Di fronte alla contrazione della domanda interna, l'unico motore di crescita per l'Italia resta l'export, in particolare quello agroalimentare, che regge meglio alle fluttuazioni dei mercati. A settembre, infatti, le esportazioni dei prodotti agricoli freschi e dell'industria alimentare crescono rispettivamente del 5,4% e dell'1,1% annuo, in netta controtendenza rispetto all'andamento generale (-4,2% tendenziale). Lo afferma la Cia-Confederazione italiana agricoltori, commentando i dati sul commercio estero diffusi dall'Istat.



Nonostante le difficoltà del settore, che sta subendo pesantemente gli effetti del maltempo e che già veniva da un'estate di siccità spaventosa e a dispetto dell'aumento dei costi produttivi e degli oneri fiscali, a partire dall'Imu, l'agricoltura e l'agroalimentare in genere si dimostrano vitali ed economicamente strategici per il Paese.

Eppure ancora troppo spesso sono trascurati, quando non dimenticati, dalle istituzioni. Invece oggi occorre investire nel settore primario, nelle sue potenzialità anche oltreconfine. Bisogna rafforzare la capacità delle imprese agricole di esportare e di investire all'estero, creando strumenti normativi che le sostengano direttamente, semplificando e razionalizzando le risorse. E poi serve una politica di promozione efficace sulle vetrine internazionali che riporti i prodotti della nostra agricoltura sulla scia positiva del successo di pasta, parmigiano e vino "made in Italy" nel mondo.

è molto importante soprattutto in una fase come quella attuale, in cui la domanda estera dà un apporto essenziale a sostegno del comparto agricolo e alimentare quando i consumi interni invece ristagnano.


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