Giancarlo Galan«Il pesce nei nostri mari non c'è più, e non è un problema solo italiano», ha detto il ministro delle Politiche agricole, Giancarlo Galan (nella foto), intervenuto a Roma al Comando generale delle Capitanerie di porto-Guardia costiera per illustrare l'attività di controllo e di contrasto all'illegalità compiuta nella nostra filiera ittica, dalle operazioni in mare alla vigilanza nei mercati fino ai controlli nelle pescherie e nei luoghi della ristorazione.

«Le attuali norme, nazionali e comunitarie sulla pesca, vanno osservate e se necessario inasprite, piuttosto che chiedere deroghe. La sanzione amministrativa anche consistente non basta a fermare chi compie abusi e vere proprie stragi di fauna ittica protetta, perché il maggiore guadagno derivato dall'illegalità compensa ampiamente la perdita. Un deterrente efficace sarebbe piuttosto il ritiro della licenza di pesca».

Allo studio sarebbe infatti un progetto che vada in questa direzione, un po' come già avviene per la patente a punti. Con il Regolamento sulla pesca nel Mediterraneo N.1967 del 2006, entrato in vigore il 1 giugno 2010, la maglia delle reti da traino è passata dalla forma romboidale da 40 mm alla forma quadrata con lato 40 mm che lascia liberi i pesci più piccoli, è vietato l'uso di reti da traino entro una distanza di 1,5 miglia nautiche dalla costa e di draghe a meno di 300 metri e non si può pescare, sbarcare,vendere e consumare il pesce sottotaglia. Ricordiamo come lo scorso giugno causò il panico tra i gourmet e i ristoratori la prospettiva di rinunciare a telline, cannolicchi, seppioline, calamaretti, rossetti, bianchetti e latterini.

Ma le risorse marine - si sa - devono essere gestite con grande attenzione sopratutto pensando agli scenari futuri. Galan ha apprezzato l'attività di contrasto finalizzata alla conservazione delle risorse ittiche e biologiche marine effettuata dalle Capitanerie di porto-Guardia costiera nell'anno appena concluso e sottolineato il legame sinergico che unisce il Corpo al suo dicastero.

Dopo un periodo di applicazione graduale, tenendo conto delle difficoltà di un settore che conta migliaia di addetti, la legge ora va rispettata e la pesca illegale, per il ministro, va stroncata per vari motivi: 1) Economici, perché abbattendo i costi crea concorrenza sleale distorcendo gli equilibri del mercato; 2) Ambientali, per la difesa del mare.Alcuni sistemi consentiti da noi in altri paesi erano vietati da decenni. 3) Internazionali, perché solo osservando la normativa vigente possiamo esigere rispetto e aiuti per la nostra flotta, 4) Tutela del consumatore, che va garantito nelle sue scelte e nella sua salute. è importante che l'azione sia globale, su tutta la filiera della pesca perché se qualcuno agisce illegalmente vuol dire che c'è chi è disposto a commercializzare e consumare il pescato, specialmente nei mesi estivi quando c'è la massima richiesta del mercato. Insieme al comandante generale Marco Brusco, Galan ha presentato i numeri dell'azione denominata 'Mediterraneo” attuata dalle Capitanerie in due fasi, da ottobre a dicembre 2009: 11.739 controlli effettuati, 902 sanzioni amministrative e 250 penali per un totale di 1.336.574 euro e 214.624 kg di pesce sequestrato.

Un tema questo su cui anche la nostra testata è molto sensibile perché è costretta ogni giorno a denunciare sequestri di merci in cattivo stato di conservazione, taroccate o fuori le regole. Impressionante la quantità di reti illegali sequestrate: 12 km di spadare e 117 di ferrettare: entrambe a maglie talmente fitte da non lasciare scampo alle più minuscole creature del mare e al cosiddetto novellame.

«Questi dati - ha detto Galan - dimostrano che lo Stato c'è, ma comprendere le situazioni oggettive di difficoltà del settore non può essere un motivi per consentire l'illegalità. Possiamo adoperarci perché le leggi siano più comprensive dei problemi del settore, dare supporti, sostenendo l'acquacoltura o attività alternative.Solo così si può creare un circolo virtuoso. Ma chi distrugge il mare, chi pesca tonni da un kg o chi nella laguna di Venezia prende e commercializza vongole magari alla diossina va severamente sanzionato». Non sarebbe stata in definitiva la nuova normativa a mettere in ulteriore crisi il settore-pesca perché avrebbe più che altro riordinato un insieme di leggi già esistente e inoltre - è stato rilevato polemicamente - è mancata la programmazione se si pensa che ci sono state regioni hanno finanziato attività destinate ad andare fuori legge. Ancora una volta è stato sottolineato il ruolo del'informazione sia per i consumatori che per i ristoratori, che al mercato ritengono in buona fede legale la merce esposta e per i quali sono stati auspicati corsi di aggiornamento.