L'hamburger. Un piatto che si associa subito alla cucina made in Usa ma che, grazie alla globalizzazione, è presente ovunque, perfino in Italia, dove, tra sarcasmo e proteste, è stato anche 'griffato” dal maestro Gualtiero Marchesi, per la nota multinazionale McDonald's. Ma il re delle tavole veloci rischia di essere spodestato. Già annunciato nel 2011, entro la fine di quest'anno (stando alle ultime previsioni) sarà sulle nostre tavole l'hamburger artificiale. Mark Post, capo del team di studiosi dell'Università di Maastricht, in Olanda, spiega sul News Scientist magazine che la "carne in vitro" è prodotta a partire da cellule staminali di suini alimentate con siero proveniente dai feti dei cavalli. Le strisce di muscoli create sono poi attaccate a fasce di velcro che le allungano per garantirgli la stessa costituzione ed elasticità della carne vera.

La differenza con la carne vera è però palese, per la consistenza e il colore biancastro del prodotto, dovuto alla mancanza di mioglobina. Per ovviare al problema, entro l'autunno queste strisce muscolari saranno mescolate con sangue e con grasso artificiale. Il vantaggio? Riuscire a soddisfare le necessità alimentari di una popolazione in continua crescita (l'Organizzazione mondiale per la sanità ha previsto che il consumo di carne raddoppierà entro il 2050) e ridurre l'impatto ambientale: miliardi di tonnellate di gas serra in meno e un consumo di terra inferiore di quasi il 99%. Senza contare che sarebbe risparmiata la vita a moltissimi animali, tant'è che la Peta, associazione per il trattamento etico degli animali, al primo ricercatore che avesse immesso sul mercato carne artificiale avrebbe dato un milione di dollari entro il 2012.

E il sapore? Se ne sa poco o nulla. «Penso che avremo bisogno - ha dichiarato Post - di lavorare sul sapore separatamente, cercando di capire quali componenti della carne producano effettivamente il gusto».

E intanto fioccano le proteste. Helen Ferrier, ad esempio, dell'Unione nazionale degli allevatori inglesi, rilancia: «L'allevamento tradizionale è sostenibile ed efficiente, in grado di soddisfare i bisogni della popolazione e offrire benefici all'ambiente, al paesaggio e all'economia rurale».

D'altra parte nessuno ha ancora assaggiato l'innovativo cibo, dato che esistono rigide leggi che impediscono di consumare tessuti sviluppati artificialmente a partire da prodotti animali. Ma gli scienziati hanno assicurato che il problema verrà risolto creando un nutrimento sintetico per le cellule staminali, e hanno anche garantito un drastico calo dei prezzi, che ora si aggirano attorno ai 250mila euro, una volta che la produzione sarà su scala industriale.

L'Italia, però, già restia rispetto all'introduzione delle coltivazioni Ogm, fa sentire la sua voce di protesta più che mai, con la Coldiretti che sentenzia: «Come hanno dimostrato le esperienze del passato a partire dalla mucca pazza (Bse), le innovazioni in un settore come quello alimentare, particolarmente esposto ai rischi per la salute, deve percorrere la strada della naturalità e della sicurezza ma soprattutto deve confrontarsi con i rilevanti problemi di natura etica che pongono le nuove tecniche».


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