Sulle orme del Primitivo. Viaggio a Manduria
Manduria (Ta) è un luogo di sapori genuini ma anche di ispirazioni culturali e di bellezze architettoniche che richiamano alla memoria l’identità messapica. Non si può lasciare Manduria senza visitare il Museo della civiltà del vino Primitivo, eccellenza enologica della regione Puglia
Un felice territorio per la produzione di vino, che si dipana alla confluenza delle vie di comunicazione fra le province di Taranto, Lecce e Brindisi, sono le Murge tarantine, luogo di sapori genuini ma anche di ispirazioni culturali e di bellezze architettoniche che richiamano alla memoria l'identità messapica di alcune cittadine come Manduria (Ta). La sua ubicazione, nel Salento settentrionale ed equidistante da Taranto, Lecce e Brindisi, ha fatto scaturire il motto cittadino "Il Salento ha un cuore", anche se Manduria è soprattutto nota come "Città dei Messapi" o per il suo celebre vino il "Primitivo". Il suo nome potrebbe derivare dall'indoeuropeo mandus, che significa cavalli (i messapi erano abili allevatori di cavalli) o molto più probabilmente dall'etimologia della parola mand-Uria, cioè avanti a Oria, città confinante con Manduria e capitale politica della Dodecapoli messapica, visto che secondo questo filone di pensiero Manduria rappresentava un avamposto tra il centro messapico e la nemica Taranto.
Fondata dai Messapi, Manduria porta ancora numerose testimonianze del suo antico passato, tra le quali le mura megalitiche, circondate dai resti del fossato che circondava la città, e la necropoli. A doppia cerchia, la prima databile al V secolo a.C., mentre la seconda riferita al secolo IV-III a.C., le mura racchiudono un centinaio di tombe ricavate nella roccia. Palazzo Garibaldi, è invece, il cuore del centro storico, dove si impone la severa mole di Palazzo Imperiali, costruito nel 1719 dal principe Michele. Da non perdere la vista alla Chiesa Madre, detta anche Collegiata, importante esempio di architettura rinascimentale pugliese e il Fonte Pliniano, che compare anche nello stemma cittadino e citato da Plinio il Vecchio per il costante apporto idrico, dove al suo interno ha messo radici un mandorlo. Non si può lasciare Manduria senza visitare il Museo della civiltà del vino Primitivo, eccellenza enologica della regione Puglia. Un luogo ricco di storia, nelle antiche cisterne dell'ottocentesca Cantina Manduriana, dove è possibile addentrarsi in due tipi di percorsi di visita: se, da un lato, oggetti di vita quotidiana e attrezzi di lavoro del contadino di un tempo narrano la storia sociale e l'economia agraria di queste zone, dall'altro, l'esposizione cronologica di vetusti torchi e contenitori di mosti e vini, unitamente al succedersi di macchinari ed attrezzature per opifici vinari, testimoniano l'evoluzione della tecnologia nei campi della vinificazione e dell'enologia. La ricca galleria di reperti e manufatti, collocabili, nella datazione, tra la seconda metà dell' '800 e i primi del '900 (ma il Museo ospita anche un imponente torchio su base in pietra del XVIII secolo), è accompagnata, inoltre, dall'esposizione di diversi documenti originali coevi, che riproducono scritti e immagini relativi al mondo dell'agricoltura e del vino. Tra questi, un editto di Ferdinando I di Borbone del 1823. Un viaggio nel passato, dunque, che si trasforma in un'attenta del valore culturale e patrimoniale del mondo contadino che la comunità locale possa riconoscere come proprio, in cui ritrovare i tratti caratteristici del patrimonio tradizionale-educativo, quelle pratiche e quel fare artigianale che sopravvivono ancora, da qualche parte, ma in forme diverse rispetto al passato.


