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Per il neo Ministro Gianfranco Galan la sfida non sarà facile. Il confronto non è più solo con l'immagine da presenzialista totalizzante del 'non amato” predecessore Luca Zaia. Col quale polemizza persino sui titoli di commendatore raccomandati durante la permanenza al Ministero o smonta le istituzioni attivate (come Buonitalia). Nel confronto tutto interno al centrodestra per la leadership politica al nord, il nuovo titolare delle Politiche agricole si trova infatti di fronte a un inedito 'asse” leghista che collega Torino, Milano, Venezia e Trieste. Nelle quattro regioni ci sono infatti altrettanti assessori regionali che danno una bella pennellata di verde alla mappa delle istituzioni agricole italiane.

Nessuno di loro critica l'operato del Governo, ma è indubbio che l'appartenere a uno stesso partito (che non ama Galan) fa di questo quartetto un nucleo duro con cui (se i leghisti confermeranno con coerenza la volontà di trovare punti d'intesa fra colleghi 'verdi”) il Ministro dovrà necessariamente confrontarsi e venire a patti.

La cosa potrebbe aver effetti importanti per il futuro della filiera agroalimentare del nord (e a cascata di quella di tutto il Paese) perchè molte politiche concrete in agricoltura si decidono fra Bruxelles e la dimensione regionale, che finora non ha mai avuto grande forza di contrattazione per le divisioni esistenti. Se a ciò si aggiunge che la Lega è di fatto l'unico partito capace di dare indicazioni precise ai suoi amministratori, ci si può aspettare che, a differenza del passato, Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia (l'ordine è solo da ovest ad est) procedano ora a ranghi compatti, e non più in ordine sparso come sempre fatto. Questo almeno sulla carta. E per il bene di tutto il sistema ci piace tifare per questa ipotesi, che nulla ha a che spartire con la simpatia o meno che si può avere per la Lega e le sue proposte.

Nei contatti che 'Italia a Tavola” ha avuto con i quattro assessori regionali leghisti è emersa evidente la scelta condivisa da tutti di puntare su obiettivi come identità, tipicità e territorio. Giusto ciò che la gran parte della filiera agroalimentare vorrebbe si potesse concretizzare e che da semrpe noi auspichiamo. C'è in tutti anche l'impegno a un confronto serrato con tutte le associazioni e gli interlocutori del settore. E questo è il punto su cui gli uomini della Lega dovranno dimostarsi all'altezza della sfida. Indulgere in un rapporto preferenziale con la sola Coldiretti (come impostato da Zaia) potrebbe rivelarsi un boomerang se alle piccole imprese agricole non verrano offerte concrete possibilità di crescere dimensionalmente dotandosi di servizi essenziali per garantire tracciabilità e sicurezza alimentare. Pensare che lo slogan 'Km zero” risolva tutto sarebbe un grave errore, anche se commesso con il comprensibile scopo di creare un asse politico elettorale come ai tempi in cui la Dc rappresentava, attraverso i coldiretti, la maggioranza del mondo agricolo.

L'agrolimentare italiano ha bisogno di rafforzarsi e lanciare la sfida alla globalizzazione e agli Ogm in termini di modernità e con il concorso di tutto. Dai piccoli produttori ai cuochi. E su questo piano speriamo di porter valutare l'efficace del poker di assessori regionali che oggi la Lega può mettere sul banco.

Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net



Le interviste ai quattro assessori regionali all'Agricoltura:
Piemonte agricolo, Sacchetto: «Più sostegno, meno burocrazia»
Lombardia, Giulio De Capitani: Identità, tipicità e territorio
Manzato: L'agricoltura è identità Contro la crisi bisogna tener duro
Violino ha un sogno: sdoganare l'originale 'tipicamente friulano”

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