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Questo è un editoriale che non avrei voluto scrivere. Un po' perché sono costretto a ripetere cose che andiamo affermando da anni e un po', soprattutto, perché stavolta ci sarebbe davvero piaciuto immaginare che qualcuno si fosse reso conto dei danni enormi causati dalla tante sagre tarocche che continuano ad imperversare in tutta Italia.

Complice il silenzio tombale del Governo (che non ha nemmeno preso in considerazione il documento che avevamo predisposto con esperti e associazioni di categoria, fra cui l'associazione delle Pro loco...) e complice l'interesse dei partiti (che, dalla Lega al Pd, attraverso manifestazioni di 'amici” rimpinguano le loro casse...), anche quest'anno abbiano assistito al proliferare di eventi e manifestazioni commerciali che nulla hanno a che vedere con la cultura, la tipicità e la genuinità... sicuramente gli ultimi obiettivi di feste organizzate a puro scopo di lucro. Se escludiamo quelle per il patrono del paese, o legate a qualche prodotto veramente tipico, il leit motiv delle 'sagre” continua ad essere la presenza di banchi di salamelle, di formaggi sudaticci, di dolcetti o patatine. Il tutto con grandi tavolate dove si mangia serviti da personale 'in nero” e dove non c'è alcun rispetto delle norme igienico-sanitarie.

Ci piacerebbe sapere se almeno sono state a volte fatte delle multe o se i Nas nei loro controlli hanno anche per obiettivo le sagre. Ma siamo quasi certi che si tratta di una domanda retorica la cui risposta è già nota a tutti... E questa è una dimostrazione in più di come ci sia una vera indifferenza della politica rispetto ai problemi veri del turismo, dell'ospitalità e della sicurezza alimentare. Cos'hanno fatto i vari assessori regionali o ministri del Turismo, delle Politiche agricole, della Salute e dello Sviluppo economico per cercare di stroncare un fenomeno che distrugge l'immagine del Paese, è fonte di pessima educazione alimentare e alimenta frodi fiscali e imbrogli? Nulla. Assolutamente nulla.

L'on. Michela Vittoria Brambilla che tanto si è accanita contro una manifestazione storica e conosciuta in tutto il mondo come il Palio di Siena, non ha alzato mai un dito per cercare di regolamentare attività che fanno delle nostre piazze suck nordafricani (anzi, quelli sono meglio perché autentici). E intanto il prezzo di questo bubbone ormai insopportabile, frutto di un andazzo lassista e di malgoverno, lo pagano solo i produttori seri, danneggiati da cibi contraffatti o almeno di dubbia provenienza, e i ristoratori, che sono colpiti da concorrenze sleali. Al punto che in Toscana i ristoratori di Fipe Confcommercio sono stati costretti ad avviare delle cause locali contro i Comuni che con troppa disinvoltura hanno favorito questo andazzo. Un esempio che dovrebbe essere preso a modello in tante altre realtà...

E così, anche per il colpevole silenzio di Fipe e Fiepet, che pure hanno firmato il protocollo d'intesa con le Pro loco che l'anno scorso era scaturito a seguito del documento prima ricordato, sono state davvero poche le amministrazioni locali che hanno cercato di dare una regolata a un'attività come quella delle sagre che, se ben gestite, potrebbero essere davvero un'occasione straordinaria per valorizzare il territorio, la filiera agroalimentare di qualità e il turismo.

Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net




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