2020, uno chef apre la propria casella mail e legge la seguente richiesta: «Ciao Mauro sono Ernesto, che si dice a Napoli? Io ora mi trovo in Olanda è ho una voglia matta di mangiare un bel piatto della nostra tradizione, mi mandi in stampa una bella pasta e fagioli per favore?«.
Mauro apre un programma di gestione per le code di stampa, imposta una ricetta, le dosi e gli ingredienti e preme invio. Dall'altro capo dell'Europa si mette in funzione una macchina che in pochissimi minuti 'stampa” una perfetta pasta e fagioli, proprio come se fosse stata fatta direttamente dalle mani sapienti di Mauro, ma senza alcun margine di errore su cottura e dosi, come invece potrebbe capitare anche ai più grandi e meticolosi chef del mondo.
    
Qualcuno sta chiamando l'igiene mentale per farmi internare? Qualcunaltro sta rabbrividendo all'idea, ma i lettori più avvezzi alle nuove tecnologie alimentari si staranno sicuramente incuriosendo. In realtà la pittoresca scenetta non è un plot narrativo per un film fantascientifico ambientato in cucina, ma una possibile realtà nemmeno tanto lontana.

Stiamo parlando della cosiddetta FabApps, un device al quale stanno lavorando i ricercatori del Cornell University's Computational Synthesis Lab (Ccsl). FabApps è una stampante 3D che permetterà agli utenti di stampare il cibo via internet utilizzando siringhe ad inchiostro. Qualcuno starà rabbrividendo al solo sentire la parola 'inchiostro”, tranquilli si tratta solo di una similitudine, intendendo come inchiostro il prodotto crudo che verrà inserito nelle speciali siringhe alimentari e verrà iniettato nell'atrio di stampa attraverso degli aghi. Prima di entrare nel merito di una stampante che qualcuno definirebbe infernale occorre precisare il funzionamento della stampa 3D, tecnica già ampiamente utilizzata nel mondo del design industriale e della minuteria e che potrebbe entrare prepotentemente anche nelle nostre cucine.

Il metodo di stampa 3D consiste in un sistema di stampa a getto d'inchiostro secondo il quale la stampante crea il modello prefigurato spargendo uno strato alla volta di materia in polvere (in campo industriale solitamente si utilizzano gesso, resine e metalli leggeri, mentre nel nostro caso parleremo di veri e propri ingredienti crudi). Gli strati preformati secondo la sagomatura si sovrappongono e vanno progressivamente a formare il volume ottenuto. Il processo viene ripetuto finché non è stampato ogni strato e si ha l'oggetto finale. Attualmente la tecnologia di stampa 3D è l'unica che consente la stampa di prototipi di ogni forma, consistenza e colore. A questi tre elementi basterà aggiungere il gusto come quarto elemento e il gioco è fatto, nel caso della FabApps i vari e successivi strati verrebbero tenuti insieme grazie a speciali sostanze idrocolloidi commestibili.

A guidare la cordata di ricercatori che sta lavorando al progetto è Jeffrey Ian Lipton. Secondo il geniale scienziato la FabApps dovrebbe permettere un graduale affinamento del gusto e della consistenza dei cibi grazie alla precisione scientifica delle combinazioni chimiche rese possibili. Inoltre la stampante gourmet permetterebbe di perfezionare le 'nostre” creazioni equilibrando sempre più i sapori: magari preferiamo la parmigiana di melenzane un pò morbida e compatta, basterà dare le dovute istruzioni alla macchina e ci verrà sfornato il piatto dei nostri sogni.

Secondo la visione ambiziosa del team di Lipton, la FabApps dovrebbe diventare nei prossimi anni un elettrodomestico di uso comune, entrando di diritto anche nelle cucine dei migliori ristoranti del mondo dove le esigenze dei clienti si fanno sempre più specifiche e elevate. D'altro canto c'è chi ritrova anche dei benefici ecologici nell'uso di tale strumento: secondo Homaru Cantu, chef del Moto Restaurant di Chicago la presenza di ingredienti adeguatamente trattati nelle siringhe della stampante consentirebbe grandi risparmi in materia di trasporti e conservazione delle derrate alimentari. Basterà andare a comprare i gusti per il fabbisogno casalingo.

Secondo Cantu: «potremo immaginare una stampante 3D che cucina una torta alle mele fatta in casa senza bisogno di coltivare le mele, fertilizzare, trasportare, refrigerare, confezionare, fabbricare, cuocere, servire e senza tutti quei materiali implicati in questo processo (automobili, camion, padelle, refrigeratori etc.)».

Sarà interessante capire come potrà essere utilizzata questa stampante nel mondo social networking, quando diverrà possibile non solo condividere le nostre ricette ma farle assaggiare ad amici lontani chilometri da noi. Per ora l'unico problema resta l'adattamento delle sostanze all'ago della siringa, la sperimentazione ha avuto successo con il cioccolato, la mostarda, le salse e altri cibi liquidi, un po' più difficile sarà far passare nell'ago una bella vongola o una mandorla. Per ora dobbiamo accontentarci del nostro caro obsoleto robot da cucina, e non tentate di connetterlo a internet, non troverete l'ingresso del cavetto!