TORINO - Sono saliti a sessanta i casi di malesseri dovuti a una partita di cozze avariate e alcuni ricoveri si registrano oltre che a Torino anche in Liguria e Val d'Aosta. Le indagini però conducono fuori dal capoluogo piemontese e secondo le prime indagini l'intossicazione avrebbe avuto origine a Trieste.

I primi ricoveri a Torino erano avvenuti sabato 18 settembre sera, ma domenica sono diventati un'ondata in vari ospedali della città e dintorni. Potrebbe però nascondersi nella zona di Trieste l'inconveniente che sta provocando questi disagi per intossicazione alimentare da cozze.

Dolori intestinali, nausea, denutrizione, ecco i sintomi più comuni che hanno allarmato la gente. Ma è saltata fuori subito l'anomalia: i mitili erano stati acquistati in mercati diversi. Di qui è partita prima l'indagine sanitaria e poi quella dei funzionari della procura subalpina: l'intossicazione avrebbe origini lontane, forse addirittura a Trieste. I casi sono attualmente una sessantina; ne risultano però anche in Liguria e in Valle d'Aosta.

Le cozze consumate dagli acquirenti non appartengono alla stessa partita e provengono da fornitori di diverse località italiane. Il pubblico ministero Raffaele Guariniello, però, nel raccogliere la documentazione relativa alle varie aree geografiche interessate ha scoperto un provvedimento dell'Asl di Trieste legato a problemi di salubrità dei molluschi.

A Trieste, lo scorso 16 settembre, è stata decretata la sospensione della raccolta, della conservazione e della messa in commercio dei molluschi estratti dalle acque costiere. L'Arpa del Friuli Venezia Giulia, infatti, ha accertato, in alcuni esemplari, la presenza di una biotossina algale chiamata Dsp.

Nel frattempo tutte le miticolture del golfo di Trieste sono state 'chiuse” per decisione dell'Unità operativa veterinaria igiene degli alimenti di origine animale dell'azienda sanitaria del capoluogo giuliano, dopo aver accertato la presenza della biotossina Dsp. Lo si è appreso in serata dal responsabile dell'unità Maurizio Cocevari. «In questi casi - spiega - scatta un sistema d'allerta e tutti i produttori sono invitati a ritirare le cozze dal commercio. L'ordinanza viene trasmessa alle regioni vicine. I mitili hanno vita breve e dunque, finché si instaura il ritiro, le cozze riescono a raggiungere il consumatore. Se si riesce a ritirare il 70% della merce è già un buon successo».

Il responsabile dell'unità ha riferito inoltre che una quota delle cozze infette è arrivata nei mercati della Sardegna e dell'Emilia Romagna. Oggi sono stati eseguiti esami in metà della zona costiera di Trieste: consentiranno di stabilire se la situazione degli allevamenti di mitili è cambiata, anche grazie al maltempo degli ultimi giorni.

Tutte le miticolture del golfo di Trieste sono state 'chiuse” per decisione dell'Unità operativa veterinaria igiene degli alimenti di origine animale dell'Azienda sanitaria del capoluogo giuliano dopo aver accertato la presenza della biotossina Dsp. Lo si è appreso in serata del 20 settembre dal responsabile dell'unità Maurizio Cocevari. «Gli esami sulle acque, eseguiti in vari punti del golfo - ha spiegato Cocevari - hanno accertato la presenza della biotossina. "In questi casi scatta un sistema d'allerta e tutti i produttori sono invitati a ritirare le cozze dal commercio. L'ordinanza viene trasmessa alle regioni vicine».

«I mitili - ha aggiunto Cocevari - hanno vita breve e dunque, finché si instaura il ritiro, le cozze riescono a raggiungere il consumatore. Se si riesce a ritirare il 70% della merce è già un buon successo». Il responsabile dell'unità ha riferito che una quota delle cozze infette è arrivata nei mercati della Sardegna e dell'Emilia Romagna. Nella giornata di oggi sono stati eseguiti esami in metà della zona costiera di Trieste. I risultati di tali esami, previsti per i prossimi giorni, consentiranno di stabilire se la situazione degli allevamenti di mitili è cambiata, anche grazie al maltempo degli ultimi giorni.


Fonte: Ansa