Grano, Russia vieta l'export Volano i prezzi ma niente speculazione
Nonostante gli aumenti, il grano tenero per il pane resta ben al di sotto del record storico di circa 12 dollari/bushel fatto registrare all’inizio del 2008 al Chicago board of Trade, mentre il prezzo del grano duro per la pasta, in Italia, è addirittura inferiore a luglio del 25% rispetto al 2009
La Russia ha deciso di vietare le esportazioni di grano per affrontare l'emergenza interna dopo che il caldo ha provocato la distruzione del 20% del raccolto nazionale, facendo volare il prezzo del grano ai massimi da due anni. è quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che la decisione ha provocato un ulteriore forte rialzo dei prezzi al Chicago board of Trade, punto di riferimento delle contrattazioni internazionali, dove il grano ha superato nettamente la quotazione di 8 dollari per bushel (0,23 euro al kg), il massimo da due anni. Il bando che entrerà in vigore il 15 agosto e durerà fino al 31 dicembre 2010 è stato deciso per evitare l'aumento dei prezzi alimentari all'intero del centro dell'ex impero sovietico.
L'importazione in Italia di grano dalla Russia rispetto allo scorso anno è triplicata raggiungendo i 32 milioni di chili nel primo quadrimestre del 2010, secondo una analisi Coldiretti su dati Istat, dalla quale emerge che nel complessivamente nel 2009 le importazioni erano state pari ad oltre 150 milioni di chili.
Il forte calo della produzione di grano della Russia ha costretto la Fao a rivedere al ribasso del 3,7% le stime della produzione mondiale di grano ad un valore di 651 milioni di tonnellate. Il prezzo del grano è salito del 62% dall'inizio di giugno facendo registrare il più rapido incremento degli ultimi trenta anni e gli effetti cominciano a farsi sentire in Italia anche se i prezzi restano sui livelli minimi al di sotto dei costi di produzione.
Il frumento tenero (per il pane) evidenzia una crescita a luglio dell'11% mentre quello duro (per la pasta) è in calo del 25% rispetto allo scorso anno, secondo Ismea. Un effetto delle speculazioni contro le quali è impegnata a combattere la più grande società di europea di trading dei cereali di proprietà degli agricoltori, varata a luglio, che ha il compito di gestire oltre 20 milioni di quintali di prodotto tra grano duro destinato alla produzione di pasta, grano tenero per il pane, girasole e soia, esclusivamente di origine italiana e garantiti non Ogm. La società denominata 'Filiera Agricola Italiana” è partecipata da 18 Consorzi agrari, 4 cooperative, 2 organizzazioni dei produttori, una società di servizi di Legacoop e Consorzi agrari d'Italia ed ha il compito di gestire la contrattualistica nella coltivazione e nella commercializzazione dei seminativi prodotti in tutto il paese.
Ma nonostante gli aumenti, il grano tenero per il pane resta ben al di sotto del record storico di circa 12 dollari/bushel fatto registrare all'inizio del 2008 al Chicago board of Trade, mentre il prezzo del grano duro per la pasta, in Italia, è addirittura inferiore a luglio del 25% rispetto allo scorso anno secondo l'Ismea.
Per fare un chilo di pane occorre circa 1 kg di grano, dal quale si ottengono 800 grammi di farina da impastare con l'acqua per ottenere il prodotto finito. Con il prezzo medio del pane comune che, secondo Sms consumatori, è di 2,70 Euro al chilo, con variazioni consistenti tra nord centro e sud (dai 2,50 euro per il centro ai 3,05 per il nord per le varietà comuni) c'è un aumento di ben oltre il 1.000 % nel passaggio dal grano al pane che giunge sulle nostre tavole e quindi non ci sono margini per ulteriori speculazioni.Trovano conferma da più fonti le forti riduzioni dei raccolti dei cereali nei paesi del Mar Nero, e in particolare in Russia, colpiti da eccezionali ondate di calore e da una prolungata siccità, situazione che Confagricoltura aveva già posto in evidenza nei giorni scorsi. In particolare nella parte occidentale della Russia, ma anche in Ucraina e in alcune regioni del Kazakistan, le temperature record (oltre 40 gradi C) e la mancanza di precipitazioni stanno avendo conseguenze drammatiche per le colture cerealicole. In Russia si profila una riduzione del raccolto di frumento di oltre il 25%.
Complessivamente nell'area dell'Est Europeo potrebbero venire a mancare oltre 30 milioni di tonnellate di cereali.
Le notizie sui corsi mercantili sta facendo lievitare le quotazioni del frumento tenero che, a luglio, hanno registrato un aumento del 40% sui mercati finanziari, raggiungendo il massimo livello da più di un anno, con un incremento tale su base mensile che non si registrava dal 1973.
Su EuroNext, il mercato a termine di Parigi, una tonnellata di grano tenero vale 198 euro, per consegna in agosto, mentre il 1° luglio era quotata 140 euro. A Cichago l'aumento nel solo mese di luglio 2010 è stato di oltre 70 dollari/tonnellate (passando da 183 a 254 $/ton).
In Italia il fabbisogno di grano tenero è complessivamente di 7 milioni di tonnellate, di cui 4 importate in prevalenza da Paesi comunitari; servono invece 5,5 milioni di tonnellate di grano duro, di cui 2 importate prevalentemente dal Nord America (Canada e Usa).
Mentre il prezzo del grano tenero corre, per il grano duro le quotazioni non salgono. Osserva Confagricoltura: «Paradossalmente, in questa situazione, a breve il frumento tenero potrebbe costare più del grano duro».
Il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni mette in guardia: «C'è già chi paventa aumenti dei prezzi della pasta. è prematuro fare analisi del genere su situazioni tutte da verificare. Bisognerà poi vigilare che non ci siano forzature e speculazioni».
«Per questo – ha concluso Vecchioni - Confagricoltura ha avviato un progetto di sinergie di filiera per raggiungere accordi che possano dare certezze sia ai produttori che agli industriali e garanzie di forniture di prodotto con determinate caratteristiche qualitative. Bisognerà impegnarsi su questa strada con la disponibilità di tutti. Non frenerà le tensioni sui mercati internazionali ma darà delle certezze su quelli nazionali».
Sulla situazione del grano è intervenuto anche il ministro delle Politiche agricole Giancarlo Galan: «Alla luce dei forti rincari del frumento registrati in questi giorni sulle piazze finanziarie di Chicago e Parigi, a causa dell'emergenza incendi in Russia e dell'eccezionale ondata di siccità che ha duramente colpito i raccolti nella regione del Mar Nero, il ministero delle Politiche agricole sta seguendo con attenzione gli sviluppi del mercato nazionale, soprattutto in relazione ai rischi di effetto-domino che tale situazione potrebbe determinare su altre produzioni».
«Al momento non si ravvisano in Italia comportamenti speculativi, né tanto meno reazioni da parte degli operatori che possano indurre a ritenere che siano in atto fenomeni di ritenzione dell'offerta».
«Il Ministero terrà comunque alta l'attenzione scoraggiando con tutti i mezzi a sua disposizione, comprese azioni di moral suasion, qualsiasi atteggiamento che possa ostacolare gli scambi e condizionare le dinamiche mercantili».«Quello che possiamo affermare con una certa tranquillità è che i fondamentali di questa campagna di commercializzazione non sono gli stessi che spinsero, nel 2008, i prezzi del grano a livelli record, innescando rincari a catena su pasta, farine, pane e mangimi».
«L'offerta, innanzitutto, non presenta gli stessi squilibri di due anni fa, con i raccolti 2010 di frumento che le previsioni attestano, a livello mondiale, su volumi comunque consistenti (si parla del terzo miglior risultato storico). Un effetto calmiere dovrebbe inoltre venire dalle giacenze di vecchia produzione, con le scorte mondiali stimate in questo avvio di campagna ai massimi da otto anni».
«Quanto ai mercati nazionali, è auspicabile che il recupero dei listini, rispetto ai livelli di crisi della scorsa annata, avvenga in maniera graduale e soprattutto non traumatica. Sbalzi troppo repentini dei prezzi aumenterebbero, infatti, i rischi di rincari a catena lungo l'intera filiera produttivo-distributiva, inaccettabili soprattutto in una fase in cui consumatori stanno ancora pagando i costi della crisi economica mondiale».
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