Il sistema agroalimentare mondiale secondo l’“eroe” Carlo Petrini
Il fondatore e presidente del movimento Slow Food continua la sua battaglia contro coloro che nel corso del tempo hanno messo in ginocchio l’agricoltura italiana: terra stressata, fertilità rovinata, base sociale vilipesa. Il suo ultimo libro è intitolato “Come non farci mangiare dal cibo”
Carlo (Carlin) Petrini (nella foto) è nato a Bra (Cn) nel 1949. Ha studiato sociologia all'Università di Trento e ha fondato il movimento culturale Slow Food nel 1986, diventandone presidente. Gli sono state conferite tre lauree ad honorem: in Antropologia alla Suor Orsola Benincasa di Napoli, in Scienze umane nel New Hampshire (Usa) e in Scienze agrarie a Palermo. Come primo lavoro apre una libreria militante ad Alba (Cn). A Milano frequenta in quel periodo il ristorante Il Ratanà, dal soprannome del leggendario don Gervasini, 'el pret de Ratanà”, che fu un grandissimo personaggio d'anteguerra, guaritore e burbero benefattore dei poveri.Carlin Petrini è stato nominato dal Time 'eroe europeo” e inserito dal Guardian fra le 50 persone che potrebbero salvare il mondo. è ideatore di importanti manifestazioni, come 'Terra Madre”, raduno di migliaia di contadini e produttori di cibo dal mondo intero che si svolge in contemporanea con il Salone del gusto di Torino, un kolossal ormai concretissimo.
'Come non farci mangiare dal cibo” è anche il titolo del suo ultimo libro, scritto in collaborazione con Carlo Bogliotti e Paolo C. Conti. Già tradotto in francese, tedesco e coreano, edito da Giunti, è stato presentato recentemente alla Feltrinelli di Milano. Il libro offre «visioni, strategie e proposte per far fronte agli squilibri produttivi dal cibo, ambientali e sociali» presenti sulla Terra. Il tutto partendo da una constatazione da brividi: «Nel sistema agroalimentare industriale che domina il Pianeta il cibo è diventato una merce come tutte le altre, il cui prezzo è stabilito da regole di mercato disumane, senza badare alle qualità e senza rispettare chi le produce».Il sogno di Carlin Petrini è quello di un ribaltamento mondiale. Il cibo ci mangia perché mangia la Terra e le sue risorse. Ed è partendo dal cibo che «riusciamo a mettere insieme l'agricoltura - dice - i cambiamenti climatici, la sostenibilità, la nuova energia pulita. Mentre in America il nostro messaggio va alla grande, qui invece è ancora roba da 'Domenica In”. Il potere della distribuzione è in mano a pochi che strozzano le aziende, il latte pagato al produttore 27 centesimi al litro, il grano 10 euro al quintale, impossibile oggi fare agricoltura». Petrini se la prende anche con quelli che hanno messo in ginocchio l'agricoltura italiana: terra stressata, fertilità rovinata, base sociale vilipesa. E dalla politica non si sentono voci forti, alte, autorevoli con solo qualche eccezione come quella del ministro delle Politiche agricole Luca Zaia.

