La coltivazione del tabacco è tradizionalmente fonte di ricchezza e sviluppo per molte regioni d'Italia. Nonostante negli ultimi anni il settore abbia registrato un calo sia delle superfici coltivate che di consumi (meno sigarette ma più trinciati per farsele da soli e risparmiare), i numeri continuano ad essere una realtà rilevante con 204mila addetti. Sono 53mila nella tabacchicoltura, 5.500 nella prima trasformazione,740 nella manifattura, 2.700 nella distribuzione dei prodotti da fumo e 140.200 nelle rivendite di tabacchi.

Questi i dati del 15° Rapporto Nomisma 'La filiera del Tabacco in Italia. Impatto socioeconomico ed aspetti di politica fiscale” presentato a Roma nella sede dell'Azienda Romana Mercati, alla presenza del ministro delle Politiche agricole Mario Catania, e dei massimi rappresentanti della filiera: Gennaro Masiello, presidente dell'Organizzazione nazionale tabacco, Roberto Di Menno di Bucchianico dell'Unione italiana tabacco, Carlo Sacchetto, segretario generale dell'Associazione trasformatori, Giovanni Risso della Federazione italiana tabaccai.

Per il ministero dell'Economia erano presenti il sottosegretario Gianfranco Polillo e Diego Rispoli del settore Accise. Rapporto è una fotografia dell'intera filiera che vale 18,4 miliardi di euro e che rischia di essere compromessa dalla proposta di riforma della Pac post-2013 orientata a ritirare il sostegno finanziario e a sostenere la lotta al tabagismo. Nessun riferimento, al convegno, all'impatto del fumo sulla salute. Né poteva essere altrimenti, trattandosi di un'iniziativa volta a valorizzare l'importanze del settore per l'economia del Paese ed a sollecitare più attenzione da parte del governo contro le prospettive comunitarie che potrebbero aggravare la congiuntura della filiera. In particolare sotto accusa sarebbero i progetti Pac e la Direttiva sui prodotti da fumo, a cominciare dall'uniformità dei valori di pagamento a ettaro, con un importo molto inferiore a quello prima percepito per compensare gli elevati costi di produzione.

Rischi anche per il divieto di utilizzare ingredienti per certe tipologie di sigarette, con la conseguenza dell'abbandono di coltivazioni che li necessitano, o l'introduzione del pacchetto generico (plain packaging) che incentiverebbe la contraffazione. «Parlare di tabacco non è mai facile - ha detto il ministro Catania - e non entro nel merito delle politiche sanitarie. Ho pieno rispetto per un settore agricolo che registra di gran lunga il valore di lavoro più elevato per ettaro. Finché ci sarà tabacco nel mondo emergerà la qualità italiana, anche se il prezzo rischia di non essere più competitivo nel mercato globale. Ma la situazione non è semplice. Abbiamo perso molta superficie agricola negli ultimi anni per effetto in parte dell'orientamento del mercato,e in parte per effetto della Politica agricola comune che ha messo fine alla fase del sostegno che aveva un effetto forte sul bilancio delle imprese del tabacco. è un tema con un basso indice di probabilità negoziale, anche se faremo tutto il possibile. Non è casuale che il tabacco sia assente dall'elenco dei prodotti che possono essere sostenuti. Dobbiamo piuttosto lavorare sulla nornativa dello sviluppo rurale per costruire un sistema di disposizioni del regolamento che poi consentano più agevolmente di calarci nel sistema della produzione di tabacco. Tutte le imprese ora devono misurarsi col mercato: agricoltori, primi trasformatori e manufatturieri».

L'invito è stato chiaro: tutti devono collaborare, proporsi in modo nuovo razionalizzando la produzione in base alla capacità di assorbimento della filiera, con una programmazione pluriennale e con lo sfoltimento dei troppi soggetti economici che possano interagire. La presentazione del Rapporto Nomisma è stata anche l'occasione di mettere sul tavolo proposte e denunciare squilibri e rischi dell'intero settore che avrebbero anche la conseguenza, in questo periodo di criticità, di contrarre il gettito fiscale che per le sigarette, il prodotto più venduto. Tra accise e Iva va infatti allo Stato il 75% del prezzo di vendita. Il ventilato aumento dell'Iva inoltre potrebbe incentivare la contraffazione e il contrabbando, che finora hanno solo sfiorato l'Italia in quanto fenomeni orientati verso più verso il Nord Europa, dove i prezzi dei prodotti da fumo sono molto più alti. Ciò non toglie che la Guarda di Finanza nel 2010 abbia sequestrato 342,4 tonnellate di sigarette di cui 62,4 con marchio contraffatto.

Per fronteggiare la criminalità sarebbe utile uno speciale bollino con una cifra che possa essere letta da un dispositivo elettronico per ricostruire la vita del pacchetto, secondo il sottosegretario all'Economia Gianfranco Polillo. «La tracciabilità - ha detto - renderebbe impossibile qualsiasi contraffazione e l'Agenzia delle Entrate potrebbe controllare le vendite in tempo reale».Per Carlo Sacchetto «si difende l'agricoltura e l'interesse del Paese anche rappresentatdo una sola categoria, perché - ha sostenuto - il tabacco è economia e cultura da 500 anni. Il comparto è una risorsa da sostenere contro la tendenza comunitaria che per sostenere la lotta al tabagismo vuole distruggere tutta la produzione dell'Europa».

L'Italia con 28mila ettari in 4 regioni (Campania, Piemonte,Toscana e Puglia) è il primo produttore europeo e il decimo nel mondo ed esporta tabacco greggio per 218 milioni di euro. Nel 2010 sono stati prodotte  6mila miliardi di sigarette. La Cina è il Paese leader con il 38%. Il gettito fiscale derivato dai prodotti da fumo è di 13,7 miliardi di euro,il 7,2% degli introiti totali da imposte dirette.