Eataly apre i battenti a Roma. È il più grande del mondo
Articolato su quattro piani al quartiere Ostiense, Eataly Roma è il negozio numero 19. Comprende ben 17mila metri quadri, 23 luoghi di ristoro, 14mila prodotti in vendita, 500 collaboratori assunti. È un po' tempio delle migliori espressioni del made in Italy, un po' bazar e un po' scuola di cucina
ROMA - Finalmente aprirà i battenti a Roma l'Eataly più grande del mondo, il luogo conviviale dove - secondo la collaudata formula di Oscar Farinetti (nella foto accanto) - il cibo di alta qualità si può comprare, mangiare e studiare. Complessi sono stati i lavori di ristrutturazione e di allestimento nell'ex Air terminal progettato per i Mondiali di Italia ‘90 e mai utilizzato al quartiere Ostiense, ma ora è deciso: aprirà al pubblico il 21 giugno. Il complesso è stato presentato in anteprima alla stampa dal suo ideatore alla presenza della presidente della Regione Lazio, Renata Polverini (nella foto accanto). è l'Eataly numero 19, dopo quelli di Torino Lingotto, Torino Lagrange, Pinerolo, Asti, Monticello, Milano, Genova, Bologna, oltre ai 9 in Giappone a quello di New York. è articolato su 17mila metri quadri in quattro piani, ha 23 luoghi di ristoro, 40 aree didattiche, sale riunioni, aree expo e una sala congressi per i numerosi eventi in programma. Vi lavorano 500 persone, in prevalenza giovani, nelle cucine e nelle aree tematiche dove sono in vendita 14mila prodotti di alta qualità, un quarto dei quali di aziende dell'agroalimentare di cui Eataly ha acquisito partecipazioni. Il restante 75% proviene da altri 2mila produttori.
Grandi spazi, cucine a vista, fabbriche del cibo in diretta, strumenti di conoscenza per capire i valori di ciò che mangiamo, 1.700 cartelli con informazioni, citazioni e aforismi, ma ci sono anche musica e opere d'arte. All'ultimo piano è stata allestita una mostra sulla satira politica dal1861 ai giorni nostri, attraverso il rapporto cibo-potere, dal titolo fin troppo esplicito 'Mangiarsi l'Italia”. Le firme sono di Scalarini, Cipriani, Guareschi, Altan, Giannelli. Difficile definire Eataly soltanto negozio, centro commerciale o bazar del gusto. Farinetti l'ha dedicato alla bellezza del cibo, della musica, dell'arte e dell'ironia. «Saranno queste quattro bellezze - ha detto- che salveranno l'Italia facendola uscire dalla crisi». Alla realizzazione del più grande centro di eccellenza agroalimentare italiana nel mondo ha partecipato anche Costa Group, azienda leader per arredamento e allestimento ristoranti negozi, bar e pizzerie.
.jpg)
Ad Eataly c'è di tutto: dalla libreria con opere sul cibo allo spazio-lettura dove chiunque potrà sedersi per sfogliare la stampa straniera, dagli impianti per la tostatura del caffè, comprato direttamente dai campesinos senza intermediari, alla mozzarella fatta in diretta da un famoso casaro casertano, Roberto Battaglia, con la cagliata di bufala campana. La pasticceria è stata affidata a Luca Montersino che ha bandito i grassi idrogenati, i coloranti e lo zucchero in eccesso, mentre la Venchi offrirà cioccolato artigianale. Soprattutto produrrà una pseudo-nutella da spalmare, profumatissima, miscelando la nocciola Piemonte Igp con olio extravergine dolce di olive Taggiasche, colte in surmaturazione perché perdano il tannino.
La frutta è tutta del territorio e prosperano due piccoli orti di erbe aromatiche che in futuro -ma è ancora un progetto - dovrebbero coprire tutto il tetto dell'edificio. Non mancano spazi per la pizza, dalla classica napoletana a quella di Recco, e un inedito spazio Friggitoria dove Pasquale Torrente di Cetara, maestro del 'cuoppo” servirà senza sosta mozzarelle in carrozza e crostini con alici. Un omaggio al Lazio, oltre alla grande zona vini, è il ristorante delle Osterie Romane affidato ad Anna Dente di San Cesareo, ai fratelli Cacciani di Frascati e a Massimo Pulicati, meglio conosciuto come l'Oste della Bon'ora. Pasta di Gragnano e pani fatti esclusivamente di farina macinata a pietra e lievito madre sono ben rappresentati, così pure la carne, fornita dalla Granda, l'associazione di allevatori di bovini piemontesi, primo presidio Slow Food fondato da Sergio Capaldo. Grande l'assortimento di pesci e molluschi, ovviamente freschissimi.
C'è persino una vera fabbrica di birra artigianale, curata da tre mastri birrai che si alterneranno: Leonardo di Vincenzo, Teo Musso e l'americano Sam Calagione. Su tutto, all'ultimo piano domina il ristorante Italia, affidato allo chef Gianluca Esposito e arricchito da tre opere di Modigliani. Il perché della scelta di dedicare il ristorante a questo maestro del Novecento lo spiega Farinetti. «Nell'epoca dell'astratto e del cubismo lui faceva il figurativo, non cambiava la realtà. E questo è una metafora della nostra cucina, dove il pesce deve restare pesce, il risotto sembra proprio tale e la coscia di pollo è riconoscibile come coscia di pollo». In altre parole qui si rispetta il cibo e si seguono le tradizioni regionali. Non a caso un'area è dedicata a Pellegrino Artusi e sulle pareti del ristorante sono infisse simbolicamente pietre delle varie regioni italiane. Vasto è il target a cui si rivolge Eataly perché tutti - è stato sottolineato- devono essere non solo consumatori ma protagonisti di un percorso di avvicinamento al cibo di qualità, devono conoscere le straordinarie biodiversità del nostro Paese. «Si deve essere serviti con la stessa dignità sia che si spendano per mangiare 5 euro che 200», per Farinetti. Non è stata dimenticata l'attenzione al sociale: i pensionati avranno 10% di sconto su tutto e potranno iscriversi gratuitamente ad alcuni corsi. E c'è spazio anche per la solidarietà: molte forme di Parmigiano Reggiano e Grana Padano cadute durante il terremoto sono state acquistate a prezzo pieno e ogni mese dieci ospiti speciali ceneranno intorno ad un tavolo d'autore spendendo ciascuno 300 che andranno in beneficenza.
.jpg)
La presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, ha elogiato l'iniziativa di aprire nella capitale un grande centro dedicato all'agroalimentare. «Eataly - ha detto - è un esempio straordinario di riqualificazione urbana di un edificio in disuso da anni, è un elemento di crescita sociale per il quartiere Ostiense e soprattutto ha offerto a tanti giovani la possibilità di lavorare e di specializzarsi nei vari mestieri». In collaborazione con Slow Food sono molte le iniziative in programma, dopo l'apertura effettiva, come ha assicurato la delegata del Lazio, Francesca Rocchi. Resta ferma la data del 21 giugno, anche se Farinetti non ha nascosto le molte difficoltà affrontate per i problemi burocratici, non ancora del tutto risolti. «Volano ancora alcune carte - ha detto - ma speriamo che arrivi in tempo la licenza».


