Il Governo argentino frena sull'import di prodotti alimentari europei
Pasta italiana e altri prodotti agroalimentari europei sono nel mirino del Governo dell’Argentina, che intende frenare le importazioni. La ragione della decisione sarebbe proteggere l’industria nazionale da un’eventuale “invasione” di prodotti esteri, approfittando anche della debolezza dell’euro
Pasta e prosciutto crudo italiani, birra tedesca, olio di oliva spagnolo, cioccolata svizzera: sono alcuni dei prodotti sui quali il governo dell'Argentina intende frenare le importazioni, sostenendo che tali alimenti vengono elaborati anche nel Paese da industrie nazionali. La misura, che potrebbe entrare in vigore il 1° giugno, è stata resa nota dalla stampa locale, sulla base di quanto riferito a diverse catene di supermercati da Guillermo Moreno, il segretario al Commercio interno del Governo, che tiene sotto controllo con pugno di ferro l'andamento dei prezzi, con metodi molto criticati dall'industria locale e straniera. La ragione della decisione sarebbe proprio quella di proteggere l'industria nazionale da un'eventuale 'invasione” di prodotti esteri, tra l'altro dall'Europa, anche grazie alla debolezza dell'euro.Moreno, precisa la stampa, ha già incontrato i dirigenti di diversi supermercati, soprattutto quelli americani o europei, ai quali avrebbe ammonito sull'intenzione di Buenos Aires di bloccare l'arrivo di una serie di alimenti. Ormai da tempo, le importazioni dei paesi Ue in Argentina incontrano molte difficoltà in diversi settori (dall'alta moda ai componenti auto e i beni capitali), a causa di misure quali l'appesantimento delle barriere non tariffarie e della normativa doganale.
A questo proposito riportiamo di seguito l'intervento di Rosario Scarpato.
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Un discusso Ministro argentino si è svegliato in una delle mattine della scorsa settimana e ha decretato che dal 1° giugno nel suo Paese non deve entrare più pasta italiana (e una serie di altri alimenti stranieri). Io vado spesso a Buenos Aires, da dove sto per ripartire tra poche ore, e la notizia in verità mi ha intristito più che indignato (chi si indigna più oggi?).
Non tanto per l'aspetto economico. La quantità di pasta che importa l'Argentina dall'Italia è risibile, non credo che arrivi a 1 milione di euro (tutte le importazioni alimentari dell'Argentina sono poco più di 700 milioni di euro). Anche a queste dimensioni, è vero, ci sarebbe da incazzarsi comunque, perché l'interscambio commerciale con l'Italia è di ben 500 milioni di euro a favore all'Argentina, senza contare che lì ci sono Fiat e Telecom che impiegano migliaia di dipendenti, che i pensionati italiani ci hanno rimesso miliardi di euro nei famosi bond spazzatura argentini, e che il Governo italiano ha investito altre centinaia di milioni di euro in aiuti economici e sociali. E si potrebbe continuare con i turisti italiani che ci vanno, ecc.La mia incazzatura è invece 'culturale”. La pasta italiana è l'ambasciatrice più efficace della cultura italiana. Come diceva Prezzolini, a livello culturale, fanno più Italia gli spaghetti che non Dante. Questo vale ancor di più in Argentina la cui storia l'hanno fatta in tanta parte gli italiani (e badate bene non come feroci colonizzatori ma come sfruttati emigranti) e dove vivono oltre 600mila argentini con passaporto italiano. C'è da sperare che qualche rappresentante diplomatico italiano per lo meno elevi una protesta formale, ma lo dubito.
PS: In Argentina, nel 2010, muoiono ancora di fame 3.000 bambini all'anno. Se si dimostrasse che misure populiste come queste servano a salvare una sola di quelle vite, ovviamente si accetterebbero senza battere ciglio.
Rosario Scarpato
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