Il giornalismo, quello libero e radicale, non deve essere assoggettato a equilibri di potere e traiettorie politiche. Il giornalismo deve per sua natura informare, analizzare, distinguere i fatti, immergendosi nel mondo reale per restituire voci di cambiamento, idee, connessioni e rinvii, storie e problemi grandi e piccoli di ogni giorno, speranze e lotte. Il giornalismo deve essere in grado di incalzare l'interlocutore, facendo dell'informazione il vessillo della democrazia. Il giornalismo deve essere verità oggettiva spiegata con intelligenza.



Sulla base di queste motivazioni la giuria - composta da Giuseppe e Raffaella Trabucchi, Ascanio Celestini, Marco Paolini e Michela Signori, Gino Strada, Enrico Faccio - ha assegnato il quarto "Premio Trabucchi d'Illasi alla passione civile" alla giornalista Milena Gabanelli (nella foto) e all'intero staff del format Report, che Gabanelli conduce la domenica sera su RaiTre. Il riconoscimento, che è stato consegnato domenica 5 settembre in villa Trabucchi a Illasi (Vr), consiste - come da tradizione - in un Amarone speciale delle cantine della famiglia veronese: un omaggio semplice e simbolico, che vuole incarnare nel proprio sapore la passione e la dedizione con cui Milena Gabanelli e il suo staff costruiscono il proprio modo di fare giornalismo.

Affollatissima di oltre 1.500 persone, la premiazione, che ha preso il via nel segno della musica, con Marco Paolini a cantare 'Nina” di Gualtiero Bertelli assieme ai musicisti Lorenzo Monguzzi, Roberto Boarini, Gianluca Casadei e Matteo D'Agostino. Al padrone di casa, Giuseppe Trabucchi, il compito di riferire la motivazione del premio assegnato alla giornalista piacentina e alla sua redazione, di cui erano presenti Sabrina Giannini, Stefania Rimini e Bernardo Iovene.

«Per la loro intelligenza comunicativa - ha detto - per la volontà di sapere, ancor più della curiosità, capaci di porre a distanza le cose, guardando in profondità la realtà e il suo significato. Per la loro attività di tutela e accrescimento della democrazia, in difesa da chi, senza bisogno di operare alcuna coercizione sull'elettore, può ottenere il successo, attraverso la semplice soppressione del dibattito pubblico e della libertà di informazione. In una società e in una cultura dove sembra di vivere solo tra situazioni sconcertanti, in cui gli uomini sono attori come fantocci, marionette, automi, Report ci pone un orizzonte in cui la società e i cittadini possono muoversi nella direzione di un cambiamento attivo, coscientemente voluto».

Interpellati da Massimo Cirri di Caterpillar (RadioDue) e dai mattatori della giuria, Ascanio Celestini e Marco Paolini, i giornalisti di Report hanno quindi raccontato il senso del proprio lavoro e hanno intavolato un avvincente e partecipato 'Dialogo sulla passione”. Collegato in diretta telefonica con l'evento di Illasi, Gino Strada da parte sua ha affermato: «Credo che tutti abbiamo il dovere morale di non star zitti e di non negare la verità. Se il 41% delle vittime nelle guerre sono bambini, abbiamo il dovere di chiederci che senso hanno le guerre. E credo ci sia un legame stretto tra operare per salvare una vita e raccontare la verità».

Arrivederci alla prossima edizione.