Dieta mediterranea da “esportare” Dare ai turisti i sapori di casa
In Italia si è persa la tradizione gastronomica e il valore di questo equilibrato regime alimentare per inseguire tendenze americanofile. Bisogna ritrovare lo spirito di Pollica, di Pioppi, del Cilento, e offrire ai visitatori dell'Italia la cucina genuina a partire da quel che si ha in casa
VERONA – A Vinitaly non si sta parlando solo di vino, ma di tutto c'io che ruota attorno alla cultura enogastronomica italiana. E quando si parla di vino e cucina italiana, salute e gusto, non si può non associarlo alla dieta mediterranea La dieta mediterranea, oggi inserita nel patrimonio immateriale dell'Unesco, non è solo un bel modo di nutrirsi per mantenersi sani e vivere più a lungo, ma anche un buon modo per mangiare bene e quindi vivere più felici. Ma, purtroppo, secondo uno studio dell'Università di Bologna, 8 italiani su 10 sostengono di conoscere la dieta mediterranea, ma in realtà il 60% ne ignora i principi base e solo 1 su 5 sa definirla correttamente. Sconosciuta anche la piramide alimentare. Invece, all'estero volano i prodotti che la caratterizzano. Come risolvere questo diliemma?

L'Italia, che dal Cilento ha dato i natali alla dieta Mediterranea oggi patrimonio Unesco, «deve tornare a consumare e a offrire ai tanti turisti che scelgono il Belpaese la vera dieta mediterranea. Non basta proporre prodotti a km zero, senza conoscere la specifica cultura gastronomica che lega quel cibo all'area di produzione. Bisogna pensare il territorio attraverso la cucina e le sue tradizioni». è l'appello del presidente dell'Accademia italiana della cucina Giovanni Ballarini, al 45° Vinitaly, a cui ha immediatamente aderito il nutrizionista Giorgio Calabrese, presente ad un forum della Regione Campania, promosso dall'assessore Vito Amendolara con i presidente delle Camere di Commercio campane.
«Il bacino di utenza della Dieta Mediterranea è di 47 Paesi, dove i consumatori apprezzano l'olio, il vino, le verdure, i cereali, come arma non-farmacologica, non per dimagrire, ma per mantenersi in salute» ha affermato Calabrese, nel lamentare che «in Italia si è persa la tradizione gastronomica e il valore di questo equilibrato regime alimentare per inseguire tendenze americanofile. Si liquida la parola Mediterranea pensando che sia il mare a connotare i prodotti alimentari, quando sono i cibi ad aver contribuito a rendere importante il Mare Nostrum. Ritroviamo - ha chiesto - lo spirito di Pollica, di Pioppi, del Cilento, e offriamo ai visitatori dell'Italia la cucina genuina a partire da quel che abbiamo in casa».
E nei Paesi esteri che ancora non hanno confidenza piena con la dieta Mediterranea "porteremo noi il vino" annuncia ancora Calabrese. A favorire il recupero e il rilancio della dieta mediterranea l'Accademia italiana della Cucina propone l''integrazione” in una sorta di cucina interculturale. «Invece di demonizzare la cucina etnica - ha detto Ballarini - facciamo un cous cous all'italiana. Recuperiamo la coscienza sociale della cultura alimentare italiana e valorizziamo le differenze».
Naturalmente un ruolo centrale è giocato dal vino. Per il presidente Iasa (International Academy of sensory Analysis) Mario Fregoni: «il vino non è più un alimento, ma deve servire dal punto di vista sensoriale per meglio valorizzare gli abbinamenti cibo-vino. E per far del bene a chi approfitta delle vacanze per immergersi nella cultura gastronomica mediterranea, la dieta salva-bellezza. Ma una Regione come la Sardegna, che ha il record di centenari, offre vera cucina mediterranea ai 18 milioni di turisti che la visitano?».
«Sono proprio i nostri centenari i testimonial - ha risposto prontamente il neo assessore all'Agricoltura della Regione Sardegna Mariano Ignazio Contu - dell'alimentazione a base di pane, formaggio, latte, olio extra vergine, e un buon bicchiere di vino. Nella nostra isola l'offerta alimentare è perfettamente in linea con i dettami della dieta mediterranea in quanto equilibrata e genuina, senza intingoli. Perciò nell'isola si ha lunga vita, e spesso buona salute. Parola di medico».
«La dieta mediterranea, oggi inserita nel patrimonio immateriale dell'Unesco, non è solo un bel modo di nutrirsi per mantenersi sani e vivere più a lungo, ma anche un buon modo per mangiare bene e quindi vivere più felici – ha dichiarato Luigi Odello, segretario accademico Iasa e professore di Analisi sensoriale in diverse università italiane e straniere – Ad ogni modo il semplice elenco dei cibi e delle bevande che la compongono non è di per sé sufficiente per garantire l'efficacia di questa dieta che è un vero e proprio stile di vita: è infatti fondamentale preservare nel tempo anche le caratteristiche sensoriali di pasta, legumi, olio di oliva, latticini, vino e quant'altro».
Ecco quindi l'importanza dell'analisi sensoriale, unica disciplina che può aiutare a conservare la memoria sensoriale nel tempo. «Con i metodi e le tecniche che le sono propri, l'analisi sensoriale fotografa il percepito e il livello edonico che esso rappresenta trasferendo ai posteri un ritratto dettagliato di ogni prodotto – ha continuato Odello – Può quindi essere utilizzata per individuare le eccellenze e per attuare gli interventi conservativi a tutela del patrimonio che rappresentano».
Intanto il ministro delle Politiche agricole Saverio Romano, in occasione del quadrangolare Italia Spagna Francia e Marocco, lancia la propsta della sede dell'organizzazione per la valorizzazione della Dieta mediterranea sull'isola di Lampedusa.
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«Il bacino di utenza della Dieta Mediterranea è di 47 Paesi, dove i consumatori apprezzano l'olio, il vino, le verdure, i cereali, come arma non-farmacologica, non per dimagrire, ma per mantenersi in salute» ha affermato Calabrese, nel lamentare che «in Italia si è persa la tradizione gastronomica e il valore di questo equilibrato regime alimentare per inseguire tendenze americanofile. Si liquida la parola Mediterranea pensando che sia il mare a connotare i prodotti alimentari, quando sono i cibi ad aver contribuito a rendere importante il Mare Nostrum. Ritroviamo - ha chiesto - lo spirito di Pollica, di Pioppi, del Cilento, e offriamo ai visitatori dell'Italia la cucina genuina a partire da quel che abbiamo in casa».E nei Paesi esteri che ancora non hanno confidenza piena con la dieta Mediterranea "porteremo noi il vino" annuncia ancora Calabrese. A favorire il recupero e il rilancio della dieta mediterranea l'Accademia italiana della Cucina propone l''integrazione” in una sorta di cucina interculturale. «Invece di demonizzare la cucina etnica - ha detto Ballarini - facciamo un cous cous all'italiana. Recuperiamo la coscienza sociale della cultura alimentare italiana e valorizziamo le differenze».
Naturalmente un ruolo centrale è giocato dal vino. Per il presidente Iasa (International Academy of sensory Analysis) Mario Fregoni: «il vino non è più un alimento, ma deve servire dal punto di vista sensoriale per meglio valorizzare gli abbinamenti cibo-vino. E per far del bene a chi approfitta delle vacanze per immergersi nella cultura gastronomica mediterranea, la dieta salva-bellezza. Ma una Regione come la Sardegna, che ha il record di centenari, offre vera cucina mediterranea ai 18 milioni di turisti che la visitano?».
«Sono proprio i nostri centenari i testimonial - ha risposto prontamente il neo assessore all'Agricoltura della Regione Sardegna Mariano Ignazio Contu - dell'alimentazione a base di pane, formaggio, latte, olio extra vergine, e un buon bicchiere di vino. Nella nostra isola l'offerta alimentare è perfettamente in linea con i dettami della dieta mediterranea in quanto equilibrata e genuina, senza intingoli. Perciò nell'isola si ha lunga vita, e spesso buona salute. Parola di medico». «La dieta mediterranea, oggi inserita nel patrimonio immateriale dell'Unesco, non è solo un bel modo di nutrirsi per mantenersi sani e vivere più a lungo, ma anche un buon modo per mangiare bene e quindi vivere più felici – ha dichiarato Luigi Odello, segretario accademico Iasa e professore di Analisi sensoriale in diverse università italiane e straniere – Ad ogni modo il semplice elenco dei cibi e delle bevande che la compongono non è di per sé sufficiente per garantire l'efficacia di questa dieta che è un vero e proprio stile di vita: è infatti fondamentale preservare nel tempo anche le caratteristiche sensoriali di pasta, legumi, olio di oliva, latticini, vino e quant'altro».
Ecco quindi l'importanza dell'analisi sensoriale, unica disciplina che può aiutare a conservare la memoria sensoriale nel tempo. «Con i metodi e le tecniche che le sono propri, l'analisi sensoriale fotografa il percepito e il livello edonico che esso rappresenta trasferendo ai posteri un ritratto dettagliato di ogni prodotto – ha continuato Odello – Può quindi essere utilizzata per individuare le eccellenze e per attuare gli interventi conservativi a tutela del patrimonio che rappresentano».
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