Ogni anno una famiglia italiana butta via una quantità di cibo pari a 42 kg pro capite, equivalenti a 117 euro a persona e a 351 euro per una famiglia di 3 componenti, pari all'8% della spesa, di cui il 42% sono alimenti scaduti o andati a male, mentre il 58% riguarda gli avanzi non riutilizzati. Al Politecnico di Milano sono stati presentati oggi, 11 giugno, i risultati dell'indagine 'Dar da mangiare agli affamati. Le eccedenze alimentari come opportunità”. La ricerca, realizzata da Fondazione per la Sussidiarietà e Politecnico di Milano in collaborazione con Nielsen Italia Ed. Guerini e Associati, ha evidenziato che ogni anno in Italia vengono buttati via ben 12,3 miliardi di euro di cibo consumabile pari a 5,5 milioni di tonnellate.

Considerevole la quantità di alimenti prodotta in eccesso nel nostro Paese che raggiunge, nell'intera filiera agroalimentare italiana, 6 milioni di tonnellate all'anno, pari al 17,4% dei consumi annui, per un valore economico di 13 miliardi di euro. La ragione principale? Il disallineamento tra domanda e offerta e la non conformità del prodotto a standard di mercato. E ancora: lo stadio di consumo che contribuisce in misura maggiore è quello a livello domestico, seguito dalla produzione agro-alimentare e dalla distribuzione.

Gran parte dell'eccedenza alimentare diviene, quindi, uno spreco a livello sociale: solo una piccola parte è donata a food banks ed enti caritativi. In quest'ottica lo spreco in Italia è pari a 5,5 milioni di tonnellate all'anno, ovvero il 92,5% dell'eccedenza, colpisce il 16% dei consumi  e corrisponde a un valore economico di 12,3 miliardi di euro. Si stima inoltre che ogni anno nella filiera agroalimentare siano sprecati 94 kg pro capite pari a 208 euro.

La ricerca non si limita tuttavia a stimare lo spreco alimentare in Italia, ma offre anche elementi concreti a tutti coloro che sono interessati ad adottare e diffondere pratiche virtuose di gestione delle eccedenze. Oggi è di massima priorità disseminare le conoscenze delle caratteristiche e dei benefici di queste pratiche, diffuse soprattutto tra le imprese del settore della trasformazione, identificando quei casi di successo nella lotta allo spreco di aziende che collaborano attivamente con operatori non profit di grande esperienza.

«Il tema dell'aiuto ai poveri, anche attraverso le eccedenze alimentari - ha dichiarato il ministro Catania -  è per questo governo particolarmente importante, considerando che il tema dell'etica, declinata in legalità e solidarietà, è per noi caratterizzante».

«Per quanto riguarda il sostegno alle fasce più povere della popolazione - ha proseguito il ministro - fortunatamente l'Italia non è all'anno zero. Molto è stato fatto, anche grazie alle food bank e agli enti caritativi che si sono impegnati su questo fronte, e ad alcune misure comunitarie che l'Italia ha saputo sfruttare al meglio in questi anni. Mi riferisco alla misura per gli aiuti agli indigenti, per il cui mantenimento mi sono fortemente battuto sia a Roma che a Bruxelles. Esiste, infatti, un fronte di Paesi che credeva fosse opportuno eliminare questo intervento, che solo all'Italia dava aiuti per circa 100 milioni di euro.  Per il 2011-2012 siamo riusciti a confermarlo, ma per il 2013 la partita è ancora aperta».

E ha concluso: «Ho inserito nel decreto sviluppo, che spero sarà presto approvato, un provvedimento che istituirà un fondo nazionale al quale potranno contribuire tutte le imprese della filiera agroalimentare e la società civile. L'idea è che questo fondo possa integrare e supportare le misure europee già previste, considerando il contesto sempre più difficile nel quale si trovano i meno abbienti».

Emergono, quindi, notevoli spazi di lavoro per gli attori della filiera - dall'agricoltura e allevamento alla distribuzione e ristorazione - cui è richiesto sia un investimento a livello di sistema sia l'organizzazione del processo di generazione dell'eccedenze.


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