Agricoltura, cresce la produzione ma non il reddito dei lavoratori
Il reddito degli agricoltori italiani è diminuito del 20,6%, un dato decisamente più grave di quello medio dei colleghi europei che è calato dell’11,6%. Il motivo è il continuo peggioramento della ragione di scambio. Per Confagricoltura bisogna rilanciare l’export agroalimentare con regole condivise

Il reddito degli agricoltori italiani, secondo i dati diffusi oggi, 7 maggio 2010, dalla Commissione europea, nel 2009, è diminuito del 20,6%, decisamente di più di quello medio dei colleghi europei che è calato dell'11,6%.
Anche la bilancia commerciale agroalimentare dell'Ue è peggiorata. Dal 2000 al 2008, secondo i dati del Wto, il saldo negativo, già per 23 miliardi di dollari Usa, è praticamente raddoppiato. Le esportazioni sono cresciute - anche manifestando un certo dinamismo competitivo, di cui l'Italia è sicuramente coprotagonista - ma le importazioni sono aumentate più velocemente.
Sono questi i dati messi in evidenza da Confagricoltura nel corso dell'incontro con il commissario europeo al Commercio, Karel De Gucht, e il viceministro allo Sviluppo economico con delega al commercio estero, Adolfo Urso.
«Non chiediamo un ritorno ai dazi - ha sottolineato Confagricoltura - perché riteniamo che l'apertura delle frontiere costituisca sia una sfida che una chance per il nostro agroalimentare; ma dobbiamo farlo con regole condivise».
Nello stallo del Doha Round, Confagricoltura appoggia la strategia scelta dall'Ue per gli accordi bilaterali, a patto che favoriscano effettivamente il nostro export, rimuovendo gli ostacoli tariffari e non tariffari alle nostre merci, e che consentano di introdurre più facilmente quelle regole di tracciabilità, trasparenza e parità delle norme tecniche di produzione, magari da estendere poi a livello multilaterale.
Sul Doha Round, invece, atteso che l'Unione europea ha già ampiamente garantito notevoli concessioni sul capitolo agricolo, Confagricoltura chiede che la strategia comunitaria prenda in considerazione due aspetti.
Il primo che il Wto non sia la sede dove discutere solo di riduzione delle tariffe e dei sostegni all'agricoltura, ma anche di condivisione delle regole degli scambi, dagli standard di produzione alla tracciabilità. Il secondo che a Ginevra, tra le misure di politica interna a favore degli agricoltori, l'Europa proponga, tra gli interventi ammissibili, l'attivazione di strumenti per fronteggiare le crisi di mercato, frutto anche della maggiore integrazione degli scambi e della conseguente volatilità di domanda ed offerta, quindi delle quotazioni.
Evoluzione dell'import-export agroalimentare dell'Ue-27
(elaborazione Confagricoltura su dati Wto)

Più positivi i dati sulla produzione agricola. Sulla base delle stime tendenziali Ismea realizzate tenendo conto delle intenzioni di semine, dei dati delle macellazioni, delle consegne del latte, ecc. nel primo trimestre di quest'anno ci sarebbe stata una ripresa della produzione.
Il recupero della produzione agricola totale è previsto da Ismea nell'ordine del 2% rispetto al trimestre precedente.
Nonostante gli sforzi posti in essere dalle imprese, che hanno permesso di riavviare la crescita su base congiunturale della produzione e del valore aggiunto (+2,5% sempre rispetto al trimestre precedente), resta ora da vedere se si riuscirà a recuperare il gap accumulato negli anni passati in termini di reddito degli agricoltori italiani che nel solo 2009 è calato significativamente. Il motivo è il continuo peggioramento della ragione di scambio. Nel primo trimestre 2010 i prezzi all'origine dei prodotti agricoli e i costi sono rimangono stabili rispetto al trimestre precedente. Ma rispetto all'analogo trimestre del 2009 i prezzi agricoli sono diminuiti di ben il 7% a fronte, come conferma Ismea, di una flessione 'meno marcata dei costi” (-2%) che peggiora inevitabilmente la redditività. Una tendenza che va ribaltata.
L'agricoltura continua a essere in estremo affanno, situazione che preoccupa la filiera agroalimentare nel suo complesso, come è stato testimoniato dai rappresentanti del mondo dell'industria alimentare, della distribuzione, della cooperazione, del lavoro nella riunione del Comitato Direttivo di confagricoltura di ieri, 7 maggio).
«Il settore primario è il volano della filiera. Obiettivo principale deve essere - ha sottolineato Confagricoltura - quello della redditività delle imprese agricole e della filiera, se non vogliamo perdere uno sei settori fondamentali del 'made in Italy”».

