In autunno a Cremona gli Stati generali dell’agricoltura
Per il ministro delle Politiche agricole Saverio Romano «la riscrittura della politica agricola comune non può che passare dagli Stati generali dell'Agricoltura, che si terranno tra ottobre e novembre a Cremona e che dovranno portare ad una proposta nazionale, solidale e condivisa per il settore»
Il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Saverio Romano (nella foto), incontrando il mondo agricolo ibleo a Villa Di Pasquale a Ragusa (Ag), dove erano presenti Cia, Coldiretti, Confagricoltura e Fai Cisl, ha annunciato l'assemblea degli Stati generali dell'agricoltura a Cremona tra ottobre e novembre.«Questo nostro Paese - ha dichiarato - è geograficamente, socialmente ed economicamente diverso: ma questa diversità è una ricchezza di cui si è persa, in parte, la consapevolezza. Queste nostre diversità sono una ricchezza che, motivi di egoismo, regionalismi e particolarismi hanno contribuito ad offuscare, con gravi ripercussioni sul valore irrinunciabile dell'unità. E necessario recuperare i principi della condivisione e della solidarietà nazionale. In fatto di agricoltura la voce del Paese deve essere una soltanto, sebbene nel rispetto delle funzioni e delle prerogative delle varie istituzioni».
«La riscrittura della politica agricola comune non può che passare dagli Stati generali dell'Agricoltura che si terranno tra ottobre e novembre a Cremona e che dovranno portare ad una proposta nazionale, solidale e condivisa. Mandare in disimpegno automatico delle risorse disponibili - ha proseguito Romano - è una colpa grave di certa politica e di certa burocrazia, ed è una colpa che di certo non contribuisce ad un rafforzamento di credibilità e autorevolezza del nostro Paese in sede europea. Il vero problema del sistema agroalimentare in Sicilia e nel Mezzogiorno è quello della carenza di infrastrutture. Qui a Ragusa si rende, ad esempio, indispensabile la realizzazione dello scalo aeroportuale di Comiso, un hub commerciale che consenta ai prodotti locali di poter raggiungere i mercati in tempi brevi. La promozione delle nostre produzioni non può che essere quella che fa riferimento al Made in Italy, e in tal senso occorre evitare la frammentazione di un'opera di promozione e di comunicazione commerciale che sinora è stata a dir poco, settoriale e non organica, particolare e quindi inefficace e non programmata e generale come dovrebbe essere».

