Falso olio italiano in Giappone. Due arresti a Taranto
La Guardia di finanza di Taranto ha arrestato i rappresentanti legali di due società olearie per la spedizione all’estero di olio di oliva che riportava etichette con false indicazioni al fine di ingannare il consumatore finale giapponese sull'effettiva origine e provenienza “italiana” del prodotto
I legali rappresentanti di due società olearie, operanti nel nord barese, sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza, in esecuzione di un provvedimento emesso dal gip del Tribunale di Taranto. Si tratta del proseguio dell'operazione "The good of Italy" in materia di repressione delle frodi nel settore dei prodotti agro-alimentari e tutela del "made in Italy", che ha già portato nello scorso mese di marzo al sequestro penale di ingenti quantitativi di olio d'oliva per uso alimentare, destinato all'esportazione in Giappone, recanti sulle etichette false indicazioni che potevano trarre in inganno il consumatore finale sull'effettiva origine e provenienza "italiana".Con ben 4 bottiglie su 5 in vendita che contengono extravergine straniero ma sembrano Made in Italy perché l'etichetta è praticamente illeggibile, è importante l'intensificazione dei controlli per garantire la trasparenza dell'informazione sui mercati nazionali ed esteri. è quanto affermano Coldiretti, Symbola e Unaprol nel commentare positivamente l'operazione denominata 'The Good of Italy” della Guardia di Finanza del Comando Provinciale di Taranto.
L'Italia è il secondo produttore mondiale con in media 500mila tonnellate, ma anche il principale importatore mondiale di olio di oliva per un totale di 470 mila tonnellate all'anno che vengono spesso miscelate alla produzione nazionale e vendute anche con l'inganno come Made in Italy.
Anche quando non si sono gli estremi della contraffazione è comunque praticamente illeggibile la provenienza delle olive impiegate, nonostante sia obbligatorio indicarla per legge in etichetta dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario n.182 del 6 marzo 2009. Sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati è quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte 'miscele di oli di oliva comunitari”, 'miscele di oli di oliva non comunitari” o 'miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell'olio di oliva. La scritta è riportata in caratteri molto piccoli, posti dietro la bottiglia e, in molti casi, in una posizione sull'etichetta che la rende difficilmente visibile. Inoltre spesso bottiglie con extravergine ottenuto da olive straniere sono vendute con marchi italiani e riportano con grande evidenza immagini, frasi o nomi che richiamano all'italianità fortemente ingannevoli.
I consumatori dovrebbero fare la spesa con la lente di ingrandimento per poter scegliere consapevolmente. Di fronte ad una situazione che è causa di danni per i consumatori e per i produttori italiani Coldiretti, Symbola e Unaprol insieme all'intensificazione dei controlli chiedono al neoministro delle Politiche agricole Mario Catania di accelerare l'iter del decreto sulle dimensioni dei caratteri e sul posizionamento delle diciture, firmato quasi quattro mesi fa e non ancora pubblicato.
Coldiretti, Symbola e Unaprol hanno avviato il progetto GeniusOlei proprio con l'obiettivo di promuovere nel mercato una profonda conoscenza dell'olio, delle sue caratteristiche qualificanti, insieme a un'azione di promozione delle eccellenze del settore.
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