È il Parmigiano Reggiano Dop a pari merito con il Grana Padano Dop, a guidare la classifica dei consumi dei 248 prodotti italiani a denominazione d'origine, seguito dall'Aceto Balsamico di Modena Igp. Lo indica il decimo Rapporto Qualivita Ismea 2012 sulle produzioni agroalimentari Dop, Igp e Sgt che analizza e interpreta i fenomeni del comparto della qualità certificata. Notevoli i suoi numeri: un volume di produzione di 1,3 milioni di tonnellate (34% all'estero, soprattutto carni e formaggi), con un fatturato di 6,5 miliardi di euro alla produzione e 12 al consumo che vede coinvolte 85mila aziende.



È un patrimonio prezioso che ci pone in cima alla classifica europea con 248 denominazioni (154 Dop, 92 Igp e 2 Stg) prima di Francia (192) e Spagna (161) e che va tutelato soprattutto nei mercati esteri contro le sofisticazioni e le imitazioni. «Molto è stato fatto negli ultimi 20 anni - ha detto il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania - da quando sono state affrontate a Bruxelles battaglie durissime. C'era allora una forte resistenza e mancava del tutto la percezione di quanto fosse importante promuovere la qualità. Tutto il sistema ruota intorno a questo concetto e il quadro si è consolidato fino a raggiungere il traguardo del Pacchetto Qualità. Ma molto resta ancora da fare contro le contraffazioni, specialmente nei mercati dei Paesi Terzi dove alcuni comportamenti illeciti non sono neppure punibili».

Il rapporto Qualivita Ismea affronta lo scenario dei nostri consumi alimentari in relazione all'attuale contesto socio-economico, ne affronta gli aspetti produttivi, indaga sull'evoluzione della società, esamina l'importanza dei canali di vendita e il ruolo della comunicazione. Lo studio è stato presentato da Arturo Semerari, presidente Ismea, da Mauro Rosati di Qualivita, e da Stefano Berni vice presidente Aicig. Una rilevazione sui consumi delle famiglie, nel quadro di una crisi strutturale, è stata presentata da Alberto Mattiacci, ordinario di Economia e gestione delle Imprese dell'Università La Sapienza.

Tra i cambiamenti emersi di un Paese non povero ma meno ricco c'è più attenzione al green, e quindi restituzione di valore al territorio, al benessere e a quello che mangiamo. Cioè anche spendere meno ma spendere meglio. C'è anche una nuova sensibilità: quattro milioni di famiglie hanno acquistato prodotti di aziende terremotate, cosa che ad esempio non era accaduta nel '92 quando per un alluvione si allagò completamente la Ferrero. «La qualità dei nostri prodotti - ha detto Stefano Berni che è anche direttore del Consorzio di tutela del Grana Padano Dop - è un valore fondamentale da difendere. Pertanto è necessaria una collaborazione tra le diverse realtà che hanno come obiettivo comune quello di considerare le problematiche legate alla produzione di qualità, ognuna nel rispetto delle proprie competenze».

Nella classifica Qualivita, dopo Parmigiano, Grana e Balsamico, vengono la Mel a Alto Adige Igp, il Prosciutto di Parma Dop, il Pecorino Romano Dop, il Gorgonzola Dop, la Mozzarella di Bufala Campana Dop, lo Speck Alto Adige Igp, il Prosciutto San Daniele Dop, la Mela Val di Non Dop, il Toscano Igp, la Mortadella Bologan Igp, la Bresaola della Valtellina Igp e il Taleggio Dop. Rispetto alle classifiche precedenti, si nota come dopo il terzo posto tutti gli altri prodotti mantengano le stesse posizioni.

«Le eccellenze del made in Italy a denominazione- per Mauro Rosati, - hanno anche il ruolo di laboratori delle nuove idee per superare la crisi. Identità, innovazione e sviluppo sono i loro punti di forza». Non tutte le denominazione tuttavia si affermano sul mercato, se si pensa che sono solo un numero ristretto ne occupa la maggior parte. Alcune sono reperibili solo sul loro territorio di produzione con volumi minimi, altre hanno un'incidenza stentata, Non c'è il rischio siano troppe e inutili tante denominazioni, anche perché altri prodotti d'eccellenza ma di nicchia si apprestano a chiederla? «È vero -ha detto il ministro Catania- c'è stato un eccesso di registrazioni che poteva essere evitato, ma non fanno nessun danno, al massimo è stato fatto un lavoro amministrativo in più. E poi costituiscono un volano per l'economia del loro territorio. Non è facile pretendere da una comunità una consistente realtà produttiva».