Il tartufo molisano motore trainante del turismo enogastronomico
La Fiera nazionale del tartufo bianco molisano, da poco conclusasi a Isernia, è stata un successo sotto tutti i punti di vista, grazie anche a importanti convegni e ai numerosi laboratori. Durante la manifestazione si è anche parlato del tartufo come elemento di traino del turismo enogastronomico
Ci sia consentito un paragone insolito. Nella storia recente della musica leggera di alta qualità abbiamo sovente riscontrato casi di autori, siano essi stati di testi piuttosto che di musica, che dopo composizioni nel loro ruolo, si sono poi scoperti cantanti di talento e sono così finalmente diventati famosi al grande pubblico e hanno riscosso la meritata fama, il meritato successo e, sia detto, più soldini di quanti potessero ottenerne nel ruolo precedente. Attingendo a mia personale memoria (e ai miei gusti) qui citerei due grandi (ai quali all'istante rendo omaggio): Bruno Lauzi e Lucio Battisti.Ecco, cosa analoga sta accadendo, finalmente, nel mondo prezioso ma anche da sottobosco (!) del tartufo, soprattutto del tartufo bianco, in genere il più pregiato. Una regione piccola, il Molise è da sempre territorio vocato alla nascita del tartufo. Boschi sani, ruralità innata, catene sagge e amiche quali le Mainarde e il Matese. Siamo in provincia di Isernia.
E i cavatori. Cavatori autori, assonanza fonetica casuale e… cavatori mai cantautori. Ma adesso, anche grazie alla vision di istituzione di indirizzo delle politiche del territorio quale l'amministrazione provinciale ha da essere, lo scenario sta evolvendo e di ciò ne beneficeranno tutti gli attori della filiera e, in virtuoso fall-out, tutto il tessuto provinciale.
Ciò è testimoniato, soprattutto se volenterosa lettura del futuro prossimo vogliamo fare, dalla prima edizione della Fiera nazionale del tartufo bianco molisano, appena conclusasi nel centro di Isernia. Ben congegnata secondo il migliore dei mix connotanti eventi di tale natura: la componente exhibit, la componente convegnistica, la componente laboratori.
La componente exhibit ha di certo visto presenti, per definizione, realtà locali di tartufai in percorso di intrapresa verso precise modalità di proposizione commerciale del tartufo e di preparazioni da esso scaturenti. Al fianco di questi espositori c'è stata ragguardevole presenza di produttori di altre eccellenze agroalimentari molisane: formaggi e salumi innanzitutto ma anche olio extravergine di oliva, miele e dolci locali.
Ciò è significativo di come un territorio possa promuoversi sapendo comunicare non velleitariamente ma con spiccata valenza identitaria. Tartufo innanzitutto ma quale diadema di bouquet che comprende anche altre produzione del territorio la cui fruibilità, il cui consumo ha naturalmente connotazioni di minore impegno (parliamo di costi) e di maggiore frequenza.E di ciò si è parlato in uno dei convegni di cui la manifestazione si è giovata. Difatti mercoledì 7 l'associazione nazionale Città del tartufo, presieduta da Giancarlo Picchiarelli e diretta da Antonella Brancadoro, ha qui svolto la sua assemblea annuale a seguire la quale si è dibattuto sul tema del tartufo quale vettore trainante l'emergente stagione di un turismo enogastronomico che necessita di aggiustamenti ma che, giammai casualmente, non risente della crisi che più in generale e come sovente denunciamo, tocca il turismo nel nostro Paese.
Testimonianze perciò da realtà ben rodate e consapevoli quali San Giovanni in Asso (Si), Macchiagodena (Is), San Miniato (Pi), Sant'Angelo in Vado (Pu), Bagnoli Irpino (Av) e realtà emergenti ed entusiaste quali Scheggino (Pg) e Ceppaloni (Bn).
Il presidente della Provincia di Isernia Luigi Mazzuto che insieme con l'assessore Francesco Del Basso questa fiera ha fortemente voluto, ha ben colto i germi del successo dell'iniziativa, alla preparazione meticolosa e articolata della prossima edizione già predisponendosi a lavorare.

