul nostro territorio, quanto olio o vino Chianti ci sono nelle bottiglie che noi produciamo?
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E pensiamo al turismo in Italia: per fortuna siamo ancora nei primi posti mondiali come meta preferita, ma attenti che siamo sull'orlo di una catastrofe economica, ricordiamo che il turismo ancora porta soldi nelle casse dello Stato italiano, anche se su questo ho molti dubbi. Anche qui le multinazionali, ma direi i russi e i cinesi che per primi hanno capito l'importanza ci hanno messo le mani, abbiamo un sistema che non ha né capo né coda. Qui ci vorrebbe una riforma strutturale seria, non come quella che ha tentato di fare la Brambilla. Il turismo vuol dire servizi, ristorazione professionale. Per fortuna i nostri alberghi e ristoranti sono l'eccellenza nel mondo, e questo grazie al personale italiano, sempre meno purtroppo, poiché i costi di gestione di queste strutture sono sempre in aumento e quindi un direttore d'albergo o un titolare di un ristorante se vuole sopravvivere deve per causa di forza maggiore affidarsi a personale straniero in cerca di fortuna in Italia. E le leggi in materia di lavoro nel campo del turismo non garantiscono certamente il personale italiano, vedi l'ultima Legge sull'apprendistato.
Cosa bisogna fare? In primis, integrare la scuola alberghiera al mondo del lavoro, l'attuale legge dell'apprendistato va rivista se non cancellata del tutto; la scuola alberghiera deve essere integrata come parte del programma scolastico alle strutture ricettive, non solo per una forma di pratica del lavoro ma anche per garantire un lavoro serio e qualificato. Questa a mio avviso è la base, poi vanno fatte delle modifiche economiche sicuramente, io turista per esempio che vado in vacanza in un albergo qualsiasi del Paese Italia, perché devo pagare la tassa turistica? Saranno pure un euro al giorno ma qual è il mio beneficio? Che servizi ulteriori la regione o il comune offre al turista, il wi-fi nelle città?

L'Iva va rivista al ribasso le imposte regionali e comunali anche, e fare dei prezzi competitivi e soprattutto regolati; è in vigore il regolamento dei prezzi, ma varia da regione a regione: che differenza un 4 stelle a Milano e a Roma, o Taormina (Me), Roma è più importante di Taormina, o Amalfi (Sa) e meglio di Rimini, poi dobbiamo per una volta per sempre chiudere la vicenda delle aree demaniali: non si può più che uno stabilimento balneare paghi un retta di poco più di 5mila € mentre guadagna fior di milioni all'anno dichiarando solo una piccolissima parte, e guarda caso tutti gli stabilimenti balneari italiani sono sempre gestiti dalle solite società, qui va fatto una riforma seria, anche andando contro le lobby politiche.
Il governo attuale che purtroppo non ha saputo e non ha voluto fare le riforme che in Italia tanto cercano ma nessuno le fa, ha fallito; ha fallito non per colpa dei Ministri, anche se alcuni di loro molto vicini alle caste, ma per colpa dei partiti. Voglio ricordare solo un episodio che forse rende l'idea delle mie parole: BuonItalia è un ente creato e voluto dal ministero delle Politiche agricole, sono passati cinque Ministri, tutti hanno fatto un timido tentativo di chiudere questo carrozzone ma non ci sono riusciti del tutto, infatti è ancora viva per così dire, da circa sei mesi è stata messa in liquidazione ma chissà perché i dipendenti, che non hanno colpe, si recano in ufficio e non sanno cosa fare, vi propongo questo video girato da Off Report molto interessate che vi fa capire meglio le lobby italiane e la volontà italiana di cambiare le cose.
L'Italia è un grande Paese, ma siamo noi italiani che forse non lo sappiamo, e forse non ci crediamo in questa terra, non siamo uniti come lo siamo quando ci stringiamo intorno alla tv a vedere i colori azzurri della nazionale. Ecco noi dovremmo essere tutti uniti come in quelle occasioni, certo soffriamo ma uniti sappiamo dare il nostro meglio, è una caratteristica tutta italiana soffrire fino all'ultimo minuto per poi vedere i nostro tricolore sventolare alla faccia di chi ci critica, dobbiamo essere come i ragazzi di Prandelli, un po' Balotelli un po' Pirlo.
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