«Nel 2009 oltre 50mila imprese agricole sono state costrette a chiudere i battenti e per quest'anno altre 100mila sono a forte rischio di espulsione dal mercato. Solo nel primo trimestre 20mila hanno già cessato l'attività. E così la crisi dell'agricoltura italiana si fa sempre più grave. Nonostante i primi tiepidi segnali positivi del valore aggiunto e della produzione, i prezzi sui campi, pur in presenza di una frenata registrata a maggio, continuano la loro inarrestabile discesa: in due anni si è avuto un crollo del 15%. I costi produttivi, contributivi e burocratici restano su livelli insostenibili. Nello scorso anno la crescita è stata dell'8,5%, mentre i redditi hanno toccato il fondo con una caduta di circa il 21%, la più bassa nell'Unione europea». A lanciare l'allarme è la Cia-Confederazione italiana agricoltori preoccupata per la situazione in cui oggi vivono i nostri agricoltori che non sono più competitivi e lo sviluppo si allontana inesorabilmente.

è uno scenario dai contorni molto oscuri. C'è bisogno di immediate e straordinarie misure a sostegno delle aziende in gravissima difficoltà. Il governo non può rimanere sordo alle legittime richieste che vengono dai produttori agricoli impossibilitati a svolgere un'adeguata attività imprenditoriale. Occorre ridurre i pesanti costi che gravano sulle imprese. Da qui l'esigenza di una proroga della fiscalizzazione degli oneri sociali (che scade il prossimo 31 luglio) e del "bonus gasolio" sia per le serre che per tutte le imprese agricole. La discussione sulla manovra anti-crisi in Parlamento può essere l'occasione rimediare ad una finanziaria 2010 che ha soltanto sottratto risorse (oltre un miliardo di euro) al settore primario e ad un'altra serie di provvedimenti ("milleproroghe" e decreto incentivi) che non hanno tenuto in alcuna considerazione i pressanti problemi dei produttori. D'altra parte, negli ultimi dieci anni circa 500mila imprese agricole, in particolare quelle che operavano in zone di montagne e svantaggiate, hanno dovuto chiudere.

E dopo l'ennesimo crollo registrato nel 2009, c'è il fondato pericolo che, non si adottano precisi provvedimenti, nei prossimi tre-quattro anni, altre 250mila aziende rischiano di cessare l'attività. Servono, quindi, misure in grado di dare una boccata d'ossigeno agli imprenditori che non possono continuare a operare in una crisi profonda e nella perenne incertezza. Dai cereali all'uva, dall'olio d'oliva all'ortofrutta, dalla zootecnia da carne al settore lattiero-caseario, al florovivaismo, è un quadro allarmante. Non si può continuare a ignorare una realtà grave che è sotto l'occhio di tutti. è il momento di agire con iniziative concrete, anche perchè il settore è atteso da nuove e decisive sfide, a cominciare dalla Pac post 2013. Serve, dunque, un cambiamento di rotta da parte del governo che deve riprendere le redini per un vero progetto di politica agricola, dando così vita alla Conferenza nazionale dell'agricoltura e dello sviluppo rurale, solennemente annunciata nel 2007 e poi lasciata cadere.