Cucina italiana, Barilla e Gvci Ma dove sono le istituzioni?
Valorizzare cucina e prodotti italiani è da sempre uno degli obiettivi di 'Italia a Tavola”. E ogni iniziativa in questa direzione non può che essere valutata con attenzione e incoraggiata. Fra questi, ovviamente, anche l'esperimento di certificazione di chi lavora dietro ai fornelli nel mondo, varato nei giorni scorsi da Academia Barilla e Gvci, la rete informale dei cuochi italiani impegnati all'estero. Un'iniziativa che mira ad attribuire una sorta di patente agli chef che fanno cucina italiana fuori dal nostro Paese e che si aggiunge alle molte attività svolte dal Gruppo virtuale guidato da Mario Caramella.
La novità è però passata nel silenzio generale della stampa. Sarà perché i lavori erano in inglese, oppure perché suonava un po' bizzarro il mancato coinvolgimento di istituzioni e cuochi che lavorano in Italia (assenti per scelta o non invitati?), fatto sta che il Programma di certificazione di 'Proficiency in Italian Cuisine” per i cuochi sembra rimasto un evento per pochi iniziati.
Per alcuni osservatori appare peraltro un po' strano che questa certificazione (termine strettamente legato a garanzia e indipendenza) sia gestito solo dal gruppo Barilla (che giustamente ha obiettivi commerciali e ha bisogno di testimonial) e dal Gvci, a cui fanno capo molti dei professionisti da certificare. Come dire che, senza nulla togliere al valore di amici che sono sempre stati lasciati soli a difendere la nostra bandiera a tavola, forse c'è un po' troppa autoreferenzialità in questo progetto.
Un limite tipicamente italiano che andrebbe invece rimosso al più presto per rendere davvero efficace questo strumento di grande valore. A certificare i cuochi non dovrebbero essere gli stessi cuochi, ma magari le scuole di alta Cucina di cui per fortuna il Paese è ricco e che potrebbero unirsi per questo progetto di sistema. Da Alma a Ifse, da Pollenzo a CastAlimenti, l'elenco è lungo e ricco di esperienze di formazione anche per cuochi stranieri. Un'operazione a puro marchio Barilla rischierebbe fra l'altro di assomigliare a quella di S.Pellegrino, che 'sceglie” i migliori cuochi del mondo fra i suoi testimonial. Visto il valore dell'iniziativa, servirebbe la collaborazione di istituzioni maggiormente vocate alla formazione per dare ancor più credibilità al progetto.
C'è poi da chiarire un punto: i cuochi sono fondamentali per la promozione dell'agroalimentare italiano e della nostra Cucina. Ma non sono sufficienti. Ad essere garantito deve essere anche, o forse soprattutto, il Ristorante. E per far questo servono strumenti come il marchio di qualità di Isnart, Unioncamere e vari Ministeri per certificare nei ristoranti italiani nel mondo procedure, acquisti e gestione. Una garanzia in più data ai consumatori che si affianca a quella assicurata dal valore del cuoco. Non dimentichiamo poi che il locale resta, mentre il cuoco, se dipendente, può anche cambiare. Come dire che servono continuità e garanzia sulla gestione di un Ristorante italiano. E non sarebbe male se, invece di andare a ranghi sparsi, istituzioni, grandi aziende private e cuochi trovassero modo di collaborare sul serio così da attivare sinergie produttive e fare davvero squadra.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
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Per alcuni osservatori appare peraltro un po' strano che questa certificazione (termine strettamente legato a garanzia e indipendenza) sia gestito solo dal gruppo Barilla (che giustamente ha obiettivi commerciali e ha bisogno di testimonial) e dal Gvci, a cui fanno capo molti dei professionisti da certificare. Come dire che, senza nulla togliere al valore di amici che sono sempre stati lasciati soli a difendere la nostra bandiera a tavola, forse c'è un po' troppa autoreferenzialità in questo progetto.
Un limite tipicamente italiano che andrebbe invece rimosso al più presto per rendere davvero efficace questo strumento di grande valore. A certificare i cuochi non dovrebbero essere gli stessi cuochi, ma magari le scuole di alta Cucina di cui per fortuna il Paese è ricco e che potrebbero unirsi per questo progetto di sistema. Da Alma a Ifse, da Pollenzo a CastAlimenti, l'elenco è lungo e ricco di esperienze di formazione anche per cuochi stranieri. Un'operazione a puro marchio Barilla rischierebbe fra l'altro di assomigliare a quella di S.Pellegrino, che 'sceglie” i migliori cuochi del mondo fra i suoi testimonial. Visto il valore dell'iniziativa, servirebbe la collaborazione di istituzioni maggiormente vocate alla formazione per dare ancor più credibilità al progetto.
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Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net
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