Frode del merluzzo. Il 40% delle etichette è taroccato
Un gruppo di ricercatori provenienti da Spagna e Grecia ha analizzato il Dna dei pesci immessi sul mercato. Dal confronto tra ciò che è stato scritto sull'etichetta e quello che ha rivelato il Dna è emerso che il 31,5% dei lotti indicano male il nome scientifico del merluzzo o la sua origine
Il 40%, o quasi, del merluzzo che viene acquistato sul mercato è etichettato male, in modo che il consumatore non ha la certezza se ciò che mangia è un 'merluccius capensis” o un 'merluccius hubbsi”, o se si tratta, come in realtà è più spesso, di 'merluccius merluccius”. All'inizio, gli investigatori hanno pensato che si trattasse di un errore di etichettatura, però hanno notato che le specie africane meno costose, vengono etichettate spesso come europee o americane, più costose, e quasi mai invece succede il contrario. Ecco perché ora sono convinti che si possa trattare di una vera e propria frode.
Un gruppo di ricercatori provenienti da Spagna e Grecia ha analizzato il Dna di questi pesci in entrambi i paesi arrivando agli stessi risultati. Il lavoro è stato pubblicato sul Journal of Agricultural and Food Chemistry. Gli scienziati hanno analizzato 93 pacchetti di merluzzo fresco e di vari marchi alimentari congelati in diversi supermercati tra il 2004 e il 2006.
Dal confronto tra ciò che è stato scritto sull'etichetta e quello che ha rivelato il Dna, è emerso che il 31,5% dei lotti indicano male il nome scientifico del merluzzo o l'origine. Lo studio, ripetuto nel 2010 con altre 18 partite di pesce, ha trovato che le cose sono peggiorate perché questa volta il 38,9% di quello analizzato non corrispondeva all'etichettatura.
«Questa frode ha dei benefici solo per coloro che vendono il prodotto o gli intermediari, ma non i pescatori o produttori dell'Africa, i cui salari bassi probabilmente sono dovuti al prezzo più basso del merluzzo nel Continente», ha spiegato Eva Garcia Vazquez del Dipartimento di Biologia Funzionale di Oviedo, co-autore dello studio. Garcia Vasquez ha sottolineato che la qualità del merluzzo è simile, ma anche che «il consumatore ha il diritto di conoscere la specie che mangia e la sua origine».
La normativa prescrive che le etichette su scatole o pacchetti di pesce, sia fresco sia surgelato, indichino, tra le altre caratteristiche, il nome scientifico della specie, il suo nome commerciale, il metodo di produzione e l'origine. L'Organizzazione per l'alimentazione e l'agricoltura (Fao) delle Nazioni Unite ha stabilito le aree marine di riferimento.
Fonte: Agi

