Verso un Rinascimento siciliano. L’isola centro del Mediterraneo
I prossimi anni potranno essere quelli utili per il Rinascimento siciliano: ora che, nel Mare Nostrum, nasce l'area di libero scambio, la Sicilia può veramente vivere il suo ruolo di isola centrale nella comunità dell’arcipelago euro-mediterraneo. Ma la Sicilia deve rinnovarsi e innovarsi
Non basta che la Sicilia sia (come naturalmente è) al centro geografico del Mediterraneo, ma è necessario farla diventare l'epicentro pulsante di tale area: una terra di convivenza, solidarietà e legalità, ponte fra le culture dell'Europa, dell'Africa, del Medio Oriente. I prossimi anni potranno essere proprio quelli utili per il Rinascimento siciliano: ora che, nel mare nostrum, nasce l'area di libero scambio, la Sicilia può veramente vivere il suo ruolo di isola centrale nella comunità dell'arcipelago euro-mediterraneo. Richiamando un detto che mi è caro - 'Se vuoi essere universale, conosci il tuo paese” - credo proprio che tale eliminazione dei dazi e delle barriere commerciali ci troverà più attrezzati (e meno periferici) a misura che sapremo riappropriarci di tutta la nostra sicilianità.
Partire dalla riscoperta della nostra identità vuol dire valorizzare la profondità della nostra storia, significa riscoprire la colorita saggezza del parlare siciliano e l'orgogliosa abilità del saper coltivare vigneti e uliveti d'eccellenza. Ma, allo stesso tempo, significa fare affidamento sia sulle nostre proprie capacità che verso gli altri, sensibilità e volontà di apertura al mondo.
Non temo di scadere nella retorica affermando che, per prepararsi al meglio a tale nuova frontiera, occorre: ritrovare la fiducia in noi stessi, avere l'orgoglio della nostra storia e della nostra cultura, riscoprire il gusto della libertà e il significato dell'autonomia, nutrire la consapevolezza di poter essere protagonisti del cambiamento possibile, fare dell'immenso patrimonio produttivo, culturale ed ambientale della nostra terra lo strumento di uno sviluppo reale.
Diventare effettivamente 'centro” o restare marginalizzati, dipenderà da ciò che noi stessi saremo stati capaci di produrre e realizzare proprio nel futuro prossimo: potremo rimanere una regione "soltanto" al centro geografico del mare Mediterraneo – collocazione meramente naturale, a prescindere da qualunque merito - oppure potremo diventarne il cuore economico, sociale e politico.
La Sicilia, tutta la Sicilia deve ancora vivere e sperimentare grandi e profondi processi di innovazione e internazionalizzazione, di comunicazione e formazione. Il processo di innovazione deve riguardare tutta la società siciliana e la nostra vita quotidiana.
Basta pensare quali sviluppi può avere l'unione di tradizione e innovazione applicata ai settori tradizionali dell'economia siciliana (agricoltura - specialmente di vino e di olio, di agrumi e di ortaggi, di fiori e di grano - pesca, zootecnia e artigianato) per i quali il rifiuto di processi industriali di tipo intensivo ha determinato in passato la marginalizzazione economica, ma può essere oggi lo strumento per un rilancio basato sulla produzione e sulla certificazione di qualità, sui processi produttivi rispettosi della salute dei consumatori e dell'ambiente: con l'obiettivo di favorire l'immissione sui mercati nazionali ed internazionali e la competitività globale del prodotto made in Sicily.
I processi di innovazione, in ogni settore della nostra vita sociale ed economica possono coinvolgere con un ruolo fondamentale tutte le intelligenze e le professionalità di cui la nostra terra è ricca, i nostri centri di ricerca, le nostre università, le tante aziende che in questi anni sono nate.Accanto ai processi di innovazione, la Sicilia dovrà vivere una grande stagione di internazionalizzazione: che non sia rifiuto, né protezionismo delle nostre peculiarità.
I giovani siciliani che oggi (loro malgrado) sfruttano meno degli altri le opportunità offerte dall'abbattimento delle frontiere, dovranno divenire ambasciatori della cultura siciliana ed italiana nel mondo: ogni anno migliaia di giovani dovranno e potranno avere occasioni di viaggio, di studio e di lavoro all'estero.
E ciò, in condizioni di reciprocità: allo stesso tempo, cioè, la Sicilia dovrebbe divenire laboratorio di formazione italiana, euromediterranea ed interculturale per migliaia di giovani provenienti da ogni parte del mondo che qui potranno venire per studiare e per apprendere, per vivere e per lavorare.
Le migliori condizioni di agibilità (non ne siamo lontani – se si potenziano i mezzi – dall'estirpazione definitiva della … 'mala pianta”) e l'avvio di processi reali di innovazione potranno fare della Sicilia un luogo "eccitante e sicuro", pronto ad accogliere investimenti, turisti, culture e popoli.
Un luogo che riaffermi – e trasformi in fattore economico - la sua antica vocazione all'accoglienza e alla solidarietà, che potrà essere un centro propulsore di dialogo, di cooperazione e (positiva) contaminazione fra i popoli soprattutto - ma non solo - nel Mediterraneo. Non più solo tolleranza dei migranti, ma l'interculturalità come obiettivo-valore permanente.
Nel riscoprire questa sua dimensione internazionale, la Sicilia deve anche ricucire lo strappo con le comunità siciliane all'estero, consumato in anni di colpevole disattenzione. C'è più di un'altra Sicilia fuori dall'isola. è un patrimonio di cultura e tradizioni, di sapori e di ricordi. Ma anche di intelligenze, talenti e professionalità che – pur non potendo tornare ad essere ricchezza "interna" alla Sicilia - non può essere dimenticato, ma va anzi valorizzato come "ambasciatore" della sicilianità nel mondo e i cui diritti (innanzitutto di identità etno/culturale) vanno tutelati.La prima operazione da compiere è quella di valorizzare al meglio la posizione geografica della Sicilia e il suo ruolo storico di porto del Mediterraneo che ne fa naturalmente uno snodo delle "autostrade del mare" che sempre più si stanno sviluppando in vista dell'area di libero scambio del 2010.
Oltre al mare e al cielo, va curata… la terra: perimetrare e intersecare l'isola di autostrade corrisponderà a insediare una logica di sistema e di trasporto integrato che determini una vera ed efficace mobilità interna e realizzi una serie di "porte di accesso" alla Sicilia presenti su tutto il territorio.
L'integrazione fra i processi di internazionalizzazione e comunicazione dovrà divenire lo strumento per una promozione su scala globale del made in Sicily, andranno pensati piani di commercio anche elettronico del prodotto siciliano di qualità: sia esso uno dei nostri vini eccellenti o un oggetto di artigianato, un prodotto del mare o una splendida e dolcissima cassata.
Per far questo occorrono una grande strategia e capacità di… far passare i messaggi: una comunicazione che sia in grado di puntare l'attenzione non solo sul particolare della singola "isola" siciliana (gli inimitabili rossi dell'Etna, il Marsala e i grandi passiti, l'olio extravergine del Belice, i fiori della valle dell'Acate, il caciocavallo ragusano, il sale marino di Mozia, i capperi di Pantelleria, la ceramica artistica di Caltagirone, il mare ed il pescato...), ma che sappia comunicare al mondo la peculiarità dell'insieme-Sicilia.
La bellezza e l'irripetibilità, costituite dall'avere nella stessa terra miti e riti, sapori e saperi, racconti e raccolti. E poi il clima unico al mondo – siamo proprio al centro della 'fascia del sole” - l'agricoltura di qualità, l'industria tecnologica, l'artigianato, il paesaggio, la tradizione, i vulcani, l'arte, l'archeologia.... Se qualcuna di queste singole cose è presente in altre parti del mondo, siamo certi - con un pizzico di sano orgoglio - che è difficile trovare un insieme tanto ricco, accogliente ed invitante come lo scrigno-Sicilia che le racchiude.

