Sei nuovi Presidi Slow Food sono stati riconosciuti alla Sicilia, per tutelarne la biodiversità e sostenere le piccole produzioni locali del settore agroalimentare. Le new entry siciliane sono: l'alaccia salata di Lampedusa, il carciofo spinoso di Menfi, il cavolo trunzu di Aci, il fagiolo cosaruciaru di Scicli, la lenticchia di Villalba e il pomodoro siccagno.

Così la Sicilia raggiunge quota 34 e consegue il primato fra le regioni d'Italia per numero di Presidi. L'alaccia assomiglia alla comune sardina ma è più tozza e può essere lunga anche 30 centimetri. Un tempo, fresca o salata e conservata sott'olio, era il principale sostentamento nelle lunghe battute di pesca dei lampedusani. Il Presidio coinvolge gli ultimi due pescatori isolani che usano i tradizionali cianciolo e lampara e valorizza questo pesce povero ma prelibato. Il carciofo spinoso di Menfi (Ag) occupa ormai appena 10 dei 600 ettari dedicati alla coltivazione del carciofo.

Il Presidio sostiene un gruppo di agricoltori che hanno scelto di recuperare la tradizione locale, anche grazie alla lavorazione di prodotti sott'olio. Tra i tesori dei terreni lavici dell'Etna, uno dei più pregiati è certamente il cavolo trunzu, dalle caratteristiche striature violacee. Un'eccellenza minacciata oggi dalla crescente urbanizzazione, che ha diffuso l'asfalto su molte zone fertili. Il Presidio vuole dare risalto a questa varietà, tutelando gli orti rimasti e incentivare i nuovi coltivatori. Cosaruciaru significa dolce in dialetto, ed è proprio questa la caratteristica principale del fagiolo tipico di Scicli (Rg). Un tempo tramandata di padre in figlio, la coltivazione di questa varietà è andata scomparendo. Il Presidio vuole riunire i produttori in un'associazione che preservi e diffonda questa piccola biodiversità locale. La lenticchia di Villalba (Cl) appartiene alla tipologia a seme grande, tipica delle aree temperate. Il periodo di massima produzione si è avuto fra gli anni Trenta e gli anni Sessanta, quando circa il 30% della produzione italiana arrivava dalla Sicilia. Successivamente il costo della manodopera e le rese limitate hanno costretto molti agricoltori ad abbandonare la coltivazione, che oggi è stata ripresa da un gruppo di produttori.



A Villalba viene prodotto anche il pomodoro siccagno, con cui le famiglie siciliane preparavano la tradizionale passata di pomodoro, in attesa dell'inverno. Oggi è diventato introvabile; solo un produttore di Villalba ne ha custodito un ecotipo storico e vuole tentare di rimetterlo sul mercato. Al Salone del Gusto e Terra Madre di Torino, il territorio siciliano è stato valorizzato da due spazi: lo stand istituzionale Sicilia un'Isola di biodiversità a cura della Regione Sicilia, e lo stand dell'associazione regionale di Slow Food.