La Confederazione produttori agricoli accoglie con favore la decisione dell'Unione Europea di impugnare in sede Wto le restrizioni alle importazioni decise unilateralmente dall'Argentina, che di recente hanno interessato anche i prosciutti italiani, e che rischiano di frenare un trend per l'export alimentare made in Italy verso il Paese sudamericano che ha superato i 30 miliardi di euro. A tale proposito ci si aspetta che l'atto dell'Ue riguardi tutte le restrizioni e, quindi, anche quelle relative al commercio di prodotti agricoli ed agroalimentari.

Il mercato globale si è fin qui rivelato un mercato senza regole, abbandonato ad un'evoluzione che ha fatto emergere solo liberismo sfrenato e selvaggio.

Copagri ribadisce la propria posizione a favore del libero mercato, ma a condizione che la concorrenza sia sempre leale e, pertanto, fondata su formali regole comuni e sulla conseguente loro applicazione.

Quello delle restrizioni all'import da parte dell'Argentina è solo l'ultimo caso da cancellare per ripristinare equilibrio. Permane, ad esempio, il problema dello sfruttamento della manodopera e di profonde differenze sul piano dei controlli igienico sanitari che porta sul mercato prodotti di dubbia salubrità a prezzi stracciati e, quindi, in questa fase di acuta crisi economica, estremamente competitivi rispetto alle produzioni che come in Italia e nell'Unione Europea sono sottoposte a molteplici oneri e che sono vocate alla qualità: due aspetti che comportano costi sulla base dei quali si definisce un equo prezzo per il produttore e per il consumatore che sa cosa sceglie.


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