Finalmente, dopo la denuncia fatta anche da Italia a Tavola nel settembre scorso sui 'vini” italiani in polvere prodotti e venduti in Europa, stanno arrivando i primi provvedimenti. I vini in polvere 'fai da te” «spacciati in Gran Bretagna per Valpolicella, Chianti o Barolo, devono essere immediatamente ritirati dal mercato. La Commissione europea ha contattato le autorità italiane e britanniche affinché ne vietino subito la commercializzazione e mettano in pratica tutti i provvedimenti necessari a prevenire qualunque uso illecito delle denominazioni Dop e Igp». Ad annunciarlo è l'europarlamentare Mara Bizzotto (Lega Nord), citando la risposta del commissario all'Agricoltura, Dacian Ciolos.

Sergio Marini

Ciolos ha affermato che «la Commissione è stata informata delle pratiche commerciali a cui si fa riferimento nell'interrogazione e, durante l'ultima riunione del Comitato di gestione dell'Ocm unica, ha provveduto a informare le delegazioni degli Stati membri che tali pratiche violano le norme in materia di etichettatura nel settore vitivinicolo stabilite dalla legislazione europea. La Commissione ha precisato che i prodotti in questione non possono essere commercializzati utilizzando una denominazione di origine protetta (Dop) o un'indicazione geografica protetta (Igp), nemmeno attraverso una semplice evocazione del nome. Gli Stati membri devono adottare tutti i provvedimenti necessari a prevenire l'uso illecito del nome di una Dop o di un'Igp ritirando dal mercato tali prodotti».

Dopo il pronunciamento della Commissione europea occorre provvedere  immediatamente al ritiro dall'intero mercato comunitario dei 'miracolosi” wine kit che promettono con semplici polveri di ottenere in pochi giorni vini dalle etichette più prestigiose come Chianti, Valpolicella, Frascati, Primitivo, Gewurztraminer, Barolo, Lambrusco o Montepulciano. è quanto ha affermato la Coldiretti nel commentare le dichiarazioni del Commissario europeo all'agricoltura Ciolos.

La Coldiretti stima che nei diversi Paesi dell'Unione europea almeno venti milioni di bottiglie di pseudo vino vengano ottenute attraverso wine kit prodotti in Canada ma anche in Svezia. Nel Paese scandinavo è  stata scoperta una fabbrica che, a Lindome, vicino a Goteborg, produce e distribuisce in tutto il continente e del tutto indisturbata oltre 140mila wine kit all'anno dai quali si ottengono circa 4,2 milioni di bottiglie. I wine kit della società Vinland vengono venduti con i marchi Cantina e Doc's che fanno esplicito riferimento alla produzione italiana, ma anche ad un marchio di qualità tutelato dall'Unione europea, e promettono in soli 5 giorni di ottenere in casa vini come Valpolicella, Lambrusco, Sangiovese o Primitivo, per i quali vengono addirittura fornite le etichette da apporre sulle bottiglie. Un'evidente anomalia sulla quale si è impegnato ad intervenire anche il vicepresidente della Commissione agricoltura del parlamento Svedese Bengt-Anders Johansson ai microfoni di Jimmy Ghione della trasmissione Striscia la Notizia.  

«Il vino si fa con l'uva prodotta in vigna e trasformata nella cantina e va eventualmente invecchiato secondo precise regole e non si ottiene certo con le bustine in polvere dalle quali si realizzano miscugli che non hanno neanche il diritto di chiamarsi con il nome del nettare di bacco. Abbiamo per questo chiesto alle autorità nazionali di intervenire immediatamente anche attraverso l'Unione europea per fermare uno scempio intollerabile che mette a rischio con l'inganno l'immagine e la credibilità dei nostri vini più prestigiosi conquistata nel tempo grazie agli sforzi fatti per la valorizzazione di un prodotto che esprime qualità, tradizione, cultura e territorio», ha affermato il presidente della Coldiretti, Sergio Marini (nella foto sopra), nel sottolineare che «si tratta di un esempio eclatante della superficialità con cui troppo spesso in Europa si trattano i temi della qualità alimentare e della trasparenza dell'informazione ai consumatori sull'origine e sui processi che portano gli alimenti sulle nostre tavole».


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