Un gelato nella sala del Fiorio di Torino dove nel 1821 si tramò per avvelenare Carlo Alberto. Una cena romantica al tavolino dove ogni giorno sedeva Cavour al Cambio. A tavola nel fortino antisaraceno del Bai di Genova o a Palermo alla Focacceria San Francesco, soste di Garibaldi nel 1860 durante l'impresa dei Mille. Una notte al Des Iles Borromées di Stresa, creato dal patriota che portò in barca Bixio all'assalto di Laveno. Oppure al Royal Victoria di Pisa, che ospitò gli scienziati della prima cultura unita italiana. Al Ristorante Corona di San Sebastano Curone, il proprietario era il cuoco-bersagliere del generale Lamarmora in guerra di Crimea. E un caffè che profuma di 1848 al Florian, sui velluti che diedero conforto agli insorti di Manin; al Pedrocchi, dove scaturì l'insurrezione contro l'Austria; al Renzelli ch'era anima cosentina dei moti antiborbonici. Per finire allo Stoppani, che vide scrivere il plebiscito d'annessione di Bari allo Stato unitario nel 1860.

è solo l'assaggio degli episodi risorgimentali, di cui molti inediti, dei quali si fregia l'edizione 'Tricolore” 2011 della Guida Locali storici d'Italia che, in omaggio al 150° anniversario dell'Unità d'Italia, quest'anno rende particolare onore ai trentacinque locali storici che vissero momenti del processo di unificazione nazionale. Un onore reso anche attraverso il primato 'I più Unità d'Italia”, pubblicato a fine Guida e anche sul sito www.localistorici.it.

Giunta alla 35ª edizione, la Guida Locali storici d'Italia presenta un itinerario turistico-culturale davvero speciale attraverso i 232 più antichi e prestigiosi alberghi, ristoranti, pasticcerie, confetterie, grapperie e caffè letterari che hanno fatto la storia del nostro Paese e che conservano ambienti, atmosfere, arredi, cimeli e persino prodotti di ineguagliabile fascino e gusto. Quasi 100 locali conservano anche la stessa famiglia al timone, da 2 a 7 generazioni.

Quest'anno sono dodici le nuove scoperte di altissimo valore storico e grande prestigio, due delle quali anche risorgimentali, che compaiono nella Guida. Eccole.

A Firenze l'Hotel Tornabuoni Beacci, del 1870, erede della mitica omonima pensione al quarto piano del nobile palazzo Strozzi del Poeta, di proprietà della Famiglia Bechi da due generazioni, amata da Steinbeck, che conserva ambienti e arredi dal 1800 agli anni Trenta.

Legato all'Unità d'Italia il Grand Hotel Cavour, del 1865, proprietaria Angelica Bucalossi, che fu l'albergo dei deputati quando Firenze divenne capitale, dove alloggiava il secondo presidente del Consiglio del Regno d'Italia Bettino Ricasoli.

Ancora Unità d'Italia per l'Antico Caffè Dante Ristoratore di Verona, del 1837, diretto da Alessandra Veronesi, dove si possono ammirare i medaglioni dedicati ai grandi patrioti, dipinti per rivendicare l'italianità contro l'Austria: era centro politico e culturale della città, lo frequentarono Pindemonte, Zanella, Barbarani, Simoni, Mascagni e Lombroso.

Il mitico Babington's Tea Rooms di piazza di Spagna a Roma, del 1893, alla guida Chiara Bedini e Rory Bruce, quarta generazione di una delle due fondatrici, è la sala da tè più inglese d'Italia, perfettamente conservata, dove sostavano Palazzeschi, Fellini, la Bergman e dove provare le oltre 30 miscele di tè create per l'acqua di Trevi.

L'Antica Osteria Crotto del Sergente, del 1880, proprietario Massimo Croci, l'ultimo crotto di Como, immerso tra alberi secolari, conserva la bella sala a volta rivestita di mattoni ricavata dall'antica cavità nella montagna, un tempo utilizzata per conservare cibi e vini, l'antico portone con incastonate monete d'epoca e l'antica ghiacciaia.

L'Osteria Enoteca al Brindisi di Ferrara, del 1435, titolare Federico Pellegrini, alla seconda generazione, è la più antica osteria del mondo, certificata dal Guinness: la frequentavano Cellini, Tiziano, Tasso, Ariosto e Copernico, che abitava nelle due stanze che oggi sono sale al primo piano.

La Pasticceria Svizzera Vital Gaspero di Genova, del 1910, direttore Stefano Becchetti, tutta originale, testimone delle pasticcerie svizzere che, tra Otto e Novecento, portarono dal Cantone tedesco i sapori della pasticceria mitteleuropea e misero in crisi le storiche confetterie della Superba.

In provincia di Genova, a Neirone, la Trattoria Del Pippo da Ugo, del 1902, guidata da Giuseppe Corsiglia, quinta generazione delle due famiglie fondatrici, è tra le ultime antiche trattorie dell'immediato entroterra ligure e della loro tradizionale cucina; conserva la storica saletta a piano terra arredata anni 1930 dove Gilberto Govi, fondatore del teatro dialettale genovese, elogiava i ravioli.

Il Ristorante La Botte di Monreale (Palermo), nato nel 1929 dalla rivendita di vini di una nobile famiglia, è divenuto regno di alta cucina grazie a due generazioni della famosa stirpe di maestri-chef siciliani Maurizio e Salvatore Cascino; amato da Fracci, Del Monaco, Nazzari, Gigli e Tebaldi, conserva struttura e arredi dell'antica mescita.

L'Antica Trattoria Al Gallo, dal 1909 istituzione di Ravenna, proprietario e direttore Francesco Turicchia, terza generazione del fondatore, è un vero gioiello Liberty, dalla palazzina, alle vetrate, alle suppellettili, un tempo sosta della mitica 1000 Miglia; qui sono passati Dubcek, Rostropovich, Montalban; il maestro Muti è assiduo.

A Venezia, l'Hotel Al Sole, del 1931, proprietario Girolamo Marcello e direttore Antonio Calella, ha sede nel cinquecentesco palazzo Marcello, nato come albergo riservato al corpo diplomatico, con una rivendita di vini a piano terra; ha ospitato la Regina del Belgio e Robert De Niro e conserva ambienti e arredi con un fascino e uno stile unici.

Al Lido di Venezia, l'Albergo Quattro Fontane, del 1850, proprietari e gestori Pia e Bente Bevilacqua, chalet fiabesco, sorto dove era il cinquecentesco 'casino” per gli incontri della nobiltà, opera anche del Palladio; nell'Ottocento era un'osteria, frequentata e ricordata dal poeta vittoriano Robert Browning; guidato dalla stessa famiglia dal 1954, conserva antiche strutture e una straordinaria collezione di arredi d'epoca.

Edita dall'Associazione Locali storici d'Italia, libero sodalizio culturale nato nel 1976 e presieduto da Giuseppe Nardini di Bassano, la guida – 264 pagine bilingue italiano-inglese – è illustrata dal pittore Gianni Renna e diretta da Claudio Guagnini.

La Guida Locali storici viene distribuita gratuitamente dall'Associazione a chi ne fa richiesta, con il solo contributo delle spese postali ed è disponibile presso i locali associati.


I più Unità d'Italia

Ecco i locali storici che vissero episodi dell'unità nazionale.

1821 - Al Fiorio un veleno per Carlo Alberto
Al Caffè Fiorio di Torino, circolo dei conservatori di ferro, il 18 marzo 1821, tentarono di convincere l'inserviente dello speziale di corte ad avvelenare la medicina di Carlo Alberto di Savoia, che era appena stato nominato Reggente e aveva promulgato la Costituzione.

1831 - Dal Caffè Greco l'assalto alla caserma di piazza Colonna
A Roma, durante i moti del 1831, un folto gruppo di artisti romani, alcuni dell'Accademia di Francia e medici dell'Ospedale di S. Spirito, stanchi di soprusi, delazioni, arresti e condanne, decisero di assaltare la caserma di granatieri di piazza Colonna e si ritrovarono e partirono dal Caffè Greco.

1831 – Guerrazzi e le Gazzette dell'Ussero
Domenico Guerrazzi venne sospeso dall'università per aver declamato al Caffè dell'Ussero una notizia sui moti carbonari. Era una consuetudine: dal 1831, docenti e studenti pisani, insieme ai patrioti, si trovavano infatti all'Ussero per leggere e commentare le 'gazzette” che riferivano dei moti carbonari nelle Romagne, nello Stato Pontificio e nel Regno delle Due Sicilie.

1839 - La prima cultura unitaria al Royal Victoria
La prima dimostrazione dell'esistenza di una cultura italiana unitaria fu nel 1839 a Pisa, con il 1° Congresso degli Scienziati ltaliani, di cui l'Hotel Royal Victoria ospitò i rappresentanti.

1844 - Dal Renzelli la rivolta di Cosenza
Al Caffè Renzelli di Cosenza, allora Caffè Gallicchio, il 9 marzo 1844, i patrioti Domenico Frugiuele e Gianfelice Petrassi decisero che la città era pronta per insorgere contro i Borbone e proclamare un governo costituzionale: la rivolta esplose e portò alla sfortunata impresa dei fratelli Bandiera.

1848 - Cavour al Cambio e al Bicerin
Situato proprio di fronte a Palazzo Carignano, sede del Parlamento Subalpino dal 1848 e di quello italiano dal 1861, il Caffè Ristorante del Cambio ha ospitato tutti i grandi che hanno fatto l'Italia e conserva il tavolo dove sedeva Camillo Benso conte di Cavour, primo Presidente del Consiglio del Regno d'Italia. Ma quando accompagnava i Savoia alla santa messa al Santuario della Consolata, Cavour si recava al Bicerin per attenderne l'uscita: anche qui c'è ancora il suo tavolino.

1848 - Dal Pedrocchi contro gli austriaci
L'8 febbraio 1848, nelle sale del Caffè Pedrocchi di Padova, studenti e popolani strinsero alleanza, dimenticando le baruffe, per opporsi agli austriaci con una sanguinosa sommossa.

1848 - I feriti sui divani del Florian
Nei moti di popolo del marzo 1848 di Tommaseo e Manin, il Caffè Florian ebbe il suo battesimo di sangue accogliendo i primi dimostranti feriti in piazza San Marco.

1848 - Il comandante austriaco di Venezia mangiava all'Antico Martini
L'Antico Martini - forse perché vi trovò moglie - era tra i ristoranti preferiti del raffinato e pavido comandante militare di Venezia conte Ferdinand Zichy, che i patrioti rivoltosi fecero scappare a Vienna durante i moti risorgimentali del 1848.

1848 - Il "Quarantott" del Boeucc
Per ricordare che il Boeucc era tra le osterie e i caffè dove i carbonari concepirono i Moti del 1848 a Milano, il suo patron degli Anni Quaranta del Novecento creò l'aperitivo 'Quarantott”.

1848 - Cova sulle barricate
Durante le Cinque Giornate di Milano, Antonio Cova fu nominato capo della barricata contro gli austriaci eretta davanti al suo Caffè Cova, che era all'angolo di piazza della Scala; una palla di fucile fischiò nel locale e rimase per anni in una specchiera.

1848 - Radetzky si accampò alla Rampina
Il generale Radetzky, nel 1848, in fuga da Milano verso il Quadrilatero a causa dei moti delle Cinque Giornate, accampò l'esercito proprio davanti al cortile dell'Osteria La Rampina.

1848 - Gilli e i volontari di Curtatone e Montanara
A Firenze, il 20 marzo 1848, insieme alle altre botteghe, anche Gilli rifornì i volontari toscani che sfilavano in via Calzaioli partendo per la battaglia di Curtatone e Montanara, dove trovarono il più efficiente esercito europeo di Radetzky.

1848 - La Locanda Mincio al centro dei combattimenti
Il 25 luglio 1848, durante la battaglia di Custoza, i piemontesi ripiegarono a Valeggio e qui riattaccarono gli austriaci: l'Antica Locanda Mincio si trovò proprio al centro dei combattimenti.

1848 - I patrioti riuniti nella cantina sotto l'Offelleria della Meneghina
Sotto l'Antica Offelleria della Meneghina di Vicenza, esiste ancora oggi la cantina – murata – a cui i patrioti cospiratori, durante l'assedio austriaco del 1848, accedevano mediante una botola nascosta dietro il bancone.

1848 - Il Tommaseo fiamma della libertà italiana
'Da questo Caffè Tommaseo, nel 1848, centro del movimento nazionale, si diffuse la fiamma degli entusiasmi per la libertà italiana.” è la lapide fatta apporre dall'Istituto nazionale per la storia del Risorgimento al simbolo triestino.

1848 - Rivoluzionari e fomentatori allo Schenardi
Dal 1848 a tutti i primi anni Cinquanta dell'Ottocento, i rapporti della polizia di Viterbo segnalavano che il Caffè Schenardi era luogo d'incontro di rivoluzionari, fomentatori, anarchici, demagoghi; ma era anche il locale preferito dagli ufficiali delle truppe pontificie e francesi.

1848 - Mazzini e Cattaneo al Grand Café al Porto
Il Ristorante Biaggi di Lugano, progenitore del Grand Café Al Porto, per Giuseppe Mazzini fu punto di incontri con patrioti esuli a partire dal 1831 e fino al 1870. Nell'agosto del 1848 era qui con Carlo Cattaneo, entrambi fuggiti da Milano dopo il fallimento delle Cinque Giornate. Da allora, Cattaneo scelse l'esilio a Castagnola – oggi quartiere di Lugano - e lo frequentò spesso.

1849 - Caffè Quadri "banderuola" del Risorgimento
Il Quadri di Venezia fu una 'banderuola” durante il Risorgimento: sotto gli austriaci era Caffè Civile e Militare, preferito dai militari di Vienna; con la rivoluzione del 1848, Caffè della Guardia Civica; poi Caffè ai Lombardi e nel 1849, ancora Caffè della Guardia Civica, preferito questa volta dai militari italiani.

1850 - Al Caffè Roma si sognava già l'Unità
Dal 1850, già quand'era Caffè Grande Simeoni, al Caffè Roma di Borgo Valsugana si riuniva l'alta borghesia, formata da professionisti e commercianti, che sognava l'annessione all'Italia.

1855 - Il cuoco-bersagliere del Corona
Cavour concepì di fare del Piemonte lo stato-guida dell'unificazione italiana anche con un'abile politica estera, come la spedizione nella Guerra di Crimea del 1855, affidata al generale Lamarmora, che aveva come cuoco-bersagliere il proprietario del Ristorante Corona di S. Sebastiano Curone.

1859 - Bixio all'attacco di Laveno con uno dei creatori del Des Iles Borromées
Su richiesta di Garibaldi, uno dei cinque fratelli che crearono l'Hotel Des Iles Borromées di Stresa, Giovanni Omarini, il 30 maggio 1859 portò in barca il generale Bixio e un drappello di volontari Cacciatori delle Alpi sino alla sponda lombarda del Lago Maggiore per guidare l'attacco al fortino di Laveno.

1859 - "Torta della Pace" di Fantoni per l'Armistizio di Villafranca
Nel 1859, il commendator Fantoni, anima dell'omonimo Caffè, creò la 'Torta della Pace” in onore dell'armistizio, che venne firmato proprio a Villafranca e che pose fine alla II Guerra d'Indipendenza.

1860 - Sostava al San Carlo l'organizzatore dell'impresa dei Mille
Francesco Crispi, il politico, massone, garibaldino che organizzò la spedizione dei Mille convincendo Garibaldi a guidarla, amava sostare al Caffè San Carlo di Torino, anche quando divenne per due volte Presidente del Consiglio italiano.

1860 - I tre locali dell'impresa dei Mille
Tre locali sono legati al generale Giuseppe Garibaldi e alla sua impresa dei Mille che, con lo sbarco in Sicilia occidentale e la successiva conquista dell'intero Regno delle Due Sicilie nel 1860, diede il via alla fase decisiva dell'unità italiana: il Caffè del Tasso di Bergamo Alta, che era punto di reclutamento di garibaldini: dopo il suo trionfale ingresso in Bergamo l'8 giugno del 1859, che poneva fine al dominio austriaco della città, Garibaldi, con un proclama, invitò infatti i giovani a offrirsi volontari per la spedizione in Sicilia e 174 partirono con lui l'anno successivo; l'Antica Osteria del Bai di Genova che, vicina allo scoglio di Quarto, visse il bicchiere della staffa di Garibaldi e Bixio prima della partenza dei Mille; l'Antica Focacceria S. Francesco di Palermo, dove la leggenda narra che Garibaldi fece sosta per rifocillarsi durante l'occupazione della città.

1860 - Da Stoppani il plebiscito di annessione
Dopo la conquista del Regno delle Due Sicilie, al Caffè Stoppani, centro del pensiero culturale e politico di Bari, si preparò il plebiscito, indetto da Garibaldi, che il 21 ottobre 1860 decretò l'annessione della città allo Stato unitario.

1860 - I dolci di Stratta per Cavour
2.547 lire e 60 centesimi per 29 chili di marron glacés, 18 di sorbetto, 37 di frutti caramellati, paste, confetture e meringhette: era un memorabile conto di Stratta pagato da conte di Cavour nel 1860 per un ricevimento al Ministero degli Esteri.

1862 - Bruxaboschi cenacolo di eroi risorgimentali
Frequentavano certamente la Trattoria detta del Bruxaboschi quei paesani di San Desiderio – oggi quartiere di Genova - che parteciparono eroicamente alle campagne del Risorgimento, infervorati dalle idee che i fratelli Ruffini e Mazzini elaborarono proprio in quel territorio dal 1830 al 1833.

1865 - Cavour, l'albergo dei deputati a Firenze
Quando divenne l'albergo dei deputati in Firenze capitale d'Italia, nel 1865, l'Hotel Cavour prese molto diplomaticamente proprio il nome del suo primo presidente del Consiglio, Camillo Benso conte di Cavour.

1865 - I ritratti dei patrioti al Caffè Dante
Roccaforte di italianità contro l'Austria, nelle sale del Caffè Dante di Verona si ammirano ancora oggi i medaglioni con i protagonisti del Risorgimento.

1867 - Garibaldi, sopra il Lavena, auspica Roma capitale
Una targa in bronzo ricorda che, il 26 febbraio 1867, Garibaldi si affacciò al primo piano delle Procuratie vecchie sopra il Caffè Lavena e, salutando Venezia libera, auspicò Roma capitale d'Italia, acclamato dalla folla in piazza San Marco.

1870 - Mazzini nascosto all'Albergo Europa
Non appena gli vennero amnistiate le due condanne a morte, nel 1870, Mazzini lasciò Lugano, si nascose all'Albergo Europa di Rapallo e iniziò a preparare i moti popolari per appoggiare la conquista dello Stato Pontificio.