Il mondo agricolo può salvare l'Italia dalla crisi finanziaria e dalla disoccupazione. Per troppi anni l'agricoltura ha perso interesse agli occhi degli investitori, dei pubblici amministratori e del sistema creditizio.

Un grave errore, perché il mondo agricolo è settore primario per definizione, è sempre stato quello che ha garantito la sopravvivenza dei popoli. In Italia il mondo agricolo, spesso trascurato in favore dell'industria, è generalmente antiquato, alla ricerca perenne del tempo perduto. Serve maggiore imprenditorialità, organizzazione, innovazione e pianificazione, in stretta correlazione con il territorio.

Far riprendere vigore all'agricoltura vuol dire negare altri spazi a capannoni e palazzi (molti dei quali mai utilizzati, sfitti o abbandonati), conservando il più possibile questo splendido territorio italiano vocato per tante produzioni agricole di qualità. Troppa terra italiana è stata mangiata inutilmente in nome dell'industria e di un falso progresso economico.



Ritorno all'agricoltura vuol dire continuare a produrre le nostre specialità agroalimentari tanto apprezzate nel mondo e al tempo stesso fermare il degrado del territorio, quindi aiutare il turismo, che in Italia arriva per le sue bellezze paesaggistiche e storico-artistiche, che i visitatori non vogliono vedere rovinate da urbanizzazioni selvagge e sovrappopolamenti ingiustificati.

I valori dell'ambiente vanno rispettati e protetti: in questa prospettiva, l'agricoltura è indispensabile e come tale da incentivare non con aiuti assistenziali a pioggia ma con progetti mirati ed eliminando i troppi passaggi dal produttore (che ora è l'anello più debole) al consumatore. Ben venga quindi la campagna della Coldiretti per il 'mangiare italiano” e 'a chilometro zero”. Per quanto possibile, ognuno di noi, scegliendo prodotti italiani certificati, può dare una mano al progetto.