Quale sarà il futuro dell'agricoltura veneta? «Io non ho molti dubbi - dichiara Franco Manzato (nella foto), assessore all'Agricoltura della Regione Veneto, ribadendo la propria concezione dell'economia rurale - sarà quello di una diversa cultura agricola, capace di attirare su di sé l'interesse della comunità intera, che non può permettersi di non valorizzare la sua qualità e le molteplice funzioni che svolge, pena la rinuncia all'indipendenza agroalimentare e alla capacità delle proprie imprese di essere attori sulla scena socioeconomica».

Franco Manzato

L'economia rurale «non può essere disgiunta dal destino e dal reddito delle nostre imprese e deve rimanere autonoma per essere vitale - afferma Manzato - sottraendosi alle lusinghe di sirene economiche per la gran parte straniere, il cui obiettivo, peraltro legittimo, non è quello di valorizzare le aziende, ma di accrescere i propri profitti. Per dirla in altre parole: in una società che tende all'obesità, ho seri dubbi che certe multinazionali si pongano davvero il problema di come rispondere alla esigenza di sfamare l'umanità, sapendo che il loro reddito dipende dal mercato dei ricchi, non da quello dei poveri e che da anni ormai anche l'agricoltura risponde più a logiche di speculazione che a quelle di una necessaria iniezione di etica nella società e nell'economia».

«Essere liberal non significa estraniarsi dall'intervento pubblico - dice ancora l'Assessore regionale - ma semmai operare ancora di più per renderlo efficace ed efficiente rispetto all'esigenza di liberare le potenzialità delle nostre aziende, eliminando la burocrazia, forme di dirigismo dirette e indirette, ricatti economici e trattati internazionali che non risolvono alcuno dei problemi degli agricoltori, che in queste sedi diventano una merce di scambio in nome quasi sempre di interessi diversi. Significa operare per liberare i consumatori dall'ignoranza nella quale sono volutamente tenuti sull'origine e le caratteristiche dei prodotti. Vuol dire lavorare per liberare la catena distributiva da strettoie che alla fine penalizzano solo le estremità della filiera, cioè produttori e consumatori. Ma dobbiamo intendere la libertà anche come liberazione da una scienza che viene considerata utile e finanziata non tanto in base ai risultati complessivi e sociali, ma per i profitti che può creare a qualcuno. Liberal significa avere coscienza di queste premesse, ma il realismo di sapere che la realtà non è manichea, terreno di scontro tra bene e male nelle idee e nella materialità, ma di confronto tra esigenze che al loro interno hanno contenuti ed effetti sia positivi sia anche negativi».

«A febbraio - conclude Manzato - il mondo agricolo veneto concluderà il confronto avviato al proprio interno e con la società regionale per definire un percorso comune pubblico e privato lungo il quale indirizzare le forze nel prossimo decennio, in uno sforzo corale che dovrà portare la nostra agricoltura e le nostre aziende oltre le scadenze di una politica europea che ogni mese che passa mostra rughe, falle e crepe, ma che deve invece diventare lo scudo del territorio e di chi lo lavora in tutto in vecchio continente».