Il Cavaliere e il pacco di Natale
Definire difficile l'attuale situazione è un eufemismo. È bastata la sola riapparizione del Cavaliere come protagonista della politica italiana perché in un attimo tutti i sacrifici fatti in un anno si siano come svaporati. Lo spread (che per Berlusconi è un'invenzione di cui non gli importa nulla) è schizzato di nuovo in alto, la Borsa è crollata e in tutta Europa si torna a parlare dell'Italia come di un malato inguaribile. E questo mentre Mario Monti, costretto a mettere pezze sgradite per rimediare al malgoverno degli ultimi anni, dopo avere evitato il fallimento dello Stato oggi deve gettare la spugna sotto l'accusa infamante di avere messo in ginocchio il Paese.
Certo gli errori del Governo dei tecnici sono tanti (a partire dal non avere imposto subito una patrimoniale per sostenere il sistema produttivo), ma il valore assicurato in termini di riordino dei conti pubblici, di credibilità delle istituzioni, di sobrietà e stile, è impagabile. Al punto di averci fatto recuperare un po' di credibilità e affidabilità nel mondo. Ma il colpo d'ala dell'ex premier, convinto di essere l'unico in grado di tirarci fuori dal mare di fango in cui ci aveva portati, ha reimposto al mondo la scena grottesca e tragicomica di una politica che speravamo francamente di non dovere più vedere. Proprio un bel pacco per Natale.
Lo scenario è il peggiore che ci potesse immaginare. Un centrodestra incapace di darsi una classe dirigente moderna e lontana dal populismo. Un centrosinistra tentato di ributtarsi in un confronto anti-cavaliere per evitare di fare i conti con la cosiddetta agenda Monti. E questo mentre tasselli importanti come i provvedimenti per tagliare i costi della politica (a partire dalla Province) decadono per l'ormai imminente scioglimento del Parlamento. è in questo contesto che gli italiani si apprestano a saldare i conti pesantissimi di una tassa odiata come l'Imu, che con la riforma delle pensioni è stata uno dei punti fermi per evitare il rischio Grecia visti i conti pubblici presi in mano un anno fa da Monti.
Sarà anche vero che in un mondo ideale l'Italia potrebbe vivere incurante di un debito pubblico che è il quarto al mondo per valore. Magari potremmo tornare anche alla lira (o perché no a uno scudo lombardo) e giocare alla svalutazione e ai prezzi imposti. In teoria si potrebbero anche chiudere i rapporti diplomatici con metà dei Paesi del mondo dichiarando che non rimborseremmo più chi ha acquistato i titoli di Stato italiani. L'elenco dei sogni, o degli incubi, è interminabile, ma la verità è che dopo vent'anni di berlusconismo e antiberlusconismo ci ritroviamo più poveri, con una casta politica degradata e spesso collusa con la criminalità e, soprattutto, senza un futuro. O meglio nel futuro una cosa è certo: per ancora qualche mese l'Italia dovrà fare i conti con una presenza ingombrante che alla fine rischierà di cancellare anche i positivi risultati, anche se pochi, dei suoi molti anni di Governo. E non lamentiamoci poi se i bilanci di fine anno di troppi esercizi pubblici chiuderanno in rosso: con l'aria che tira, e coi pochi soldi in circolazione, saranno poche le occasioni di fare festa.
alberto.lupini@italiaatavola.net
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alberto.lupini@italiaatavola.net
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