False pizze made in Italy Coldiretti: Tuteliamo quella napoletana
Almeno una pizza su due contiene ingredienti principali importati dall'estero senza alcuna indicazione per i consumatori che credono di assaporare i prodotti della tradizione Made in Italy. Importantissimo il passo avanti per la candidaura Unesco per "L'arte tradizionale dei Pizzaiuoli napoletani"
Riparte la polemica della Coldiretti verso i pizzaioli che non usano prodotti italiani. Almeno una pizza su due contiene ingredienti principali importati dall'estero senza alcuna indicazione per i consumatori che credono di assaporare i prodotti della tradizione Made in Italy mentre viene loro servito un mix di farina, pomodoro, mozzarelle e olio provenienti da migliaia di chilometri di distanza.è quanto afferma la Coldiretti nell'esprimere apprezzamento per la consegna ufficiale all'ambasciatore italiano presso l'Unesco, Maurizio Serra della candidatura de "L'arte tradizionale dei Pizzaiuoli napoletani" per l'iscrizione nella Lista del Patrimonio Immateriale dell'Umanitò dell'Unesco insieme a "La pratica agricola della coltivazione della vite ad alberello dell'isola di Pantelleria per lo Zibibbo". Le candidature fanno seguito all'iscrizione già ottenuta per la dieta mediterranea.
Non solo all'estero ma anche in Italia sempre piu' spesso nelle pizzerie viene servito un prodotto preparato con cagliate provenienti dall'est Europa invece della tradizionale mozzarella, pomodoro cinese invece di quello nostrano, olio di oliva tunisino e spagnolo o addirittura olio di semi al posto dell'extravergine italiano e farina canadese o ucraina che sostituisce quella ottenuta dal grano nazionale. In Italia sono stati importati in un anno 500 milioni di chili di extravergine, 86 milioni di chili di cagliate per mozzarelle, 115 milioni di chili di concentrato di pomodoro e 5 miliardi di chili di grano tenero. Il rispetto dell'originalità degli ingredienti e del loro legame con il territorio è una condizione determinante per la tutela della vera pizza napoletana tradizionale.
Il rischio è di perdere definitivamente lo storico legame con il territorio di provenienza della pizza che è nata a Napoli a metà del 1700 ed eretta per sempre a vessillo tricolore, con il bianco della mozzarella, il rosso del pomodoro ed il verde del basilico, quando il pizzaiolo Raffaele Esposito dedicò la "pizza Margherita” alla regina di casa Savoia nel 1889. Il 39% degli italiani considera la pizza il vero simbolo dell'Unità d'Italia ed è battuta solo dalla pasta al sugo segnalata dal 45% degli italiani secondo il sondaggio sul sito www.coldiretti.it.
In Italia ci sono 25mila pizzerie con 120mila posti di lavoro e un fatturato di 5 miliardi di euro che è in crescita nonostante la crisi.
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