L'ultimo libro di Andrea Gabbrielli, questo "signore del vino" che tanto ha contribuito alla conoscenza delle tematiche della vitivinicoltura italiana, è dedicato a quei piccoli vigneti eroici lambiti dal mare e a coloro che hanno scelto di tenere viva con fatica una tradizione antica con il recupero e la conservazione della biodiversità della nostra piattaforma ampelografica. Da tempi lontani in tante piccole isole del Mediterraneo si producono modeste quantità di vino ed è proprio il magico risultato di un insieme di elementi pedoclimatici non sempre favorevoli a renderli unici e preziosi, sempre più apprezzati dai consumatori attenti anche all'estero. Il tutto nel rispetto totale di un'agricoltura sostenibile, e non potrebbe essere diversamente date le difficoltà reali dell'allevamento. Sono il Moscato e il Passito a Pantelleria, la Malvasia nelle Eolie, l'Ansonica al Giglio, il Greco e il Lacrima Christi a Capri, il Piedirosso a Ischia e tante altre piccole produzioni al largo dei mari di Toscana, Lazio, Veneto, Sicilia e Sardegna.

Nella quasi totalità i vini che nascono in mezzo al mare sono frutto di vitigni autoctoni, di cui è difficile ricostruire l'origine e il percorso parallelo alla millenaria storia dell'uomo. I pochi caparbi, sempre meno numerosi, che si ostinavano a far vino in queste isolette erano chiamati da Veronelli gli «angeli matti». Oggi grazie ad una consolidata e diffusa cultura del vino, specialmente da una decina d'anni, sono aumentati gli angeli «di ritorno», quelli cioè che hanno accettato la sfida investendo sulle piccole isole, ben sapendo che a premiarli non sarebbero stati i fatturati e con la certezza di piccolissimi numeri in cantina.

è il caso di Firriato, che a Favignana, nelle Egadi, aspetta quest'anno la prima vendemmia vera, dopo quella sperimentale e soddisfacente dello scorso anno, dai 5 ettari di Grillo, Catarratto, Zibibbo, Nero d'Avola e Perricone, molti allevati ad alberello per resistere al vento, con una densità di circa 5 mila piante per ettaro. Viticoltura eroica anche per i produttori di Pantelleria, tra cui Donnafugata, tra i primi a impiantare su scomodi terrazzamenti il tradizionale Zibibbo o Moscato d'Alessandria, sempre ad alberello - che dà vita con estrema parsimonia al super premiato Ben Ryè. Ma ci sono anche le produzioni dell'Elba doc, denominazione unica che comprende i vini dell'intera isola nelle varie tipologie, l'Ansonica dei minuscoli terrazzamenti sul mare dell'Isola del Giglio, il vero Lacrima Christi e il Grillo di Capri, il Piedirosso di Ischia. Sconosciute altre piccole realtà, come il vigneto che alla Gorgona curano i detenuti del carcere.

Il libro di Gabbrielli, che non è destinato solo agli addetti ai lavori, ne fornisce una mappa divenendo di fatto una guida che al piacere del buon vino unisce il gusto di itinerari inediti che il lettore può scoprire attraverso schede dettagliate e informazioni sui vitigni tipici e sulle aziende vinicole. Il ruolo di queste modeste produzioni di qualità nella difesa del territorio è stato evidenziato alla presentazione del volume a Roma, alla libreria l'Argonauta, da esperti dell'enologia come Riccardo Cotarella e Marco Sabellico. Lo scrive Attilio Scienza nell'introduzione al libro: «La vera agricoltura sostenibile, oggi tanto di moda, è l'unica presente nelle piccole isole a tal punto che la produzione è talmente integrata con la manutenzione del territorio da identificarsi con la natura dei luoghi stessi».

Alcuni produttori come Andrea D'Ambra di Ischia e Marcello Fioretti del Consorzio di tutela dei vini dell'Elba hanno sottolineato il massimo impegno richiesto da questa viticoltura. Un ettaro in condizioni normale - è stato detto - richiede circa 100 ore di lavoro, mentre nelle isole per le difficili condizioni ne richiedono 800-1000. E ancora: il prezzo delle uve - un euro al kg - non è certo remunerativo anche se di molto superiore ai 15 centesimi con cui viene pagata l'uva siciliana. Per questo dalla lettura del libro emerge anche l'appello alle istituzioni a non lasciare soli i privati nell'impresa, alle prese con i problemi più grandi come il mancato rinnovo degli impianti vitati, la scarsa remuneratività o il mancato ricambio generazionale.

è il mercato, tra l'altro, a indicare la direzione giusta. La lettura del libro ci fa conoscere anche dettagli poco noti, come l'esistenza in alcune isole di vecchie viti a piè franco, cioè non innestate su vite americana, quindi precedenti alla micidiale fillossera che più di un secolo fa annientò i vigneti di tutta Europa. Nell'isola di San'Antioco, in Sardegna, queste viti d'epoca rappresentano la quasi totalità.

Andrea Gabbrielli, romano, giornalista professionista, è specializzato nel settore enogastronomico e in particolare nelle tematiche della vite e del vino. è stato caporedattore della guida Vini d'Italia di cui ha curato molte edizioni, e caposervizio del mensile Gambero Rosso. Numerose le sue collaborazioni, dall'Almanacco del Berebene, alla Guida Ristoranti d'Italia,dall'Almanacco dei Golosi alla Guida alle Regioni italiane. Ha vinto premi ed organizzato eventi del calibro di «Sicilia en primeur» , fa parte di giurie prestigiose come quella del «Concours Mondial de Bruxelles» ed è anche docente universitario. Tra le sue pubblicazioni, Meta Sudans - La più antica fontana di Roma (Dedalo Editore, Roma, 2000), Toscana Colline Centrali, Toscana Colline Costiere, Sicilia, I Vini delle Isole Minori, per la collana I migliori vini d'Italia (Hobby&Work e Veronelli Editore, Bresso, 2002-2003), La Sicilia del vino (I protagonisti del vino siciliano. Maimone Editore, Catania, 2003, riproposta due anni dopo anche in una seconda edizione), Pierluigi Talenti – L'altro Brunello (Veronelli Editore Bergamo, 2005), Gianni Masciarelli,un vignaiolo a modo suo (Veronelli Editore, Bergamo, 2008).


IL VINO E IL MARE. GUIDA ALLA VITE DIFFICILE DELLE PICCOLE ISOLE
di Andrea Gabbrielli
Introduzione di Attilio Scienza
Iacobelli Editore - Fuoricollana
Pagine 192
Euro 15,00