In tutta Italia si "Mangiasano" Appuntamento con la biodiversità
Il 19 maggio in tutt'Italia si celebra la 7ª giornata del “mangiasano”, presentata col dossier “Ogm e clonazione? I cibi da laboratorio sono soltanto un bluff e promesse a costi esorbitanti. La via giusta è un agroalimentare sostenibile che tuteli il nostro patrimonio di biodiversità”
Torna in tutt'Italia il 19 maggio 'Mangiasano”,la giornata che con varie iniziative vuole valorizzare le produzioni naturali del nostro agroalimentare, con tutte le sue biodiversità e contro ogni forzatura artificiale.
L'iniziativa, presentata a Roma al Senato dai promotori, la Vas Onlus (Verdi, ambiente e società) e dalla Cia, la Confederazione italiana degli agricoltori, è stata l'occasione per riaprire il dibattito sui cibi tecnologici, quelli cioè creati in laboratorio e compresi nelle due macroaree dell'Ogm e della clonazione.
Secondo il dossier presentato al convegno, la biotecnologia applicata a fini alimentari negli ultimi 30 anni ha avuto costi altissimi, sia in termini economici che in tentativi falliti, in miracoli mancati, in promesse per il futuro del pianeta andate disattese. è emerso soprattutto che sono gli stessi consumatori a rifiutare tali prodotti, ottenuti anche a costi maggiori di quelli convenzionali.
Un esempio clamoroso è quello di Europig, il maialino ecologico che avrebbe dovuto risolvere i problemi ambientali dei grandi allevamenti canadesi. Il progetto fu interrotto dopo 15 anni di lavoro quando apparve chiaro che nessuno avrebbe gradito in padella una cotoletta biotech. Inutile anche la breve vita della pecora Dolly, su cui si erano accesi i riflettori di tutto il mondo.
La sua nascita provocò un salto alla Borsa britannica del 16% in un solo giorno. Non ce l'hanno fatta a dare una svolta alla ricerca neppure Millie, la mucca del millennio clonata in Tennesse, né il bisonte indiano Gaur né il bufalo cinese fatto nascere nella Guangxi University.
Diverso è il discorso sui vegetali Ogm coltivati soprattutto negli Stati Uniti (60 milioni di ettari), Brasile (30,3) Argentina (23,7) e India (10,6). In Italia fortunatamente resta fermo il divieto, quindi nei nostri campi non crescono prodotti transgenici.
Secondo un'indagine Cia, 8 italiani su 10 non vogliono nel piatto che prodotti naturali e quindi non li acquisterebbero. L'opposizione al cibo artificiale da parte della Cia e dei Vas è stata espressa alla presentazione del dossier dalle rispettive vicepresidenti, Simona Capogna e Cinzia Pagni.
Sottolineano che non si tratta di un no ideologico alla ricerca perché esistono potenziali rischi per l'ambiente e la salute umana e animale, e soprattutto perché non c'è un'evidenza scientifica della loro non pericolosità. Le priorità piuttosto dovrebbero essere altre. Partendo, ad esempio, da un progetto di censimento di tutte le specie vegetali e animali presenti in Italia, si dovrebbe finanziare il recupero e la rimessa in produzione di quelle biodiversità in via di estinzione.
Gli Ogm inoltre tendono all'omologazione, mentre il Made in Italy agroalimentare vince sui mercati stranieri proprio grazie alla diversificazione produttiva. Il futuro dovrà quindi puntare su un'agricoltura sostenibile che tuteli il nostro patrimonio vegetale e animale.
Il protagonista, a decidere e a programmare, deve essere il cittadino, come recita lo slogan che campeggerà il 19 maggio su tutte le postazioni di 'Mangiasano: cibo:le multinazionali lo controllano, tu puoi renderlo libero”. Nell'Unione Europea l'Ogm occupa appena lo 0,06% dell'intero territorio agricolo (114.000 ettari nel 2011) ma non bisogna abbassare la guardia per la scarsa trasparenza sull'origine dei mangimi destinati agli animali.
«Il business dei brevetti sul materiale genetico, nonostante i fallimenti, continua a spingere le grandi multinazionali ad investire - ha detto Cinzia Pagni della Cia - ma nonostante si parli di una seconda generazione degli Ogm ancora mancano risultato inoppugnabili».
Nel 2008 i primi dieci colossi mondiali del settore gestivano il 67% dei semi commerciali e attualmente soltanto tre di loro ne detengono il 47%. Dopo 10 anni non è stata ancora avviata la produzione del Golden Rice, fonte di vitamina A e resistente alla siccità, che doveva salvare milioni di bambini, e non ci sono ancora formule magiche contro la fame nel mondo».
Un tema complesso e controverso, su cui c'è molta convergenza. Alla giornata di 'Mangiasano”, con numerose iniziative previste e momenti di approfondimento, hanno aderito con i ministeri dell'Ambiente e delle Politiche agricole, la Cna (Confederazione nazionale artigianato e della piccola impresa alimentare), la Federconsumatori, Confartigianato, Mondo Libero, Arcipesca, Ana Bio, Associazione Agricoltura Biologica, Eco Radio,Tele Ambiente, l'associazione Libera, la Provincia di Roma e numerose regioni italiane.
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Un esempio clamoroso è quello di Europig, il maialino ecologico che avrebbe dovuto risolvere i problemi ambientali dei grandi allevamenti canadesi. Il progetto fu interrotto dopo 15 anni di lavoro quando apparve chiaro che nessuno avrebbe gradito in padella una cotoletta biotech. Inutile anche la breve vita della pecora Dolly, su cui si erano accesi i riflettori di tutto il mondo.
La sua nascita provocò un salto alla Borsa britannica del 16% in un solo giorno. Non ce l'hanno fatta a dare una svolta alla ricerca neppure Millie, la mucca del millennio clonata in Tennesse, né il bisonte indiano Gaur né il bufalo cinese fatto nascere nella Guangxi University.
Diverso è il discorso sui vegetali Ogm coltivati soprattutto negli Stati Uniti (60 milioni di ettari), Brasile (30,3) Argentina (23,7) e India (10,6). In Italia fortunatamente resta fermo il divieto, quindi nei nostri campi non crescono prodotti transgenici. Secondo un'indagine Cia, 8 italiani su 10 non vogliono nel piatto che prodotti naturali e quindi non li acquisterebbero. L'opposizione al cibo artificiale da parte della Cia e dei Vas è stata espressa alla presentazione del dossier dalle rispettive vicepresidenti, Simona Capogna e Cinzia Pagni.
Sottolineano che non si tratta di un no ideologico alla ricerca perché esistono potenziali rischi per l'ambiente e la salute umana e animale, e soprattutto perché non c'è un'evidenza scientifica della loro non pericolosità. Le priorità piuttosto dovrebbero essere altre. Partendo, ad esempio, da un progetto di censimento di tutte le specie vegetali e animali presenti in Italia, si dovrebbe finanziare il recupero e la rimessa in produzione di quelle biodiversità in via di estinzione.
Gli Ogm inoltre tendono all'omologazione, mentre il Made in Italy agroalimentare vince sui mercati stranieri proprio grazie alla diversificazione produttiva. Il futuro dovrà quindi puntare su un'agricoltura sostenibile che tuteli il nostro patrimonio vegetale e animale.Il protagonista, a decidere e a programmare, deve essere il cittadino, come recita lo slogan che campeggerà il 19 maggio su tutte le postazioni di 'Mangiasano: cibo:le multinazionali lo controllano, tu puoi renderlo libero”. Nell'Unione Europea l'Ogm occupa appena lo 0,06% dell'intero territorio agricolo (114.000 ettari nel 2011) ma non bisogna abbassare la guardia per la scarsa trasparenza sull'origine dei mangimi destinati agli animali.
«Il business dei brevetti sul materiale genetico, nonostante i fallimenti, continua a spingere le grandi multinazionali ad investire - ha detto Cinzia Pagni della Cia - ma nonostante si parli di una seconda generazione degli Ogm ancora mancano risultato inoppugnabili».
Nel 2008 i primi dieci colossi mondiali del settore gestivano il 67% dei semi commerciali e attualmente soltanto tre di loro ne detengono il 47%. Dopo 10 anni non è stata ancora avviata la produzione del Golden Rice, fonte di vitamina A e resistente alla siccità, che doveva salvare milioni di bambini, e non ci sono ancora formule magiche contro la fame nel mondo».
Un tema complesso e controverso, su cui c'è molta convergenza. Alla giornata di 'Mangiasano”, con numerose iniziative previste e momenti di approfondimento, hanno aderito con i ministeri dell'Ambiente e delle Politiche agricole, la Cna (Confederazione nazionale artigianato e della piccola impresa alimentare), la Federconsumatori, Confartigianato, Mondo Libero, Arcipesca, Ana Bio, Associazione Agricoltura Biologica, Eco Radio,Tele Ambiente, l'associazione Libera, la Provincia di Roma e numerose regioni italiane.
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