FROSINONE – L'estate 2010 sarà di certo ricordata come quella dei cibi 'colorati”: dalle mozzarelle blu e a pois rossi al latte turchese e alla ricotta rossa. Ultimo caso riguarda un gelato industriale che non ha cambiato colore ma conteneva fil di ferro.

Un donna di 43 anni è finita in ospedale dopo aver mangiato un gelato confezionato che conteneva pezzi di fil di ferro. Accortasi dei frammenti, la donna è andata all'ospedale Civile di Frosinone per essere visitata. I medici l'hanno dimessa con cinque giorni di prognosi. La confezione di gelato di una nota società di dolciumi nazionale, la 'Coppa del Nonno”  della Motta, è stata acquistata in un supermercato di Ceccano. La vittima ha sporto denuncia alla caserma dei carabinieri che stanno ora indagando.


LA NESTLé RISPONDE

In merito alla notizia comparsa sulla stampa riguardante presunti corpi estranei ferrosi che sarebbero stai trovati da una signora nel gelato Motta Coppa del Nonno, a seguito della quale sostiene di essersi ferita alla bocca, Nestlé Italiana desidera precisare quanto segue

-    Nestlé Italiana, da sempre impegnata a garantire la massima sicurezza verso i propri consumatori, ha offerto la massima collaborazione alle autorità competenti per effettuare tutte le verifiche del caso, a cominciare dalla Asl di Frosinone che ha già effettuato  un'ispezione presso lo stabilimento.

-    Nessuna anomalia è emersa né dal controllo degli impianti, dei report e dai registri di fabbricazione, né da tutti gli accertamenti eseguiti anche dall'autorità sanitaria accorsa con urgenza per un'accurata ispezione al riguardo presso lo stesso stabilimento di Ferentino (Fr).

-    è stato controllato in particolare il corretto funzionamento del metal detector, posto sulla linea proprio per scongiurare l'eventuale presenza di corpi estranei di metallo. Il controllo ha dato esito negativo e il metal detector è risultato perfettamente funzionante. A ciò si aggiunga che il corretto funzionamento del metal detector è controllato dalla direzione stessa dello stabilimento addirittura una volta ogni ora.

-    Al termine dell'ispezione non è stata riscontrata alcuna anomalia, tanto che la Asl non ha fatto nessuna prescrizione allo stabilimento (come messo a verbale).

-    ll chiarimento della vicenda è stato purtroppo reso più difficoltoso dal fatto che la consumatrice, al contrario di quanto riportato dagli organi di stampa, si è recata al pronto soccorso solo alcuni giorni dopo aver consumato il gelato e senza aver peraltro conservato né il  corpo estraneo, né la confezione del gelato.

-    Gli accertamenti già eseguiti, il tipo di impianti utilizzati, lo stesso metodo di fabbricazione adottato presso lo stabilimento di Ferentino - fabbrica altamente specializzata nella produzione di alimenti freddi - fanno ritenere che quanto lamentato non possa essere attribuito ad un difetto di produzione.

-    In ogni caso Nestlé conferma la massima disponibilità a offrire tutte le informazioni utili, così come già fatto con la Asl di Frosinone, a ricostruire la vicenda, nella consapevolezza che la sicurezza e la tranquillità dei propri consumatori sono la sua priorità.

GLI ULTIMI CASI
Ali di pollo, vendute in un discount nel bellunese, forse non ben cotti, che assumono una strana colorazione; aceto balsamico non conforme prodotto in Austria e utilizzato in esercizi e ristoranti in provincia di Modena; un classico della gelateria industriale, la 'Coppa del Nonno” che avrebbe contenuto pezzetti di ferro nella confezione; ricotta rossa in Sardegna; latte e mozzarella blu, e persino una ricoperta da puntini e macchie rosse, ma a una settimana dall'acquisto in un esercizio di Lodi; infine la pasta al forno letale di una rosticceria/tavola calda siciliana.

Sono alcuni differenti pericoli della tavola, giunti nelle pagine di cronaca in questi ultimi giorni sui consumi alimentari dentro e fuori casa. Allarmi clamorosi per il variopinto e insolito aspetto del cibo venduto ai consumatori italiani ma che - ad eccezione del caso della lasagna-killer a Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, per la quale è stata aperta un'inchiesta per l'ipotesi di omicidio colposo - non hanno messo in pericolo la salute dei consumatori occasionali. Non pericolosi quindi, almeno se assunti in modica quantità e adeguatamente cotti.

Prodotti tipici blu, rossi e rossastri che non avrebbero neanche scalfito il primato di sicurezza alimentare in Italia che, come ha detto il nutrizionista Giorgio Calabrese, «è e resta ai più alti livelli del mondo, superando anche il confronto diretto anche con altri Paesi europei. Anche perché abbiamo le leggi più restrittive, e Nas, Noe, Noc si danno un gran da fare, mentre il ministero della Salute li affianca bene».

«Auspico che le Regioni attraverso le Asl - ha detto il ministro Ferruccio Fazio - rafforzino i necessari controlli per rendere più sicuro il cibo. Abbiamo già dato indicazioni ai Nas per un intensificazione dell'azione di controllo - ha annunciato lungo tutta la catena di produzione ed in particolar modo nella fase di distribuzione. Una attività che ha portato in soli due mesi al sequestro di 1.000 tonnellate di alimenti».

D'estate, quando il rischio-deterioramento degli alimenti cresce per il caldo, serve tanto buon senso dei consumatori che a casa non dovrebbero aprire continuamente il frigo, e nei buffet dovrebbero evitare: pesce e carne cruda, cibo con eccessive salse e insalate russe o simili, polpette e hamburger, cibi alla griglia appena scottati; olio dall'odore di stantìo o impanature, torte con panna e creme esposte da tempo. Nel consumatore italiano, lamenta Calabrese, «non c'é la cultura della corretta conservazione cibo. E d'estate il problema si fa più evidente».

Secondo l'Efsa, l'agenzia europea per la sicurezza alimentare, le tossinfezioni alimentari più diffuse nell'Unione europea sono causate da batteri come Campylobacter, Salmonella, Lysteria e da virus che arrivano nell'organismo attraverso il tratto gastrointestinale, dove spesso si avvertono i primi sintomi.

Dieci le regole predisposte dal sottosegretario alla Salute Francesca Martini per una corretta gestione degli alimenti nella bella stagione. Al bando sbalzi di temperatura e più igiene dal tagliere al frigo. E nei luoghi di villeggiatura sarebbe utile, conclude Calabrese, che i vigili urbani sanitari facessero controlli più spesso. Sanzioni più pesanti, non solo amministrative, sono infine chieste da Federconsumatori.


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