ROMA - Nella Capitale è diventato ormai un fenomeno diffuso il consumo di semi di piante tropicali che provocano allucinazioni e che si comprano senza infrangere la legge. Si chiamano "smart drug" all'inglese o "bio-droghe" all'italiana. «Ma il prefisso bio serve solo a rendere più accattivante un prodotto che invece può essere pericolosissimo, soprattutto se associato all'alcol» spiega lo psicologo Stefano Benemeglio, presidente dell'onlus Accademia internazionale delle discipline analogiche.
 
Secondo un'indagine dell'onlus che divulga le discipline di Stefano Benemeglio è proprio a Roma che c'è la più alta concentrazione di "smart shop": il 10,26% del totale in Italia. Si tratta di negozi - con tanto di licenza - specializzati principalmente in semi di piante tropicali, ufficialmente in vendita per essere piantati e non ingeriti. Al secondo posto per numero di smart shop tra le città italiane si colloca Milano con il 4,49%, seguita da Torino con il 3,85% e da Bologna con il 3,21%. A livello regionale, invece, la graduatoria vede l'Emilia Romagna al primo posto con il 17,31%, seguita dal Lazio con il 13,46%, dalla Lombardia con il 12,82% e dal Piemonte con il 9,61%.
 
«I semi non andrebbero masticati ma tritati finemente e messi in acqua per circa 10 ore per permettere l´estrazione dell'Lsa» spiega Valentina, una paziente trentenne di Stefano Benemeglio che di professione fa l'attrice. «L´assunzione - spiega l'attrice - di solito si accompagna con un bicchiere di succo d'arancia o con un cucchiaino di zenzero fresco, per ridurre la nausea».
 
Quali sono gli effetti? «I semi hanno un effetto euforico e stimolante. Provocano una condizione simile al sogno in cui i colori, suoni e sensazioni divengono intensi. La durata di quest'esperienza è di circa 5 ore e una volta terminati gli effetti la sensazione finale è inizialmente di estremo relax, ma subito dopo subentra una forte depressione» racconta Valentina.
 
Ma attenzione perché questi prodotti possono essere molto pericolosi per la salute fisica e soprattutto per quella mentale. «Sono sostanze - spiega Stefano Benemeglio- che alterano le percezioni visive, uditive, tattili e temporali, proiettando l'individuo in una dimensione irreale ed esponendo la persona a rischi notevoli. L'alterazione della percezione dell'io può generare attacchi di panico: un soggetto può diventare aggressivo verso sé stesso e verso gli altri e può addirittura lanciarsi nel vuoto credendo di poter volare». E le conseguenze possono essere tragiche, come è già successo nel 2006 a Bari, dove un ragazzo ventenne dopo aver ingerito dei semi allucinogeni acquistati in uno smart shop si è gettato dalla finestra credendo di poter volare ed è morto.
 
Eppure gli smart shop proliferano e tra i prodotti in commercio c'è praticamente di tutto: dalle estasi vegetali alle bevande energetiche, dalla gomma da masticare con effetti meditativi narcotici ai biscotti a base di surrogati della canapa. E perfino miscele di canapa sativa commercializzata in Italia come deodorante per ambienti, sconsigliandone l'utilizzo per consumo umano.