Sogno americano e italian food Apre i battenti Eataly a New York
Inaugurato sulla Quinta Strada il megastore dei gusti italiani: seimila metri quadrati di pizze, paste e carne cucinate alla perfezione, una birreria di 650 metri quadrati sul tetto, otto ristoranti, vineria, mozzarella fresca fatta al momento e corsi di cucina tenuti da grandi cuochi-star
NEW YORK - Il sindaco di New York Michael Bloomberg (nella foto sotto, a sinistra) ha ufficialmente inaugurato, ieri 31 agosto 2010, Eataly nella Grande Mela, 6000 mq di ristoranti, mercati e scaffali nel Flatiron District di Midtown. Tutto rigorosamente italiano.

Al taglio di un nastro fatto di pasta (tricolore da un lato e a stelle e strisce dall'altro), oltre al sindaco di New York anche l'arcivescovo Timothy Dolan, che ha 'sottolineato” come lo spumante Ferrari «è molto meglio del vino della benedizione, con il Parmigiano il connubio è perfetto» . Accanto a lui un emozionato Oscar Farinetti (nella foto sotto, secondo da sinistra), inventore della formula di Eataly che vende prodotti enogastronomici di qualità e ne propone la degustazione in ristoranti sul posto. Presenti, naturalmente, i partner americani del gruppo, Lidia e Joe Bastianich e lo chef Mario Batali.
La cerimonia di apertura è iniziata con Bloomberg al bancone Lavazza per assaggiare il caffè accompagnato dal tradizionale bicchierino di acqua. Poi sono stati i salumi piemontesi e la birra Moretti a debuttare sulla 'Piazza” del megastore dalla quale si diramano i percorsi verso i ristoranti di carne, pesce, pizza e verdura.
«L'Italia non è solo un ristorante o un mercato ma un luogo dove si apprende la cultura del cibo», ha detto il fondatore di Eataly riassumendo il senso di una scommessa commerciale da oltre 25 milioni di dollari, mentre lo chef Mario Batali ha parlato di «luogo e momento di incontro fra l'American Dream e i sogni d'Italia», con il risultato di «offrire al consumatore la possibilità di essere lui a decidere di cosa cibarsi».
«Eataly è un ponte fra Italia e Stati Uniti, due mondi, due tipi di cibo e due modi di mangiare che finalmente trovano un punto d'incontro» ha aggiunto Lidia Bastianich, indiscussa regina della cucina italiana nella Grande Mela, parlando all'unisono con l'ambasciatore a Washington Giulio Terzi: «Creare posti di lavoro è la migliore vetrina italiana in America».
Per Carlo Petrini, fondatore e anima del movimento Slow Food: «Da qui parte una nuova stagione, con il focus sugli agricoltori americani che il prossimo anno si ritroveranno qui a New York in oltre diecimila, a Central Park come al Madison Square Garden, per attestare i stessi valori in cui noi ci riconosciamo e nei quali si rispecchia Eataly».
Eataly è 6.000 metri quadrati di pizze e paste cucinate alla perfezione, carni trattate come se fossero sushi, ostriche e verdure fritte, una birreria di 650 metri quadrati sul tetto del Toy Building, un palazzo fine Ottocento di fronte all'iconico grattacielo Flatiron: Eataly, all'angolo tra Quinta e 23esima, è un gioco di parole tra Italy e eat (mangiare) ma soprattutto è una enorme sfida.

Al taglio di un nastro fatto di pasta (tricolore da un lato e a stelle e strisce dall'altro), oltre al sindaco di New York anche l'arcivescovo Timothy Dolan, che ha 'sottolineato” come lo spumante Ferrari «è molto meglio del vino della benedizione, con il Parmigiano il connubio è perfetto» . Accanto a lui un emozionato Oscar Farinetti (nella foto sotto, secondo da sinistra), inventore della formula di Eataly che vende prodotti enogastronomici di qualità e ne propone la degustazione in ristoranti sul posto. Presenti, naturalmente, i partner americani del gruppo, Lidia e Joe Bastianich e lo chef Mario Batali.
La cerimonia di apertura è iniziata con Bloomberg al bancone Lavazza per assaggiare il caffè accompagnato dal tradizionale bicchierino di acqua. Poi sono stati i salumi piemontesi e la birra Moretti a debuttare sulla 'Piazza” del megastore dalla quale si diramano i percorsi verso i ristoranti di carne, pesce, pizza e verdura.«L'Italia non è solo un ristorante o un mercato ma un luogo dove si apprende la cultura del cibo», ha detto il fondatore di Eataly riassumendo il senso di una scommessa commerciale da oltre 25 milioni di dollari, mentre lo chef Mario Batali ha parlato di «luogo e momento di incontro fra l'American Dream e i sogni d'Italia», con il risultato di «offrire al consumatore la possibilità di essere lui a decidere di cosa cibarsi».
«Eataly è un ponte fra Italia e Stati Uniti, due mondi, due tipi di cibo e due modi di mangiare che finalmente trovano un punto d'incontro» ha aggiunto Lidia Bastianich, indiscussa regina della cucina italiana nella Grande Mela, parlando all'unisono con l'ambasciatore a Washington Giulio Terzi: «Creare posti di lavoro è la migliore vetrina italiana in America».
Per Carlo Petrini, fondatore e anima del movimento Slow Food: «Da qui parte una nuova stagione, con il focus sugli agricoltori americani che il prossimo anno si ritroveranno qui a New York in oltre diecimila, a Central Park come al Madison Square Garden, per attestare i stessi valori in cui noi ci riconosciamo e nei quali si rispecchia Eataly». Eataly è 6.000 metri quadrati di pizze e paste cucinate alla perfezione, carni trattate come se fossero sushi, ostriche e verdure fritte, una birreria di 650 metri quadrati sul tetto del Toy Building, un palazzo fine Ottocento di fronte all'iconico grattacielo Flatiron: Eataly, all'angolo tra Quinta e 23esima, è un gioco di parole tra Italy e eat (mangiare) ma soprattutto è una enorme sfida.

