La timida ripresa del 2010 non basta Alimentare italiano ancora a rischio
Secondo le stime del Centro studi di Federalimentare, alla luce di una forte stagnazione del mercato interno, compensata in parte dallo sviluppo dei mercati esteri, la produzione dell'industria alimentare italiana 2011-2012 dovrebbe attestarsi su un risicato tasso medio di crescita del +0,8% annuo
«Nell'anno in corso l'alimentare italiano non riesce a rafforzare la timida ripresa del 2010. Al contrario, è a rischio indebolimento. L'aumento del'Iva al 21% sui prodotti alimentari colpirà le famiglie con un aggravio di spesa di oltre 600 milioni di euro e rischia di compromettere ogni prospettiva di rilancio dei consumi, con un forte impatto sulle attività della filiera agroalimentare, dall'agricoltura all'industria fino alla distribuzione».

Lo ha sottolineato Filippo Ferrua, presidente di Federalimentare, in occasione dell'VIII Forum dei Giovani Imprenditori di Federalimentare in corso a Fasano. Secondo Ferrua «è probabile che il trend della produzione alimentare 2011 non superi, a consuntivo, un +1% mentre l'export continuerà a dare soddisfazioni ma non basta a tamponare la flessione del mercato interno».
Secondo le stime del Centro studi di Federalimentare, alla luce di una forte e perdurante stagnazione del mercato interno, compensata in parte dallo sviluppo dei mercati esteri, la produzione dell'industria alimentare italiana nel 2011-2012 dovrebbe attestarsi su un risicato tasso medio di crescita del +0,8% annuo, inferiore al dato del decennio 2000-2010 in cui era stato pari al +1,2.
Inoltre se dovesse perdurare anche nei prossimi anni la pressione delle quotazioni delle commodities e la ormai consolidata stagnazione dei consumi interni, l'ago della bilancia commerciale sarà ancora una volta subordinato alla nostra capacità di esportare il prodotto. Federalimentare prevede che, a chiusura del 2012, si registrerà un incremento del fatturato totale di +1,2% annuo, corrispondente a un valore finale per il 2012 di circa 130 miliardi di euro.
Per quanto riguarda i consumi interni, nella migliore delle ipotesi si spera in una crescita marginale del +0,1% annuo, che porterebbe, nell'arco del prossimo anno, a una prospettiva di crescita complessiva del +0,3%. Sul versante dell'export se nel decennio 2000-2010, a fronte di un progressivo rallentamento della crescita dei consumi interni, aveva dato una forte spinta propulsiva, secondo le previsioni di Federalimentare, nel prossimo anno il trend delle esportazioni rallenterà il ritmo, con un aumento nei volumi del +8% medio annuo; mentre l'export in valuta segnerà un tasso medio annuo del +10.
La recessione ha ridotto di più di un terzo le aspettative di crescita del mercato alimentare globale, con Europa occidentale e Usa a registrare i tassi di crescita piu' contenuti. Le stime per il 2011 fissano il valore del food&beverage mondiale a 3.064 miliardi di dlr, a chiusura di un quadriennio difficile che ha visto il settore crescere di solo il +2,6% annuo.
Peraltro nel triennio 2006-08 il valore del Made in Italy alimentare cresceva del +2,8%, passando da 99 a 104 miliardi di euro; nei quattro anni successivi la crescita è stata invece del +3, per un valore finale nel 2011 di 127 miliardi. Significativa è la frenata del packaged food, il cui tasso di crescita pre-crisi registrava un incoraggiante +4,1% mentre le previsioni del mercato al 2012 indicano il mantenimento degli attuali tassi di crescita intorno al +1,1%, per un valore stimato di poco superiore agli 80 miliardi.
Nel dettaglio, ripresa a ritmi più lenti (+0,5%) per il comparto dei latticini, per effetto sostituzione verso alimenti a prezzi più contenuti, mentre la "lepre" è il cioccolato, unico comparto del settore dolci e gelati a reggere alla crisi.
«Abbiamo sviluppato - ha rilevato Annalisa Sassi presidente dei Giovani Imprenditori di Federalimentare - una strumentazione produttiva e una diagnostica talmente avanzate da consentire alla nostra industria alimentare di garantire agli italiani in sicurezza e qualità ben 66 miliardi di pasti l'anno, i cui ingredienti si possono ritrovare in oltre 20mila referenze, tutte accessibili a prezzi contenuti. E non è solo la democraticità e l'accessibilità al cibo un dato rilevante a favore dell'azione secolare dell'Industria alimentare - ha concluso - ma anche l'informazione, la competenza, la diversita' e l'unicita' del nostro patrimonio di conoscenze alimentari a render grande e prezioso nel mondo il made in Italy alimentare».
Fonte Agi

Lo ha sottolineato Filippo Ferrua, presidente di Federalimentare, in occasione dell'VIII Forum dei Giovani Imprenditori di Federalimentare in corso a Fasano. Secondo Ferrua «è probabile che il trend della produzione alimentare 2011 non superi, a consuntivo, un +1% mentre l'export continuerà a dare soddisfazioni ma non basta a tamponare la flessione del mercato interno».
Secondo le stime del Centro studi di Federalimentare, alla luce di una forte e perdurante stagnazione del mercato interno, compensata in parte dallo sviluppo dei mercati esteri, la produzione dell'industria alimentare italiana nel 2011-2012 dovrebbe attestarsi su un risicato tasso medio di crescita del +0,8% annuo, inferiore al dato del decennio 2000-2010 in cui era stato pari al +1,2.
Inoltre se dovesse perdurare anche nei prossimi anni la pressione delle quotazioni delle commodities e la ormai consolidata stagnazione dei consumi interni, l'ago della bilancia commerciale sarà ancora una volta subordinato alla nostra capacità di esportare il prodotto. Federalimentare prevede che, a chiusura del 2012, si registrerà un incremento del fatturato totale di +1,2% annuo, corrispondente a un valore finale per il 2012 di circa 130 miliardi di euro.
Per quanto riguarda i consumi interni, nella migliore delle ipotesi si spera in una crescita marginale del +0,1% annuo, che porterebbe, nell'arco del prossimo anno, a una prospettiva di crescita complessiva del +0,3%. Sul versante dell'export se nel decennio 2000-2010, a fronte di un progressivo rallentamento della crescita dei consumi interni, aveva dato una forte spinta propulsiva, secondo le previsioni di Federalimentare, nel prossimo anno il trend delle esportazioni rallenterà il ritmo, con un aumento nei volumi del +8% medio annuo; mentre l'export in valuta segnerà un tasso medio annuo del +10. La recessione ha ridotto di più di un terzo le aspettative di crescita del mercato alimentare globale, con Europa occidentale e Usa a registrare i tassi di crescita piu' contenuti. Le stime per il 2011 fissano il valore del food&beverage mondiale a 3.064 miliardi di dlr, a chiusura di un quadriennio difficile che ha visto il settore crescere di solo il +2,6% annuo.
Peraltro nel triennio 2006-08 il valore del Made in Italy alimentare cresceva del +2,8%, passando da 99 a 104 miliardi di euro; nei quattro anni successivi la crescita è stata invece del +3, per un valore finale nel 2011 di 127 miliardi. Significativa è la frenata del packaged food, il cui tasso di crescita pre-crisi registrava un incoraggiante +4,1% mentre le previsioni del mercato al 2012 indicano il mantenimento degli attuali tassi di crescita intorno al +1,1%, per un valore stimato di poco superiore agli 80 miliardi.
Nel dettaglio, ripresa a ritmi più lenti (+0,5%) per il comparto dei latticini, per effetto sostituzione verso alimenti a prezzi più contenuti, mentre la "lepre" è il cioccolato, unico comparto del settore dolci e gelati a reggere alla crisi.
«Abbiamo sviluppato - ha rilevato Annalisa Sassi presidente dei Giovani Imprenditori di Federalimentare - una strumentazione produttiva e una diagnostica talmente avanzate da consentire alla nostra industria alimentare di garantire agli italiani in sicurezza e qualità ben 66 miliardi di pasti l'anno, i cui ingredienti si possono ritrovare in oltre 20mila referenze, tutte accessibili a prezzi contenuti. E non è solo la democraticità e l'accessibilità al cibo un dato rilevante a favore dell'azione secolare dell'Industria alimentare - ha concluso - ma anche l'informazione, la competenza, la diversita' e l'unicita' del nostro patrimonio di conoscenze alimentari a render grande e prezioso nel mondo il made in Italy alimentare».
Fonte Agi

