Aldo CursanoNei giorni in cui si commemora il ventesimo anniversario delle stragi mafiose di Capaci e di via D'Amelio, in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta e Paolo Borsellino con la sua scorta, Italia a Tavola vuole ricordare anche le vittime dell'attentato di via dei Georgofili a Firenze. Fra pochi giorni ricorrono, infatti, i 19 anni da quel tragico avvenimento: nella notte fra il 26 e il 27 maggio 1993 fu fatta esplodere una Fiat Fiorino imbottita di esplosivo nei pressi della storica Torre dei Pulci, tra gli Uffizi e l'Arno, sede dell'Accademia dei Georgofili. Nell'immane esplosione persero la vita 5 persone. La strage fu inquadrata nell'ambito della feroce risposta del clan mafioso dei Corleonesi di Totò Riina all'applicazione dell'articolo 41 bis che prevede il carcere duro e l'isolamento per i mafiosi. Riportiamo la lettera a La Nazione del presidente di Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) Toscana e vicepresidente vicario nazionale, Aldo Cursano (nella foto), che allora abitava nell'epicentro dell'attentato, scampato alla tragedia con i suoi cari.

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Firenze, via dei Georgofili ore 1.04 del 27 maggio 1993: ho sempre conservato in me, quale disastrato di via dei Georgofili, la memoria di quei tragici momenti che hanno per sempre segnato la mia vita e quella dei miei cari.

Ancora oggi continuo a pensare che la mia pur traumatica vicenda rappresenti 'poca cosa” rispetto alla tragedia dei nostri vicini di casa Fabrizio, Angela Maria con la piccola Poetessa e la neonata Caterina, insieme al giovanissimo Dario che hanno perso la vita in quel vile attentato terroristico del 27 maggio 1993.

Ed è soprattutto per loro, e per le tantissime vittime innocenti dei nostri giorni, che sento il dovere oggi di dare questa testimonianza che deve suonare soprattutto come condanna assoluta di ogni forma di terrorismo.

Sono Aldo Cursano, a quel tempo ero inquilino, insieme ai miei cari – la donna che oggi è mia moglie e una mia cognata – di un appartamento in via Lungarno degli Archibusieri 4, vicino agli Uffizi, esattamente sotto l'allora 'Hotel Quisisana”, epicentro dell'attentato.

Sono vivo per il semplice motivo di aver ritardato di qualche minuto il rientro a casa, grazie alla fame che mi ha indotto a prepararmi e a mangiare un toast, cosa che mi ha evitato di restare direttamente coinvolto nello scoppio del 'fiorino-bomba”, in sosta nell'unico tratto possibile di via dei Georgofili, proprio lì dove ogni sera, al ritorno dal lavoro, ero solito parcheggiare il mio scooter.

Io mi sono sempre considerato un privilegiato per essere uscito sano e salvo da quell'esperienza che, tuttavia, mi ha marcato per la vita. Un peso da poco rispetto a quanti sono morti in quella fatale e tragica notte di fine maggio. Leggete e giudicate… Ma, soprattutto, NON DIMENTICATE…

Mancavano pochi minuti all'una di quella 'triste notte”, dopo aver chiuso il bar, al termine della giornata di lavoro, decisi di mangiare un toast prima di rientrare a casa.

Chi avrebbe mai immaginato che quel toast… mi avrebbe salvato la 'vita”???

Come ogni sera, mi diressi verso casa attraversando lentamente il centro e godendomi la notte primaverile e le magie che la città di Firenze sa dispensare a piene mani con i suoi giochi di luci e ombre su statue, monumenti, chiese e tabernacoli.

Arrivato in Piazza della Repubblica, uno scoppio improvviso ruppe quella magia. Subito dopo, quel boato si diffuse per strade e vicoli, rimbalzò da muro a muro; scattarono dovunque gli allarmi, la città si svegliò, si scosse e si riconobbe ferita.

Le sirene ne evidenziarono il dolore e le paure.

Chi era fuori rimase attonito mentre le finestre delle case s'illuminarono e la gente si affacciò per cercare di capire il perché…

Impossibile da piazza della Repubblica rendersi conto dell'origine del 'botto”, che cosa sia stato e dove sia successo.

Non mi sfiorò neanche il sospetto che poteva essere avvenuto vicino alla mia abitazione. Ma la certezza diventò un dubbio sempre più atroce man mano che mi avvicinavo a casa.

Sotto i miei occhi, le prime tracce della tragedia: fumo impenetrabile e area irrespirabile per i nauseanti odori dello sparo, accentuati e accompagnati da un'ansia crescente e indescrivibile.

Vetrine e bandoni scoppiati, strade piene di detriti di ogni genere, gente che gridava aiuto dalle finestre, urla e pianti strazianti di madri con in braccio i propri figli, famiglie intere, uomini e donne, taluni scalzi e pieni di sangue che, terrorizzati, si riversavano per la strada nel cuore della notte…

Tutti cercavano un perché e invocavano un aiuto…

Speravo nel mio cuore di vivere un incubo… Pregavo con tutto me stesso che lo fosse.

Fu il panico più totale: paura, tensione, grida e poi quell'assordante rumore degli allarmi dei negozi e delle macchine fecero da sfondo a una tragedia indescrivibile.

Cercai in qualche modo di rendermi utile, confortando e incoraggiando quelli più disperati. Chi pensava a una scossa di terremoto, chi invece affermava fosse stata una fuga di gas, chi infine parlava di una bomba. Stavo vivendo i minuti più lunghi e angoscianti della mia vita ma, non immaginate quello che provai quando riconobbi alcuni pezzi degli scooter dei miei famigliari e presi coscienza che l'area del disastro era proprio accanto alla mia abitazione.

In un solo attimo sentii annullata la mia intera vita. Pregai il Signore con tutto il mio cuore come non avevo mai fatto e come forse non saprò fare mai più.

La vita dei miei cari e di tante persone innocenti erano nelle sue mani misericordiose. In un solo attimo, il mondo intero mi cascò addosso e mi annichilì. Il cuore si fermò, non riuscì a muovermi o pensare, volevo gridare aiuto, in tutti i modi fare qualcosa per i miei cari: il Signore sa quanto lo desideravo… ma non riuscivo a camminare né a parlare, ero immobilizzato, appoggiato al muro, incapace di intendere e di volere.

Qualcuno mi rincuorò e mi aiutò a sedermi, ma non riuscì a dirgli che non ero ferito e soprattutto che non ero io ad aver bisogno di aiuto. Dopo attimi lunghi un'eternità, mi rialzai e tentai di avvicinarmi a casa mia, di andare dai miei cari. Intorno a me il caos e il panico più totale. In pochi minuti sul posto era arrivato il mondo intero: Vigili del fuoco, Polizia, Carabinieri, ambulanze, Protezione civile, agenti in borghese, poi l'esercito, impedendo a chiunque di passare. Provai e riprovai a forzare il cordone, ma non riuscì a raggiungere casa… mai più.

Distrutto, pregai e chiesi a tutti notizie: invano! Verso le 02.30 uno spiraglio diradò l'angoscia più nera. Un 'meraviglioso pompiere”, anche lui angosciato dalla mia disperazione, mi informò che alcuni suoi colleghi avevano portato delle persone illese fuori dal palazzo.

Non sapeva chi fossero. Forse turiste dell'Hotel 'Quisisana”. Bastò poco per dare fiato alla speranza. Una cosa meravigliosa. Come ritornare a respirare dopo un'interminabile e dolorosa apnea. 'Forse il Signore e la Madonna mi hanno fatto la grazia!” pensai. Di corsa, nella più assoluta confusione, come un pazzo, chiesi, cercai, domandai a tutti. Finalmente un poliziotto mi disse di aver visto due ragazze in pigiama abbracciate e terrorizzate che andavano verso piazza della Repubblica. Di corsa, con il cuore in gola, volai verso piazza dell'Unità dove ho il bar e dove pensai che mi avrebbero cercato. Avanti e indietro per strade e vicoli e ancora avanti e indietro, ma non trovai nessuno. La disperazione mi calò di nuovo addosso come una mazzata.

Tornai avvilito verso il luogo del disastro quando… tra via Panzani, angolo piazza S. Maria Maggiore, sentii gridare il mio nome. Fu un miracolo vero: si trattava della mia futura moglie e di mia cognata. Salve.

Nessuna parola può descrivere ciò che provai, mentre recitavo il più intenso e sentito 'Padre Nostro” della mia vita. Ero felice, l'uomo più ricco del mondo: tutti vivi, null'altro aveva valore. La casa distrutta, i beni e i ricordi di una vita inghiottiti nel nulla, ma vivi, questo contava! Questa consapevolezza e un certo disagio mi accompagnano ancora oggi, se penso al fatto che, mentre noi siamo vivi e abbiamo avuto la possibilità di ricostruire il nostro futuro, un destino completamente diverso ha colpito i miei vicini. Tutte morti causate da 'mani infami” che hanno lasciato un segno indelebile nella mia vita come nel cuore di questa nostra città.

E con lo strazio di questa esperienza, come non ricordare e non ringraziare dal più profondo del cuore, quanti, da subito, si adoperarono per curare le nostre 'ferite” materiali e morali. Il Sindaco e la Giunta di allora, il Prefetto e le Forze dell'ordine, tutti impegnati ad aiutarci, a sottrarci all'incubo, a ricominciare a vivere e a lavorare, a darci un nuovo 'tetto” dove abitare. Tutta la città ci ha dato sostegno, conforto, solidarietà, fino a suscitare in me un orgoglio di appartenenza a questa meravigliosa città che non potrà mai venire meno insieme alla più grande riconoscenza.

Ma un 'grazie” più sentito e speciale lo devo a 'La Nazione” che, una volta in più, in quella circostanza, si è dimostrato il Giornale di Firenze e dei fiorentini, il mio giornale. La Nazione, che dapprima con tempestività assoluta, ci ha messo a disposizione i soldi di una colletta fatta tra i giornalisti e quindi ha lanciato una sottoscrizione tra i lettori e distribuendo i proventi a tutti i colpiti dall'attentato. Devo confessare che quel piccolo 'MA GRANDE AIUTO” (in quel particolare momento tutto ciò che avevamo erano i vestiti che indossavamo), è stato un vero toccasana che mi ha permesso di affrontare le prime ore e i primi giorni del dopo scoppio, ma soprattutto perché mi hanno fatto sentire protetto, difeso, in famiglia, facilitandomi nel lungo e non facile processo di recupero della normalità.

Aldo Cursano