Tra gusto, genuinità e saluteGli italiani mangiano per piacere
Dal 1950 c'è stata una rivoluzione nell'alimentazione nel Belpaese. Secondo la ricerca Censis-Coldiretti il 37% non ha un rapporto salutista con il cibo; 21 milioni di italiani mangiano pasta tutti i giorni, 1 su 4 risparmia sulla frutta e 8 su 10 preferiscono lo spuntino all'eccesso fuori casa

ROMA - Il primo rapporto sulle abitudini alimentari degli italiani, presentato a Roma da Giuseppe De Rita (nella foto, terzo da sinistra) del Censis, da Sergio Marini (nella foto, secondo da sinistra) della Coldiretti, da Giorgio Calabrese (nella foto, a sinistra) dell'Onav e dal giornalista Paolo Massobrio (nella foto, a destra), fotografa l'italiano a tavola.
è un'indagine articolata sul pianeta cibo dal quale emerge sostanzialmente che l'italiano, nella sua dimensione soggettiva, mangia esclusivamente per il piacere di farlo, pur attento alla genuinità, alle qualità nutrizionali e alla salubrità degli alimenti. Anzi, 4 italiani su 10 confessano di voler mangiare più sano senza però riuscirci.
Sarebbe una «soggettività fisica, quasi carnale» secondo De Rita a guidare le scelte e tutto il resto avrebbe un effetto secondario. I meccanismi del cosiddetto politeismo alimentare prescinderebbero quindi dai buoni consigli dei medici, dagli input dei media o dalle sane tradizioni familiari: quasi una sconfitta della razionalità.
«Sono solo stimoli - ha detto De Rita - una specie di tastiera su cui ognuno sceglie liberamente di muoversi». è un comportamento dagli effetti anche sorprendenti. Chi compra prodotti Dop o Igt - secondo il rapporto - pur avendo grande attenzione alla qualità, acquista regolarmente anche cibi precotti e prodotti surgelati e ancora di più spesso riempie il carrello di scatolame.
Non solo, gli stessi prodotti vengono acquistati anche dagli affezionati al bio e persino i sostenitori del commercio equo e solidale sono assidui clienti dei marchi commerciali della Gdo, vanno volentieri al fast food e amano il kebab.

Una realtà complessa, segmentata, in cui al messaggio salutista si risponde con una logica alimentare propria. Più attenti sono gli anziani (40,3%) e i laureati (37%) anche se la maggioranza degli intervistati (62%) afferma di essere «molto informato sui valori nutrizionali degli alimenti». Poco meno del 19% dichiara invece di mangiare quello che può permettersi, tenuto conto del reddito e dei prezzi.
Quasi tutti amano mangiar fuori, per necessità di lavoro e soprattutto per convivialità, ed è proprio in queste occasioni che si sgarra allegramente.
In definitiva gli italiani mangiano di tutto, senza tabù, generando combinazioni soggettive di alimenti e anche di luoghi dove acquistarli, neutralizzando ogni ortodossia alimentare. E la crisi recente non ha fatto che rinforzare questa dinamica dei comportamenti sociali. «Non esiste il mondo che come il Grande Fratello indirizza i carrelli della spesa - recita il rapporto - ma esistono i consumatori che definiscono una propria specifica combinazione di alimenti e luoghi di acquisto, tanto da poter dire che il modello prevalente è un vero e proprio patchwork di azioni spesso contraddittorie».
Sull'importanza della conoscenza e dell'informazione su quello che arriva nel piatto si è soffermato Marini. «è un tema su cui c'è ancora molto da fare - ha detto - occorre responsabilmente lavorare in un paese come l'Italia che non può più permettersi di dare per scontata la qualità del cibo portato in tavola come avveniva nel passato quando gli effetti della globalizzazione non erano così rilevanti. La Coldiretti è impegnata nelle scuole, nelle piazze e nei mercati con il progetto Educazione alla Campagna per far conoscere i principi della sana alimentazione. Il 43% degli italiani sono sovrappeso e l'11% sono addiritturi obesi a cominciare dall'infanzia, e questo è un grave fattore di rischio per gravi malattie e con un costo per la collettività di 23 miliardi di euro l'anno per spesa farmaceuteica e ricoveri ospedalieri». La scienza, nella persona di Giorgio Calabrese, paladino da sempre della moderazione a tavola, sostenitore delle iniziative Coldiretti, nonché Personaggio dell'anno secondo un sondaggio del nostro giornale, ha confermato gli effetti devastanti di un'alimentazione sbagliata. «Dobbiamo limitare il numero eccessivo di calorie ingerite -ha detto- e fare più movimento, e devono farlo soprattutto le categorie più a rischio come i bambini e gli anziani, se vogliono conquistare il traguardo della longevità. Ci sono troppi computer e troppe auto, devono cambiare gli stili di vita».
Profondi i mutamenti dal dopoguerra ad oggi nella dieta degli italiani: dagli anni del pollo solo alla domenica, il consumo di carne è cresciuto del 300% , è diminuito il consumo di pane e pasta ed è aumentato quello di frutta e verdura. Le chilocalorie consumate mediamente al giorno dagli italiani sono il 56% in più (2.281 nel 1950, 3.685 oggi) mentre è in netta diminuzione nello stesso periodo l'incidenza della spesa alimentare: dal 45 al 15%.
Sensibile anche il calo della quantità di vino pro capite: negli anni 50 oltre 100 litri, oggi non più di 28, ma in compenso la tendenza è alla qualità. «Guai a chi demonizza il vino che va comunque consumato moderatamente - ha ammonito Calabrese - delle stragi sulle strade e dello sballo del sabato sera sono responsabili i superalcolici, il cui consumo è triplicato negli ultimi anni».
Tanti gli aspetti fotografati dal rapporto Censis Coldiretti: due italiani su tre non rinunciano allo spuntino, mattutino o pomeridiano, e sono soprattutto giovani, donne, single e residenti al sud e nelle isole, che scelgono brioche, cracker, merendine e yogurt. I pranzi non sono molto diversi dalle cene e contemplano quasi sempre la pasta e per 2,1 milioni di italiani persino due volte al giorno. Le uniche differenze con i pasti dei giorni i festa e delle ricorrenze riguardano il vino e i dolci.
La spesa - un altro dato interessante - è sempre donna. Viene fatta in genere una volta alla settimana e nonostante la grande attenzione ai mercati rionali, ai farmer's market e agli acquisti diretti è la Gdo che fa la parte del leone con il 70% del totale. Si guarda però sempre più alle etichette, alla genuinità e alla convenienza.
Questo primo rapporto sui consumi, realizzato dal punto di vista più antropologico che nutrizionale - come ha precisato De Rita - mette in risalto l'assoluta soggettività degli intervistati, in una società già ad alta individualità come la nostra. Ma quale saranno gli scenari futuri in un campo tanto delicato per la salute e dagli importanti risvolti economici? Marini si dichiara soddisfatto del risultato raggiunto e ottimista sulle prospettive future. «Dal rapporto - ha detto - emerge un consumatore attento anche se individualista e la sua filosofia di consumo non viene necessariamente messa in discussione dalle scelte effettive. è innegabile che rispetto al passato abbia fatto molti passi avanti. Per esempio se dice di voler mangiare meglio ma non ci riesce ci dà già un segnale forte. E neppure il fatto che ama sempre più il kebab o mangia volentieri etnico, a scapito dei prodotti italiani ci preoccupa: l'importante è che sia garantita la sicurezza degli alimenti, prima ancora della scelta delle materie prime. è giusto che esse vengano dall'estero, come noi pretendiamo che in un ristorante italiano di Londra si adoperino ingredienti made in Italy. Questo rapporto è una foto dell'attuale, e come tale destinato a cambiare nel tempo. è un'iniziativa utile, ma che dovrà essere ripetuta con l'impegno di tutti, a cominciare dall'informazione. Ma è soprattutto della politica il compito di affrontare i nodi cronici della nostra produzione agricola».

