No all'acquisto last minute per l'uovo di cioccolato e occhio all'etichetta. Quanto alle colombe diffidare delle imitazioni: deve essere propria 'colomba” e non avere un nome di fantasia del tipo 'dolce di Pasqua”, magari con la forma dell'uccello simbolo della pace. A stilare una sorta di vademecum pasquale per i due prodotti alimentari tipici delle feste ormai alle porte è l'Unione nazionale consumatori (Unc). Vediamo, dunque, le principali raccomandazioni:

Affrettatevi a comperare l'uovo di Pasqua. Per risparmiare, infatti, bisogna evitare l'acquisto all'ultimo momento quando i prezzi tendono ad aumentare: conviene, invece, muoversi per tempo, approfittando delle offerte della grande distribuzione o anche dei piccoli punti di vendita, controllando però sempre con molta attenzione la data di scadenza. Per scegliere poi l'uovo di cioccolato è fondamentale leggere l'etichetta, vera e propria carta d'identità del prodotto.

Occhio, allora, alla dizione 'cioccolato puro” riservata a quello non contenente oli tropicali o altri grassi vegetali, ricordando che in caso contrario deve essere obbligatoriamente riportata la dicitura, ben visibile, 'contiene altri grassi vegetali oltre al burro di cacao”. Se poi nella denominazione sono usati aggettivi che danno al consumatore un'idea di maggiore qualità, le caratteristiche devono essere migliori. Un esempio: il cioccolato 'finissimo” o 'superiore” deve avere almeno il 43% di cacao.

Esaminando sempre le etichette si possono anche avere indicazioni utili sul prezzo adeguato del prodotto: considerato che il contenuto in cacao della cioccolata e' inferiore al 50% e valutati i costi della produzione, quelli per la confezione ed anche quelli della sorpresa, un prezzo ragionevole dovrebbe aggirarsi sui 30/40 euro al chilo. «Spesso uova e colombe fungono da prodotti 'civetta” - spiega Agostino Macrì, consulente Unc ed esperto in alimentazione e sanità pubblica -: vengono venduti a prezzi stracciati per portare il consumatore a comperare anche altri prodotti. Il consumatore deve farsi furbo e approfittarne».

Colombe, occhio alle imitazioni
Il nome di colomba (secondo il decreto ministeriale del luglio 2005), ricorda il segretario dell'Unc, Massimiliano Dona, va riservato al prodotto che non contiene grassi idrogenati (modificati artificialmente e nocivi alla salute) e altri ingredienti scadenti con cui si sostituisce il più costoso burro. A volte poi circolano colombe addirittura senza burro e uova, gli ingredienti caratteristici del dolce insieme ai canditi. Le uova utilizzate devono garantire non meno del 4% in tuorlo e di categoria 'A'(fresche), mentre la quantità di burro non deve essere inferiore al 16%: il prodotto che non rispetta queste regole non può chiamarsi colomba pasquale.