ROMA - Hanno agito fortemente sulla leva dei prezzi e con una diminuzione dell'8,8% sono riusciti a contenere le perdite durante lo scorso anno. Ecco quanto hanno fatto gli alberghi del Belpaese per cercare di contrastare gli effetti della congiuntura. è un dato emblematico quello presentato dal rapporto Unioncamere-Isnart nel corso della 'Giornata dell'Economia 2010” tenuta lo scorso 6 maggio a Roma. Un appuntamento che è servito a delineare strategie e risultati ottenuti dal mondo del turismo in questi ultimi, difficili, mesi.

La leva dei prezzi, dicevamo. Un modus operandi che ha permesso di mantenere alta la capacità di attrazione delle mete italiane, ma che ha inciso pesantemente sul fatturato delle imprese, con una perdita stimata pari all'11%. Vediamo come. Complessivamente gli italiani hanno svolto nel corso del 2009 94,2 milioni di vacanze (+0,8% rispetto al 2008), dimostrando però un cambiamento nei propri comportamenti, ormai molto influenzati dal fattore prezzo. Ecco allora che si è fatto strada l'acquisto anticipato della vacanza sul web, grazie alle offerte al ribasso dei voli low cost; ci si è orientati sempre più alla ricerca della migliore occasione possibile (in termini di rapporto qualità/costo), offerta dagli agenti di viaggio; si sono attese le offerte last minute.

Per definire le dimensioni dell'impatto economico che il turismo produce sul territorio nel suo complesso, bisogna poi comprendere quella consistente quota di turismo che, alloggiando in abitazioni private (le cosiddette seconde case), oggi non entra nei conteggi delle statistiche ufficiali. Dall'elaborazione dei risultati dell'Osservatorio nazionale del Turismo di Unioncamere-Isnart si scopre come la stima delle presenze dovute al soggiorno nelle seconde case sia pari in Italia, nel 2009, a 502 milioni che, sommati agli oltre 358 milioni censiti negli esercizi ricettivi del Belpaese, porta le presenze turistiche a oltre 860 milioni.

A questi volumi corrispondono consumi pari a 48,5 miliardi di euro spesi dai vacanzieri ospiti nelle strutture ricettive, cui si aggiungono i circa 27,4 miliardi di euro dei turisti delle abitazioni private, per un totale di 75,9 miliardi di euro. Importante notare come solo il 48,2% di questi consumi va a beneficio di alberghi e ristoranti (36,6 miliardi di euro); ben 11,4 miliardi sono spesi in abbigliamento e calzature (pari al 15,1% del totale) e 10,2 miliardi in attività ricreative e culturali (13,4%).