Nel dossier "Mare Monstrum 2012" Legambiente traccia una mappa degli abusi e passa in rassegna i principali nemici del mare e delle coste, basandosi sul lavoro delle Forze dell'ordine e delle Capitanerie di porto. Nel 2011 sono stati 13.149 i reati ambientali compiuti a danno di mare e coste italiane. Scarichi fognari non depurati, colate di cemento abusive sulle coste, rifiuti disseminati ovunque, privatizzazione del demanio pubblico e pesca illegale: sono solo alcune delle "mostruosità" che distruggono e minano l'ecosistema marino.

Ad avere il primato delle regioni "fuori legge" c'è la Campania con 2.387 reati (ovvero il 18% del totale nazionale), con 5 reati ogni chilometro di costa. Seguono la Sicilia, con 1.981 infrazioni, la Puglia e la Calabria, rispettivamente con 1.633 e 1.528 illegalità rilevate. Queste regioni totalizzano oltre il 57% del totale nazionale dei reati. La tipologia di reato che va per la maggiore è la pesca di frodo (quasi 5mila infrazioni), seguita dall'abusivismo edilizio sul demanio pubblico con 3.171 illeciti e dalla mancata depurazione delle acque con 2.669 violazioni. In totale, per i crimini commessi ai danni del mare si contano 15.790 tra denunciati e arrestati e 3.870 sequestri.



Il rapporto è stato presentato in occasione del lancio dell'edizione 2012 della Goletta Verde di Legambiente che, per il ventisettesimo anno consecutivo e con il contributo del Consorzio obbligatorio oli usati, torna a navigare. Il suo viaggio partirà il 23 giugno da Imperia e si concluderà il 14 agosto a Trieste: 26 tappe per difendere l'ecosistema marino e del territorio, denunciando, informando, coinvolgendo i cittadini.

«La difesa dell'ambiente, e del mare in particolare, rappresenta uno dei capisaldi della nostra azione - ha detto Franco Barbetti, direttore tecnico Operativo del Coou, l'olio usato è ciò che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli di ciascun cittadino. Se eliminato in modo scorretto questo rifiuto pericoloso può danneggiare l'ambiente in modo gravissimo: 4 chili di olio usato (corrispondente al cambio di un'auto) se versati in mare inquinano una superficie grande come un campo di calcio. A contatto con l'acqua, l'olio lubrificante usato crea una patina sottile che impedisce alla flora e alla fauna sottostante di respirare».

Rossella Muroni (nella foto), direttrice generale di Legambiente, iha reso noto che quest'anno Legambiente punterà i riflettori sull'abusivismo e sulla speculazione edilizia che imperversano lungo la costa e che sono una vergogna nazionale. «Dopo decenni di denunce, di battaglie legali e di campagne di sensibilizzazione, ben poco è cambiato», ha detto Muroni. «Molti degli ecomostri segnalati da anni sono ancora in piedi e il rischio è proprio quello di farci l'abitudine. Non sol, continua Muroni, accanto al vecchio abusivismo proseguono le colate di cemento: solo nel 2011, i sequestri in materia urbanistica sulle coste sono stati 1.298, quasi quattro al giorno. Secondo i dati nazionali del Cresme, lo scorso anno nel nostro Paese si sono commessi 25.800 nuovi abusi, pari al 13,4% del totale costruito, con un giro d'affari stimato in circa 18,3 miliardi di euro».

Ma tre le emergenze più rilevante ci sono anche gli scarichi fognari non trattati. Attualmente la copertura di depurazione arriva solo al 76% del totale del carico inquinante prodotto, con l'82% nel Nord, il 79% al Centro e il 66% circa nel Sud e Isole, problema che si aggrava nel periodo estivo. A questo si aggiunge il rischio di nuove trivellazioni petrolifere in mare con il recente Decreto Sviluppo voluto dal Ministro Corrado Passera.

Un'altra emergenza riguarda la sicurezza in mare non garantita dal Decreto rotte, a cui Legambiente è particolarmente sensibile.