Quote latte, mozzarelle blu, etichetta, allevatori sottopagati e 'tarocchi” del Made in Italy. Il settore del latte è tra i più colpiti del nostro paese. Riportiamo da OlioVinoPeperoncino.it.

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Volete sapere qual è il settore che in Italia risente più della crisi? Quello del latte! Mi sveglio alla mattina, vado in cucina perché mi aspetta una tazza fumante di caffèlatte. Un gesto così quotidiano che sono poche le persone a porsi la domanda: «Che cosa bevo in realtà?».Molti non si interrogano perché pensano di vivere in un paese che mette la qualità del prodotto al primo posto.

Ora una domanda provocante per i lettori: «Vi piacerebbe bere vino in polvere?». Non credo. Come non vi andrebbe a genio assumere, giorno dopo giorno, latte in polvere. Eppure, in quello che un tempo veniva elogiato come il bel paese, va così. Tralasciamo l'etica, è chiara la poca lealtà e trasparenza verso il consumatore.

Ma la tutela verso il produttore è ancora più torbida e indignante. Il prezzo di allevamento di una vacca da latte, tra mangimi e manutenzione, è di circa 800 euro, capite bene cosa voglia significare per un produttore vendere il proprio prodotto all'irrisorio prezzo oscillante dai 28 ai 37 centesimi il litro. Chi ha permesso tutto questo?

Le stesse persone che hanno lasciato entrare in commercio la mozzarella blu. Magari il problema fosse solo una mozzarella anomala. La vera spina nel fianco è che al supermercato, l'assassino della buona tavola, gran parte dei latticini vengono confezionati con latte ad alta percentuale di furosina. Per intenderci latte in polvere.

Così costa meno, penserebbe l'impiegato sotto pagato mentre esplora col carrello gli scaffali di un discount, ma la qualità e il guadagno in salute non hanno prezzo. La crisi c'è, che si voglia riconoscere o no, ed è a matrioska. Cosicché chi ha la busta paga tagliata dovrà spezzare pure il prezzo della spesa ingrassando le multinazionali e facendo fallire coloro che producono il latte buono e onesto.

Allora si sono inventati le quote, ecco che nascono le mucche di carta. Proprio così, perché secondo alcune stime anagrafiche in Italia esistono allevamenti capaci di contenere 12mila vacche quando invece il numero effettivo non supera il migliaio se non la centinaia per capannone.

Quindi sorge il dubbio, la distopia che quel latte da noi bevuto o mangiato non sia italiano in primis, ma sloveno, tedesco o ungherese e non abbia neppure il sapore del latte vero! Allora quali potrebbero essere le soluzioni?

L'Europa non tutela la produzione genuina, anzi, solitamente si schiera a favore di chi vende la polvere annacquata e in tutta risposta il ministero dell'agricoltura elabora le classiche promesse di facciata.

Io il latte lo prendo a 50 centesimi il litro in un distributore biologico a pochi chilometri da casa e il formaggio in uno di quei posti in via d'estinzione che qui prendono il nome di 'casolin” dove le ricotte, i caci e le mozzarelle sanno di latte.

Perché sono stanco di vedere lo svalutarsi continuo di due cose che per importanza alienano la dimensione già tragica di produttori e consumatori: la salute ma soprattutto il gusto.

Giacomo Camedda
www.oliovinopeperoncino.it

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