Gli italiani e la tradizione natalizia. Anche i giovani conoscono i piatti tipici
Secondo uno studio di FoodSaver, gli italiani conoscono e amano le ricette tradizionali della Penisola. Tra loro anche i giovani tra i 20 e i 30 anni. La globalizzazione non ha intaccato le tradizioni locali.
La globalizzazione e le nuove tecnologie non sembrano aver intaccato la conoscenza delle tradizioni locali degli italiani. Non per quanto riguarda i piatti legati al cenone e al pranzo di Natale, perlomeno, che sono tanti e che sono tutti fortemente simbolici. Cibo e cultura del folklore locale sono, dunque, ancora un binomio molto forte, che resiste all’appiattimento di cui spesso si accusa il nostro vivere “globalizzati”.

A rivelarlo è uno studio condotto da FoodSaver, marchio di riferimento nei sistemi di confezionamento sottovuoto, attraverso la propria fan page di Facebook. Menzionando il nome di alcuni piatti tipici (primi e secondi piatti, e dolci) l’azienda ha chiesto agli italiani se ne conoscessero la provenienza (invitandoli a non farsi aiutare dai motori di ricerca): i risultati mostrano, senza ombra di dubbio, che gli italiani conoscono molto bene le tradizioni culinarie locali!
Forse perché aiutati dal nome, l’81,3% degli intervistati ha risposto correttamente alla domanda che chiedeva di quale regione fosse un dolce tipico lo zelten (Trentino Alto Adige). A far rispondere correttamente alla domanda sugli struffoli, invece, non è stato il nome: il 73,7% di chi ha risposto non ha avuto dubbi nel dire che per mangiarli bisogna festeggiare il Natale a Napoli.
Meno bene se la sono cavata i maccheroni di Natale in brodo, un piatto tipico del Liguria (conosciuto solo dal 34,8% degli italiani) e le scilatelle (o scialatielle, o fileya) con ragu di maiale, una pasta fresca fatta in casa tipica della Calabria (conosciuta dal 42,9% degli intervistati). Entrambi i piatti hanno comunque ottenuto il maggior numero di risposte corrette.
Un dato interessante dell’indagine è l’età anagrafica degli intervistati: la stragrande maggioranza di chi ha partecipato (62,5%), infatti, è rappresentata da giovani tra i 20 e i 30 anni. Questo dato dovrebbe, dunque, rassicurare quanti temono che le tradizioni locali andranno via via scomparendo, perse nell’oblio della memoria, soppiantate da cibi pronti e pasti nei fast food.
Secondo Anne Pearson, marketing manager di FoodSaver, «siamo molto contenti dei risultati di questa piccola e simpatica indagine prenatalizia, poiché mostrano quanto le radici della cucina in Italia siano ancora solide. E sapere che così tanti giovani le conoscono bene è segno che tutti coloro che hanno a cuore la cultura culinaria stanno facendo un ottimo lavoro per preservarla e tramandarla alle generazioni future».

A rivelarlo è uno studio condotto da FoodSaver, marchio di riferimento nei sistemi di confezionamento sottovuoto, attraverso la propria fan page di Facebook. Menzionando il nome di alcuni piatti tipici (primi e secondi piatti, e dolci) l’azienda ha chiesto agli italiani se ne conoscessero la provenienza (invitandoli a non farsi aiutare dai motori di ricerca): i risultati mostrano, senza ombra di dubbio, che gli italiani conoscono molto bene le tradizioni culinarie locali!
Forse perché aiutati dal nome, l’81,3% degli intervistati ha risposto correttamente alla domanda che chiedeva di quale regione fosse un dolce tipico lo zelten (Trentino Alto Adige). A far rispondere correttamente alla domanda sugli struffoli, invece, non è stato il nome: il 73,7% di chi ha risposto non ha avuto dubbi nel dire che per mangiarli bisogna festeggiare il Natale a Napoli.
Meno bene se la sono cavata i maccheroni di Natale in brodo, un piatto tipico del Liguria (conosciuto solo dal 34,8% degli italiani) e le scilatelle (o scialatielle, o fileya) con ragu di maiale, una pasta fresca fatta in casa tipica della Calabria (conosciuta dal 42,9% degli intervistati). Entrambi i piatti hanno comunque ottenuto il maggior numero di risposte corrette.Un dato interessante dell’indagine è l’età anagrafica degli intervistati: la stragrande maggioranza di chi ha partecipato (62,5%), infatti, è rappresentata da giovani tra i 20 e i 30 anni. Questo dato dovrebbe, dunque, rassicurare quanti temono che le tradizioni locali andranno via via scomparendo, perse nell’oblio della memoria, soppiantate da cibi pronti e pasti nei fast food.
Secondo Anne Pearson, marketing manager di FoodSaver, «siamo molto contenti dei risultati di questa piccola e simpatica indagine prenatalizia, poiché mostrano quanto le radici della cucina in Italia siano ancora solide. E sapere che così tanti giovani le conoscono bene è segno che tutti coloro che hanno a cuore la cultura culinaria stanno facendo un ottimo lavoro per preservarla e tramandarla alle generazioni future».

